di Viola Valéry
Ho saltato a pié pari la fase emo quando ero ragazzina, e da quel momento in ogni cosa che ho fatto ho prediletto la luce all’oscurità. Non ho mai subito il fascino dell’amore triste o dell’amore doloroso. Non sono un’appassionata di anime, di videogame e di horror, sono quindi estranea all’immaginario, che almeno da un punto di vista estetico e culturale, è il principale tra quelli che Matteo Grilli disegna in Muori Romantica, edito Effequ.
Questa è una delle ragioni per le quali ho goduto della lettura di questo Manifesto EMO: appagare la semplice curiosità di approfondire i codici, gli archetipi, i testi sacri e i giocattoli, di un universo che non è il mio, descritto da qualcuno che ne fa parte.
Un’altra ragione per la quale ve ne parlo è che Muori Romantica arriva forte e chiaro a chiunque abbia vissuto IL primo amore e non si sia più ripreso. Secondo uno studio della Stony Brook University di New York, il primo amore è difficile da dimenticare perché il nostro cervello registra l’esperienza come un trauma. La parola amore è la più ricorrente nel romanzo, appare ripetuta alla fine dei pensieri dei personaggi come una scarica di pugni o i raggi di una luce stroboscopica. Grilli parla di eternità e della fine delle cose, e queste sono cose comprensibili a tutti, che si ascoltino i My Chemical Romance o meno.
C’è poi il fatto che Matteo Grilli sia stato tra i primi scrittori a creare un universo letterario e una lingua su Facebook, sulla sua pagina “Pagliare” e tra i primi a prendere quel particolare tipo di scrittura e a portarla sulla carta stampata per farne dei romanzi, almeno in Italia. Anche lui come Alessandro Gori, conosciuto come “Lo Sgargabonzi” (un altro che nel paese si è fatto conoscere prima online che in libreria) ha più volte ribadito in interviste e interventi che “Uno scrittore di Facebook”, è uno scrittore, punto e basta, anche se la sua lingua si è formata in contesto ricco di lingue e codici stilistici e umoristici che sono i social, e quindi non è necessariamente accessibile a tutti (ma nemmeno Ulisse di Joyce era accessibile a tutti se ci si pensa). In particolare lo stile letterario di Grilli è, in parte, assimilabile allo shitposting o textposting- forse un giorno gli verrà dato un altro nome-, uno stile che permette di andare al cuore delle cose, sviando da strade già percorse, trascendendo le retoriche tradizionali dei generi e le loro bugie. È una lingua fatta di espressioni orali e dialettali, gergo di internet, tecnicismi, parolacce, lessico forbito; è una lingua umoristica, ma l’obiettivo di chi la usa è soprattutto quello di essere sinceri, di esprimere un pensiero in modo onesto e un po’ spiazzante rispetto al flusso ordinario di status sui social a cui siamo abituati. Lo shitposter predilige l’osservazione casuale al pippone sulla politica, il suo “take me back to” non è associato alla foto vacanza in Grecia dell’anno prima, bensì a un ricordo iper specifico della propria infanzia, e così via.
Da dove era venuta? Bho
Perchè era lì? Bho
Il solito momento in cui appare il mostro e il protagonista fa ODDIO COSA SEI CHE CI FAI QUI è solo un espediente narrativo scemo e inverosimile, non tutti reagiscono così. Tipo, Celeste quando ha visto la creatura e ha sentito il suo calore ha immediatamente avvertito che non era una minaccia. E, dentro di lei ha pensato finalmente cazzo, sto impazzendo.
I personaggi nascono e si muovono nell’area di Ascoli Piceno, dove l’autore stesso è nato e cresciuto. È una zona grigia, di quelle che si dice generino mostri, una frazione di provincia in cui draghi e spettri e benzinai che parlano solo in dialetto convivono da secoli, tagliati dal resto del mondo. Siamo a Pagliare del Tronto, che Grilli ci ha fatto conoscere sulla sua omonima pagina Facebook, “Sono a due ore da pagliare e sento già i suoi tentacoli che mi toccano le caviglie” ; siamo nel “Pozzo”, la “Derry” di It di Stephen King, ma nelle Marche, centro di Crocevia di Punti Morti, il suo primo romanzo.
