di Raphael Ebgi

In una delle sette conferenze tenute al Teatro Coliseo di Buenos Aires, nel 1977, Borges evocò gli incanti e le stranezze della Qabbalah. Disse che questa disciplina si basa su un’idea vertiginosa: l’esistenza di un libro perfetto, sacro, capace di riflettere gli infiniti colori della parola di Dio, “cangiante come il piumaggio di un pavone”. Questo libro è la Torah, ossia i primi cinque testi dell’Antico Testamento, e i cabbalisti sono coloro che passano la vita a meditare su ogni sua sfumatura, in un perenne e silenzioso dialogo con il loro Dio, allo scopo di risalire al fuoco da cui tutto ha avuto origine.

Gershom Scholem è stato il più importante studioso, nel Novecento, di questa tradizione mistica. In opere tuttora fondamentali, ne ha descritto le dottrine e le correnti principali, dalle sue origini, tra maestri medievali della Provenza, fino agli sviluppi moderni, tra i chassidìm (i pii) in terra di Polonia e Ucraina. Adelphi annovera un buon numero di questi lavori nel suo catalogo. Ma il testo che l’editore pubblica ora con il titolo Cabbalisti cristiani, splendidamente curato da Saverio Campanini, è diverso dagli altri. Qui Scholem, nel breve spazio di tre saggi, ricostruisce le vie che hanno portato la Qabbalah al di fuori delle ristrette cerchie di sapienti che scrivevano in ebraico e aramaico, per entrare e agire nella storia dell’Europa cristiana.

Fu all’alba del Rinascimento italiano che questa vicenda fiorì, quando un giovane genio, Pico della Mirandola, mosso dalla sua immensa curiosità, decise di farsi tradurre in latino un’intera biblioteca di testi cabbalistici. Tra quelle pagine, Pico – e con lui la cultura europea –, incontrarono una compagnia di esotiche figure, tra cui spiccano Metatron, l’angelo-fanciullo di natura divina; le dieci sefirot, o aspetti di Dio, che sono le vesti di luce che il Signore indossò per mostrarsi al mondo; la Shekinah, l’elemento femminile che abita negli abissi del cielo.

Pico si convinse che in questi sogni cabbalistici venissero evocati gli stessi principi della rivelazione cristiana, dalla divinità del Messia alla Trinità. Alcuni prima di lui, perlopiù ebrei convertiti, avevano intuito qualcosa di simile, giungendo a trasformare i cabbalisti in testimoni inconsapevoli, o in presunti propagandisti di verità cristiane. Nessuno però si era spinto a sostenere apertamente che la Qabbalah, in fin dei conti, non fosse che un cristianesimo in vesti ebraiche.

Le intuizioni di Pico non caddero nel vuoto; anzi, ebbero tanta fortuna da far nascere una disciplina che andrà sotto il nome di Qabbalah cristiana, destinata a esercitare un profondo fascino su molti: dal giurista e umanista Johannes Reuchlin, che Scholem riteneva “l’uomo che quasi cinquecento anni fa ha fatto nascere la scienza dell’ebraismo in Europa”, e di cui si sentiva “una sorta di reincarnazione”, al matematico e filosofo Leibniz, dai grandi nomi dell’idealismo tedesco, Schelling su tutti, fino a poeti visionari del calibro di William Blake. Per alcuni, la Qabbalah si trasformerà in una forma mascherata di ateismo, una variante della dottrina del Dio-Natura di Spinoza; per altri si legherà in modo quasi inconfondibile alla sfera della magia – un esempio eloquente è l’Opus Mago-Cabalisticum di Georg von Welling, opera che Goethe aveva sullo scrittoio mentre componeva il Faust.

Scholem traccia con maestria la storia di questo incontro tra cultura europea ed esoterismo ebraico, distinguendone le varie fasi, e delineando il profilo dei suoi protagonisti – una storia che di fatto non è conclusa, e che anzi prosegue e si irinnova nel mondo contemporaneo. Basti pensare alle straordinarie suggestioni cabbalistiche che hanno ispirato diverse opere d’arte di Anselm Kiefer. Leggere Cabbalisti cristiani permette così di orientarsi in sentieri poco noti, ma ancora aperti e ricchissimi di suggestioni della tradizione occidentale. E diventare familiari con una delle sue anime segrete.

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A chiudere il volume è un ampio saggio di Campanini, dove viene ricostruito il contesto in cui i tre scritti di Scholem furono pensati e composti, e dove si getta luce sul suo complesso rapporto con i grandi cabbalisti cristiani. Scopriamo che Scholem, pur avendone studiato sin da giovane, e con passione, le opere, finì per maturare una persuasione ben diversa dalla loro, e cioè che la Qabbalah non contenesse elementi di conferma del cristianesimo, ma fosse un fenomeno autenticamente ebraico, e persino il “fattore decisivo e il motore segreto della sopravvivenza degli ebrei di fronte a durissime persecuzioni”. Ricostruire le origini della Qabbalah cristiana, districando l’abbraccio tra profano e autentico che si trova alla sua base, sarebbe stato per lui, in fondo, un ulteriore modo, forse il più persuasivo, di dimostrare questo assunto.

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Raphael Ebgi è professore associato di Storia della Filosofia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Esperto di Umanesimo e di Rinascimento, e di incontro tra cultura europea e mistica ebraica, ha curato per i Millenni Einaudi i volumi Giovanni Pico della Mirandola. Mito, magia, qabbalah (con Giulio Busi, 2014), Umanisti italiani. Pensiero e destino (con Massimo Cacciari, 2016) e Marsilio Ficino. Anima Mundi: scritti filosofici (2021). Per le Edizioni della Normale ha pubblicato Voluptas. La filosofia del piacere nel giovane Marsilio Ficino (2019), e per l’editore il Mulino: Sette. Le avventure di un simbolo (2024). A settembre uscirà il suo ultimo libro: Il giovane meraviglioso. Vita di Pico della Mirandola (Einaudi, collana degli Struzzi, nuova serie).

 

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