«La prima arma che ho mai impugnato è stata la mano di mia madre».

Il razzismo, la schiavitù, le differenze che ancora esistono – e che certe volte invece di ridursi paiono ampliarsi – nel modo in cui vengono trattate le afroamericane e gli afroamericani, sono tra i grandi temi della letteratura nordamericana da sempre e lo stanno diventano sempre di più. Sembra che il saggio, la poesia, il racconto e il romanzo non possano escludere, da ciò che si intende raccontare, queste tematiche. Dopo Alice Walker, Toni Morrison, altre scrittrici e scrittori come Colson Whitehead, Jesmin Ward (di cui ci occupiamo in questo pezzo), Nana Kwane Adjei-Brenyah, Claudia Rankine, oppure come il poeta Jericho Brown, hanno scelto di narrare questo tempo, facendo avanti e indietro nei medi e lunghi periodi, attraverso il grande conflitto tra bianchi e schiavi, tra americani e afroamericani, tra poliziotto e poveraccio, tra datore di lavoro bianco e dipendente afro, e così via, dalla sanità alla scuola, dallo sport all’accesso al privilegio. C’è un privilegio che spetta per nascita e c’è una lotta che dalla nascita ogni afroamericano dovrà fare giorno per giorno, per andare a scalfire quel privilegio, prendersene un po’.

Questi scrittori e poeti, insieme agli attivisti e a pochi illuminati politici sembrano aver capito ciò che affermava Joan Didion molti anni fa, quando scriveva: «Il marxismo in questo paese era sempre stato una passione eccentrica e donchisciottesca. Una classe oppressa dopo l’altra sembrava alla fine non aver colto il punto. I non aventi, si scoprì, aspiravano soprattutto ad avere. Le minoranze sembravano promettere di più, ma alla fine si rivelarono deludenti: risultò che si preoccupavano sì dei problemi, ma tendevano a considerare l’integrazione della tavola calda e dei sedili anteriori dell’autobus come veri scopi finali, e solo raramente come semplici manovre, pedine di un gioco più grande» (passaggio tratto da White album (Il Saggiatore, traduzione di Delfina Vezzoli). Hanno capito lo scopo finale, lo hanno vissuto sulla propria pelle, sono entrati in tante tavole calde e si siedono sul bus da molti anni, hanno capito che la partita è ancora aperta, che il gioco è più grande e che loro stanno giocando. In modo meraviglioso gioca Jesmin Ward, in questo nuovo bellissimo romanzo, Giù nel cieco mondo (NN editore, 2023, traduzione di Valentina Daniele).

È sera e noi corriamo. Il buio arriva come la lenta discesa di un grande uccello che plana nell’aria e poi atterra sugli alberi alti e blu, scende fino a terra e tutto diventa nero.

Ward scrive la storia di Annis, una giovane schiava in una piantagione della Carolina, figlia di uno stupro – solo che per i padroni bianchi lo stupro non esiste è solo una cosa rintracciabile tra i loro diritti -, nipote di una guerriera africana. Annis è una ragazza sveglia, curiosa, nonostante sia oberata da innumerevoli faccende domestiche, riesce appena può a porsi in ascolto e origlia le lezioni sull’Inferno dantesco che ricevono le sorellastre. Di notte scappa nel bosco con sua madre che le racconta storie, le infonde un certo tipo di spiritualità, le insegna l’arte del combattere, così da avere armi da usare nel contesto terribile in cui vive e dovrà vivere. Presto – sorte comune a quasi tutte – la madre di Annis verrà venduta, lasciandola sola. Presto il padrone si libererà pure di lei, vendendola con altri schiavi, il suo destino sarà New Orleans. Il viaggio fino a laggiù sarà tremendo, New Orleans non sarà altro che l’inferno di Dante in piccolo. Nel tragitto Annis – dopo aver già scoperto la dolcezza e la passione con Safi – incontrerà lo spirito di Aza, un’antenata, che è determinata a impartirle un’altra lezione: quella della fuga.

Lei mi aveva stretto finché le mie ossa non avevano scricchiolato, e quella sera non avevamo detto più niente.

Jesmyn Ward – dopo la trilogia di Bois Savauge – sposta il punto di vista, cerca un altro angolo da cui osservare le cose del nostro tempo, si spinge fino al passato degli afroamericani, fonde realismo e tradizione, spiritualità e orrore, passione e desiderio, libertà negata e voglia smisurata di ottenerla. Ecco che New Orleans diventa l’inferno in terra di Dante, del resto Dante in fondo pensava alla terra come al vero inferno. Annis come Dante, con il pensiero alla madre, con lo spirito di Aza, la sua Virgilio, dovrà scendere sempre più in basso, perché la schiavitù è un girone tremendo, è il vero cuore di tenebra degli Stati Uniti, cuore che fa ombra anche oggi nelle strade di ogni città. Annis non farà altro che sognare e lottare, imparerà a sperare, cercherà sempre la luce in ciascuna delle mille giornate cupe. Annis è il coraggio che dovremmo trovare in ciascuno di noi.

Voglio vedere mia madre. Voglio vedere me stessa, quando ero grande come la figlia di Hellen: bassa, esile, co i capelli che mi ricadevano sul collo in una cascata contorta.

Jesmyn Ward ha vinto due volte il National Book Award non per caso. È stata la prima donna a riuscirci dopo Faulkner, Cheever e Roth, tre mostri sacri della letteratura mondiale. Con Giù nel cieco mondo scrive un libro con una struttura solida che si permette di andare fino a Dante, e che è pieno di fantasia, di allegorie, che non disdegna la fiaba, non trascura il ritmo né dimentica la forza del linguaggio. Ogni parola non detta non esiste, ogni fatto non raccontato non è avvenuto. Questo è un romanzo feroce ma è anche un romanzo d’amore, dove il legame tra madre e figlia è forte al punto che nulla può arrivare a spezzarlo, suona come una danza senza fine ballata di notte in mezzo a tutti i boschi del mondo.

 

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giannimontieri@minimaetmoralia.it

Gianni Montieri, è nato a Giugliano in provincia di Napoli. Scrive per Doppiozero, minima&moralia, Esquire Italia, Huffpost e il manifesto, tra le altre. Prova a incrociare la letteratura con lo sport per L’ultimo uomo, Rivista Undici. I suoi libri di poesia più recenti sono Ampi margini (2022) e Le cose imperfette, editi da Liberaria. Ha pubblicato per 66thand2nd due titoli Il Napoli e la terza stagioneAndrés Iniesta, come una danza. Vive a Venezia. Altre info qui: https://giannimontieri.wordpress.com/biografia/

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