In Crocevia di Punti Morti la protagonista Celeste parlava della “casa dei matti”, uno di quei luoghi del paese che da ragazzini appaiono come mitologici, “il centro di recupero per ragazzi del Pozzo affetti da disturbi mentali”, uno spazio liminale ai confini della città, solo immaginato perché nessuno ci ha mai messo piede. Muori Romantica invece si svolge proprio lì dentro, nel “condominio”, un ecomostro sull’autostrada, e Celeste stavolta è una dei suoi pazienti. In Crocevia di Punti Morti, delle forze oscure si liberano nel Pozzo, e i protagonisti ritornano in città perché richiamati da quelle forze, dopo una serie di avventure rocambolesche; In Muori romantica invece si passa dall’azione all’introspezione. I protagonisti sono lasciati soli con quel che hanno dentro, i mostri sono sempre più vicini, e il ritorno c’è sempre come movimento, ma solo come ricordo del passato che li attanaglia mentre sono rinchiusi in quelle stanze spoglie ed asettiche. Celeste, “filosofa fallita, convertita a giornalista e saggista”, eterna insoddisfatta, malata di videogame, e Nikki, persona fluida, leggenda dei discord più oscuri, hacker geniale, sono stati mandati nel condominio perché sentivano troppo. Troppo amore e quindi troppo dolore. Il palazzo per loro sembra essere più un nido sicuro che una prigione, un ventre materno dove possono finalmente fuggire dalle responsabilità del mondo esterno. La cura che gli viene inflitta dai dottori del condominio, che non hanno né volto né nome, è quella di praticare ogni giorno quella che si potrebbe definire come “la loro passione”, scrivere per Celeste, fare musica per Nikki, ma farlo paradossalmente senza passione, freddamente, come i compiti per casa.
I personaggi sono travolti dalle emozioni, come se fossero dei bambini sulla trentina. Come nella tradizione manga cara all’autore, dove ogni sentimento esonda dalle espressioni e dai tratti facciali dei personaggi, le ferite dei protagonisti ancora sanguinano, le cicatrici che portano parlano dei loro amori passati, come i tagli che Celeste porta sul braccio a forma di : “XO, baci e abbracci, hopes and dreams”, effigie EMO per eccellenza. C’è una concezione cannibale, corporale dell’amore storicizzata dai testi delle canzoni emo e punk-rock col quale si apre ogni capitolo: “into the setting sun her love was a vampire” recita una canzone dei page.99 che apre il capitolo “Non Tornare” , “I sew my body to yours/so i can see/the lovers in the front row/ and all the ghosts in the backseat”, una canzone dei The Chariot, per il capitolo “Non dimenticarmi/ Non perdonarmi”. Grilli ricerca l’amore allo stato materico. I suoi personaggi ne hanno bisogno come si ha bisogno dell’aria:
Incredibile quanto sia desiderabile essere toccati da qualcuno, e quanto il tuo stupido corpo di merda esulti nel momento in cui il tocco ti ricompone, ti accoglie, il calore di una promessa stupenda ed eterna e incredibile di essere accolta ti porta a spalancarti e poi ne vuoi ancora. E poi il tocco non basta più, gli occhi non bastano più, le promesse non sono mai bastate e quindi si riparte con le lame e forse ora sentiremo qualcosa Celeste, sentiremo AMORE con la forza di cinquecento buchi neri e duemila soli AMORE AMORE AMORE AMORE AMORE.
L’unico inflessibile alle emozioni è Connor, “il tizio con il nome di un personaggio di un horror scrauso”, “metà americano meta marchigiano”, conosciuto come “il guardiano” perché è l’unico capace di “spegnere i mostri”. I mostri sono delle creature nate da delle uova di drago che vengono tenute nelle fondamenta del condominio dai dottori per sfruttare il loro potere, ovvero quello di succhiare le emozioni, nutrirsi d’amore. Connor può ucciderle, nel modo più splatter possibile, perché ha rinunciato al suo cuore. Anche per lui era un peso insostenibile. Anche lui come gli altri ha perso il suo amore, in modo poco eclatante, piuttosto banalmente, è finito:
Che cazzo volevi Connor, da una storia d’amore del liceo, l’eternità spillata sulla tua faccia dopo l’ora di Fisica? La vostra forza in quegli anni, vi faceva sentire come gli unici innamorati di tutto il porcodiaz di liceo classico. Nella fortezza al centro della città più nera d’Italia, il vostro amore era una lama nel cuore di Ascoli Piceno. Un universo di discorsi, di baci così disgustosi e neri che la gente non vi guardava con ammirazione, ma con paura, desiderio, e un’altra cosa segreta.
Prendiamo questa espressione, “un’altra cosa segreta”. è uno dei meme, o meglio dei phrasal template (così vengono chiamati i meme puramente testuali), più esoterici e misteriosi in circolazione sul web. Se dovessimo trovare “l’altra cosa segreta” di questo romanzo, sarebbe forse questa sensazione calda e fredda, quel trasporto verso il passato, la ferita data dalla consapevolezza che le cose non sono eterne, e il non saperlo accettare.
