Andrea è una personaggia di cui si sente molto la mancanza quando si chiude il romanzo di cui è protagonista, per giorni aleggia tra le cose del quotidiano e la domanda che sorge ogni tanto è “Come se la caverà ora?” o “D’ora in poi che farà?”. Come se la caverà e che farà perché Andrea fa, agisce, e gli eventi li subisce non da inerme ma trascinandosi a pensare, a mediare, anche a farsi sconfiggere dal suo male di vivere. Il romanzo è Nada della scrittrice spagnola Carmen Laforet che con questo libro, a poco più di vent’anni, vince nel 1944 il Premio Nadal dando inizio a una lunga vita dedicata alla scrittura.
In Italia il libro viene tradotto e pubblicato da diversi editori, tra cui Einaudi nel 1967, e dall’ultima edizione nel 2004 viene dimenticato.

Pochi mesi fa, nel 2023, viene ripubblicato da Cliquot, casa editrice coraggiosa che si prefigge di scovare e riportare in vita i classici dimenticati, coperti dalla polvere dell’oblio, le belle opere che devono rivivere. E con esse i loro personaggi e le loro personagge, come Andrea.

La vicenda si svolge a Barcellona, in una Spagna da poco uscita dalla Guerra Civile, in cui ricostruzione, speranza, sogni e disillusioni spesso corrono sugli stessi binari. Più precisamente è una casa lo scenario in cui sono ambientate gran parte delle vicende del romanzo, una casa in calle de Aribau su cui la Storia è passata lasciando poche allegrie. Andrea ha 18 anni quando arriva in quella casa abitata da parenti, ci va per studiare all’università e ha pochissimi soldi ma tanti racconti su quell’abitazione e sulle persone che lì ci abitano. La prima pagina è già lo schianto di racconti e ricordi, speranze e proiezioni: arriva di notte e capisce subito che quel luogo, abitato dalla nonna e da zii e zie, è stato colpito dalla sfortuna: fatiscenza, sporcizia, polvere, miseria.

Caratteristiche, queste appena elencate, che non riguardano solo lo stato dell’appartamento ma anche dei suoi parenti che vi vivono in un continuo stato di guerriglia gli uni con gli altri, in preda a deragliamenti mentali chi in una direzione chi in un’altra, vittime e carnefici allo stesso tempo uno dell’altro per storie di cui nessuno saprà mai come sono realmente andate. Andrea, nella sua fame di vita e di affetti, trascorre un anno in questa casa e lo scorre sempre affamata, senza cibo e senza affetti. Andrea decide di resistere anche a queste intemperie, lei che già nei suoi primi diciotto anni ha subito molto, e vi resiste come può, cercando di non farsi trascinare dalle follie di quella casa, cercando di ragionare o ignorare, cercando di sopravvivere.

È anche l’anno del confronto con l’università e i compagni e le compagne di corso, un avvicendarsi di fatiche per lei senza i soldi per i libri, o per gli abiti, sempre senza cibo. Ma gli affetti nascono e scorrono, talvolta muoiono, per lei che affronta le persone in quanto persone, talora esponendosi a situazioni penose. E incontra Ena, compagna di corso, e con lei vede e vive un mondo nuovo, un mondo altro, fatto di ricchezza e affetti, di bellezza e anche di incomprensioni. Un percorso parallelo a quello con la figura della nonna, presenza quasi fantasma nella casa, di una magrezza quasi solida, che cerca sempre di capire e scusare tutti, vive e subisce le furie che tempestano la famiglia con il cuore in mano e il suo unico tozzo di pane per caso poggiato sul cuscino della nipote Andrea per sfamarla di nascosto. Una nonna che non può non amare ma che fa parte di una vita da cui deve affrancarsi.

Il male di vivere si affaccia prepotente in ognuna di queste vite, alcune marchiandole come strade chiuse di dolore, altre con in lontananza una via di scampo; in tutto questo Andrea costruisce con i suoi pensieri impalcature di auto educazione, di sopravvivenza, si dà gli insegnamenti da sola, ragionando sulla sua esistenza, insegnamenti che nessuno si prende la briga di darle, lo fa per riuscire a trovare un suo modo nel mondo. La stessa Ena, apparentemente in una posizione privilegiata, è in preda ai propri demoni ma sarà proprio lei a strapparla dalla convinzione che ogni esperienza umana si possa riassumere in una sola parola: niente, “nada”.

Lo sviluppo narrativo di Laforet non ci risparmia le asprezze e le atrocità che avvolgono la storia di tutti i personaggi che a loro volta sono avviluppati nelle ferocia della Storia; non fa sconti, la scrittrice, sulle responsabilità degli uomini come collettivo e come singoli, e di come queste responsabilità non prese in carico lascino allo sbando le persone.

Ma non scorda, Laforet, di tirare il filo rosso, dalla prima all’ultima facciata, della comprensione e della speranza umana.
Gli amanti delle prime edizioni possono trovare quella di questo libro esposta al piano terra del magnifico edificio dell’Istituto Cervantes di Madrid.

 

 

 

 

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a.toscano@minima.it

Anna Toscano vive a Venezia, insegna presso l’Università Ca’ Foscari e collabora con altre università. Un’ampia parte del suo lavoro è dedicato allo studio di autrici donne, da cui nascono articoli, libri, incontri, spettacoli, corsi, conferenze, curatele, tra cui Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza e Con amore e con amicizia, Lisetta Carmi, Electa 2023 e le antologie Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne vol. I e vol. II. Molto l’impegno per la sua città, sia partecipando a trasmissioni radio e tv, sia attraverso la scrittura e la fotografia, ultimi: 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire, con G. Montieri, 2023 e in The Passenger Venezia, 2023. Fa parte del direttivo della Società Italiana delle Letterate e del direttivo scientifico di Balthazar Journal; molte collaborazioni con testate e riviste, tra le altre minima&moralia, Doppiozero, Leggendaria, Artribune, Il Sole24 Ore. La sua sesta e ultima raccolta di poesie è Al buffet con la morte, 2018; liriche, racconti e saggi sono rintracciabili in riviste e antologie. Suoi scatti fotografici sono apparsi in guide, giornali, manifesti, copertine di libri, mostre personali e collettive. Varie le esperienze radiofoniche e teatrali. www.annatoscano.eu

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