“Chi sono le persone che odiamo? E quelle di cui abbiamo paura? Chi sono davvero le persone che amiamo? L’unica cosa certa era che aveva bisogno di dormire ancora, se voleva uscire indenne da quella notte.”
In queste domande, che Fabio Bacà pone tanto al suo protagonista quanto al lettore, si sostanzia gran parte dell’anima del suo ultimo romanzo, Nova. Bacà ha esordito nel 2019 con Benevolenza Cosmica, pubblicato da Adelphi, dove raccontava la singolare vicenda di Kurt O’Reilly, dirigente di un istituto di statistica londinese perseguitato dalla buona sorte, giocando con l’ironia su temi sensibili come il destino e la morte. Temi che, in un certo senso, ritornano anche in Nova, dove tra le prime cose che scopriamo del protagonista, Davide, c’è proprio il pensiero ricorrente della morte, a ogni risveglio.
“Succede poco dopo le sei. Apre gli occhi, recupera il minimo di nitore intellettivo necessario ad affrontare la prospettiva del nulla eterno, e si mette a fissare il soffitto.” E qui siamo già dentro la storia. Perché allora Davide sono io, e lo sei anche tu. È l’eroe del quotidiano, l’uomo che riflette sull’esistenza e sulla finitezza. Ma Davide è anche un semplice borghese di provincia: neurochirurgo sposato con la bella logopedista Barbara, vegana e in preda all’ansia per l’avvicinarsi dei quarant’anni, padre di Tommaso, adolescente con la fissa per lo spazio, vive in una villetta fuori le mura di Lucca con tanto di cane e gatti domestici dai nomi bizzarri.
Davide è una persona mite e conduce una vita tranquilla, increspata giusto da piccole difficoltà al lavoro con il suo superiore, il dottor Martinelli, e dal vicino rumoroso, proprietario di un locale notturno che turba la pace del quartiere. Insomma, la tipica persona che attutisce i colpi della vita, che si piega ma non si spezza. Poi un giorno la violenza fa capolino nella sua vita, e qualcosa alla fine si spezza. Una violenza che si manifesta indiretta e ambivalente, quando un ubriacone nel ristorante in cui Davide è appena entrato per raggiungere figlio e moglie tenta un approccio insistente con quest’ultima e viene bloccato in stile Kenshiro da uno sconosciuto, mentre Davide assiste alla scena dall’ingresso del locale, paralizzato dalla paura e da un’epifania: la violenza esiste davvero, e può toccare anche lui e le persone a lui care.
L’enigmatico sconosciuto si chiama Diego e diventerà per il protagonista una sorta di Virgilio nella sua discesa agli inferi, nel mettere in prospettiva se stesso e gli altri con una rinnovata visione del mondo. Una visione che pondera la violenza, un tempo ripudiata, come parte integrante della vita. Cos’è, di preciso, questo nuovo potere che Davide sta scoprendo? E qual è il limite – se c’è – da non oltrepassare? Bacà ci lascia più domande che risposte, ma ha il coraggio di riflettere su una verità scomoda, e cioè che accettare la violenza è forse l’unico modo per disinnescarla.
In Nova il quotidiano diventa materia epica e spunto filosofico. Le quasi trecento pagine che compongono il romanzo volano grazie a una scrittura molto pulita, calibrata, colta ma mai pomposa o pedante. Un filo di ironia è sempre presente nella penna di Bacà, anche se meno marcato rispetto a Benevolenza Cosmica, così come un’atmosfera legata al fantastico che crea curve tra gli spigoli della realtà. Non è tangibile in un elemento preciso, eppure c’è.
Francesco Ventrella è nato a Modugno nel 1991, è cresciuto a Ravenna e attualmente vive e lavora a Milano. Si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna e ha conseguito il Master in Arti del racconto alla IULM. Giornalista e videomaker, scrive per Esquire e lavora come visual editor per Hearst Italia. Su Medium: https://francesco-vntr.medium.com/
