Ci sono romanzi che nella storia seguono la resa dei conti, altri sono alla ricerca dei perché che hanno inceppato le relazioni, altri narrano di storie strozzate per far emergere il sentimento che le ha legate nonostante tutto. Il nuovo romanzo di Ginevra Lamberti compie tutte e tre queste operazioni insieme, amalgamando inceppamenti, rese dei conti, strozzature e soprattutto affetti.
Tutti dormono nella valle, da poco uscito per Marsilio, è un romanzo che si snoda tra gli anni ‘60 del secolo scorso e il 2010, con dei salti all’indietro fino agli anni ’50: è costruito a capitoli dislocati nel tempo, con balzi temporali che accelerano gli avvenimenti per poi riavvolgerli su loro stessi. Con il movimento avanti e indietro nel tempo anche lo scenario cambia, i luoghi si spostano principalmente da una valle veneta, nella zona del trevigiano, e Roma, passando e ripassando per la Romagna. Sono luoghi di esterni, strade, piazze, valli, e di interni di case, gli esterni sono molto di più in rapporto a quanto è grande il disagio negli interni.
I personaggi sono molti, quattro generazioni di due famiglie e alcuni altri, ed è azzardato stabilire chi sia il personaggio o la personaggia protagonista almeno per una buona parte del libro, in quanto prevale una coralità di voci, nel sistema della storia ogni voce è di primaria importanza. Costanza, la sua voce, prende man mano terreno e diventa protagonista quando incontra Claudio: lei nata nella valle e lui a Roma. È una storia d’amore tra una ragazza che fugge sempre, ma pure ritorna, dalla sua casa nella valle, da sua madre e suo padre e dal tempo che sembra aver congelato la loro casa in una fossa di incomunicabilità e fatica e un ragazzo romano che affronta i propri demoni dell’assenza attraverso sostanze stupefacenti. Costanza percorre chilometri a piedi, fa l’autostop, assume acidi, dorme dove capita, pur di non tornare dove nulla è pronto a un cambio generazionale così forte, nemmeno i muri della casa: sono gli anni’70 fuori della valle, dentro potrebbe essere l’Ottocento, ma Costanza è una ragazza del ’56.
La storia tra Costanza e Claudio, sembra dirci Lamberti, è così potente, così viva e assordante, perché ha un prima di alcuni decenni e un dopo di altri anni, un prima di relazioni e affetti che la fa essere in parte quel che è. Come dire che senza Augusta e Tiziano Costanza, la loro figlia, non sarebbe quel che è, lo stesso per Augusta, senza i suoi genitori Natascia e Augusto. Claudio, senza la madre Rita e il padre Raffaele che non fa ritorno e lui lo aspetterà sempre, non avrebbe avuto forse questa storia. E senza gli incontri come quello con Fiorella, Rachele, Mimì, Livia, Costanza forse non sarebbe la stessa. Ma anzitutto senza l’incontro tra Costanza e Claudio non ci sarebbe Gaia, la loro figlia nata negli ’80 che porta su di sé tutto questo bagaglio di relazioni. Di tutti i personaggi di questo romanzo nessuno è lasciato da parte, nessuno non è importante per la storia o solamente funzionale a una parte di essa: sono tutti descritti e mossi senza avarizia di umanità.
Tutti dormono nella valle è una romanzo che racconta una storia d’amore, prendendola molto alla larga questa storia, ma è anche un romanzo sulle relazioni umane che cambiano e stravolgono la vita, che siano consanguinee o meno, casuali o cercate, mai distratte. E dato che parla delle relazioni umane e generazionali va da sé che il filo conduttore è l’incomunicabilità tra le persone, di affetti viscerali che avvitano le persone a una assenza o a una presenza quanto di lontananze cercate. È un romanzo che va alla ricerca del perché alcune cose siano andate così, non con un intento controfattuale, non per congetturare come sarebbe andata se non fosse andata così, al contrario: cerca il perché l’affetto non abbia prevalso, perché il risentimento abbia fatto da padrone in molte vite obbligandole a congelarsi in comportamenti da pezzo di teatro di successo. La ricerca dell’inceppamento delle relazioni, la resa dei conti sugli affetti, i sentimenti inabissati nelle persone strozzate dalla propria storia, fanno parte di questo libro.
Quella di Lamberti sembra essere un continua ricerca, un andare al nodo delle cose, non per scioglierlo, ma per guardarlo con attenzione, capirlo, assimilarlo: è il procedimento che ha seguito nei due primi libri, in stile reportage, e in quest’ultimo. È un romanzo che comprende elementi biografici, narrato da chi ha ormai la giusta distanza per dire “C’erano delle cose da dire dopo i miei primi due libri, e sono in questo”.
È un romanzo con una scrittura bellissima e particolare, la sintassi veloce e il lessico piegato all’ironico di Ginevra delle prime due prove si ritrovano qui insieme a un periodare pieno e curato: in questa forma “romanzo romanzo” fa capolino talvolta una parola così desueta o ricercata o magistralmente collocata da risultare poetica, in cui il pensiero e il discorso diretto, le parole riportate e quelle confluite della narrazione.
Anna Toscano vive a Venezia, insegna presso l’Università Ca’ Foscari e collabora con altre università. Un’ampia parte del suo lavoro è dedicato allo studio di autrici donne, da cui nascono articoli, libri, incontri, spettacoli, corsi, conferenze, curatele, tra cui Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza e Con amore e con amicizia, Lisetta Carmi, Electa 2023 e le antologie Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne vol. I e vol. II. Molto l’impegno per la sua città, sia partecipando a trasmissioni radio e tv, sia attraverso la scrittura e la fotografia, ultimi: 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire, con G. Montieri, 2023 e in The Passenger Venezia, 2023. Fa parte del direttivo della Società Italiana delle Letterate e del direttivo scientifico di Balthazar Journal; molte collaborazioni con testate e riviste, tra le altre minima&moralia, Doppiozero, Leggendaria, Artribune, Il Sole24 Ore. La sua sesta e ultima raccolta di poesie è Al buffet con la morte, 2018; liriche, racconti e saggi sono rintracciabili in riviste e antologie. Suoi scatti fotografici sono apparsi in guide, giornali, manifesti, copertine di libri, mostre personali e collettive. Varie le esperienze radiofoniche e teatrali.