Vorrei vivere sottoterra con solo una musica che mi culla ed è la musica di quando correvo io per strada e di quando nel 2007 riuscivo a provare emozioni di cristallo e carne, di repulsione e voglia, quando la mia immaginazione era ancora viva il mio spirito ancora intatto e potevo creare potevo sognare mentre tornavo a casa all’alba mezza fatta sbronza fracica e attorno c’era la neve e io potevo avere tutto e amare tutto e no basta mi fa male aiuto mi fa male male male male.
Sarebbe limitante ascrivere questo romanzo esclusivamente alle estetiche ed ai totem del web e dei social, perché Grilli manipola registri e immaginari diversi, però è opportuno portare alla luce delle emozioni qui descritte, che sono un canto generazionale. O meglio, sono emozioni che esistono da sempre ma che la generazione a cui appartiene l’autore ha saputo racchiudere in una forma distinta.
Poco tempo fa su Facebook girava un video-meme che rappresenta doge dog intento a mangiare i cereali di fronte al tg di Canale 5 in quella che sembra una tipica cucina italiana della classe media. Esiste anche una versione in cui lo shiba-inu superstar dell’universo memetico guarda Italia 1, nella sua cameretta, sta per iniziare un film e la sigla è quella di “Cinema Uno”. “Ho deciso che è il 2006” scrive chi l’ha postato, e quel cane rappresenta tutti noi all’epoca. Questo video come tanti altri è una delle manifestazioni dell’ Amarcord collettivo portato avanti da scrittori, memer, e shitposter su Facebook e altri social network, qualcosa più grande di una semplice tendenza. È un grande gioco di scrittura creativa che consiste nel ricordare qualcosa della propria infanzia, anche ricordi sgradevoli, soprattutto banali, avvenuti tra la fine degli anni 90 e gli anni 2000, e poi dirsi che non lo sapevamo allora, mentre vivevamo quel momento, ma eravamo felici, sicuramente più felici di adesso.
In un vecchio post di Grilli ad esempio, si ricorda il momento in cui si è masturbato per la prima volta, quando aveva 14 anni sul divano, e di come a sua volta quel momento gli aveva ricordato di un giorno in cui delirava per la febbre a 6 anni, sempre su quel divano. Lo definisce “il momento in cui ho capito che il tempo e la distanza erano due concetti fragili” e dice “mi sentivo vuoto triste felice malinconico insieme” e “credevo di morire che giornata strana ma preziosa”.
Questo tipo di “ricordo del ricordo”, questo tipo di nostalgia, è incarnata alla perfezione dal movimento vaporwave descritto da Valentina Tanni nel suo saggio “Exit Reality” edito NERO, uscito a pochi giorni di distanza da Muori Romantica, a ottobre 2023. Parlando dei sentimenti che compongono questa estetica nata su internet dice: “La nostalgia non esprime soltanto un generico desiderio di ritorno, dunque, ma l’ambizione di trascendere i limiti dello spazio e del tempo”. Tanni menziona: “Le sonorità nostalgiche e fantasmatiche della musica vaporwave, l’orrore silenzioso e confortante degli spazi liminali, l’ossessione per la stimolazione sensoriale dell’ASMR e dei video ambience, le pratiche pseudo magiche del reality shifting e dei rituali memetici” tutti elementi e atmosfere presenti nel romanzo. Tanni ci spiega che “vaporwave” è una variazione di “vaporware” un’ espressione che indica un prodotto che viene annunciato ma mai effettivamente messo sul mercato: un oggetto che resta un’idea, letteralmente “una promessa non mantenuta”.
Ecco, Grilli descrive con lucidità la sensazione molto diffusa oggigiorno di essere stati traditi. Tra le righe, ci parla di un’epoca, quella contemporanea, in cui si spera di ammalarsi per potersi rinchiudere in casa e fermarsi un attimo, “e vai di cartoni animati del mattino come se fosse il maledetto 1996”, di un mondo che ha sotterrato l’amore sotto strati di cinismo e disincanto. Ma la soluzione, se ce n’è una, ed è qui che Muori Romantica diventa romanzo di formazione, non è quella di fossilizzarsi su un mondo e su un’idea di amore ideale, ma darci la possibilità di far evolvere il nostro modo di amare. La soluzione non è soccombere sotto il peso di quella nostalgia, diventare apatici, ma ritrovare la persa spontaneità, l’antico calore, e permettergli di guidarci in questo oggi oscuro.
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