di Marco Mantello

Sono più di venti anni
che la schizofrenia distorsiva di Repubblica
produce e alimenta elettori di destra
Mescolare skinhead, anni  venti
cori sulle foibe, centri sociali
essere pro e contro
i manifestanti e la polizia
Cavalcare la piazza. E reprimere la piazza
Minniti e il Che. Mondadori e rai tre
Prima i meriti dello sdoganatore
e la creazione di alleanza nazionale
come fossero i nuovi eletti
Ora le fiamme contro il terrorista
col solo scopo di sdoganare
antifascismo in campagna elettorale
e farlo finire il giorno dopo
la formazione di un governo di coalizione.
Dissonante ti guardo, o patrio collante universale
Resistenza di che? Al fatto che ti sei scollato
La tua perenne ripetizione
o che brindi alle ceneri di pertini
Il buon carducci che va a sniffare
quelle di scalfari e dei cretini. E i benedetti al mare
Mentre i figli del popolo al primo sguardo
dicono che salvini dovrebbe dì qualcosa al riguardo

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11 commenti

  1. Sì, ho visto il pezzo, molto interessante. Ci sarebbe da fare una riflessione ampia sui processi manipolatori dei media. Il marketing dell´antifascismo è una delle tante indifferenziate forme di creazione di consenso, e sicuramente a a che fare con visioni elitistiche della cosa pubblica. Solo che l´elitismo è spessissimo nei mezzi della comunicazione, che sono sempre gli stessi, e speculari a quello che fa Libero, o che fa il Giornale con i migranti. Foto, cicli di notizie raggrumante nella dichiarazione di Renzi via twitter su “antifascismo” targato pd, o in Boldrini… Così si creano filiere mediatiche, simulacri di serie b, puí parlare di antifascismo, di migranti assassini, di vaccinazioni, fi aggressioni di pitbull a minoenni: i mezzi sono gli stessi. E la gente dopo i quarant´anni si sente usata dalle cose che legge e vede in tv, e continua a leggere e a vedere la tv con questo senso del raggiro addosso. Paranoia e società autoritarie nascono anche da qui, da un stampa asservita a narcisi e alla loro eco. Ma poi dal basso arrivano i nuovi roghi del libri poi, il disincanto nichilista, l´ancoraggio al proprio giardino di interessi personali e familiari, l´odio sociale, la Conservazione. Un´autentica stampa di sinistra dovrebbe differenziarsi da tutto questo, l´uso della ragione è una cosa seria L´uso privato, già in Kant è represso nell´obbedienza quotidiana a un Ufficio e questo è già un grosso limite dell´Illuminismo. Quanto all´uso pubblico della ragione, oggi come ieri è americanizzato, patinato, si fa estetica della manipolazione. E questo è un grosso limite dell´elitismo europeo, masticato negli Stati Uniti d´America e risputato nelle redazioni dei giornali della provincia italica, sono gli stessi mezzi manipolativi di sempre, che giustificano il mezzo e basta perché il fine perseguito non è credibile da nessuno. Una stampa libera secondo me, una stampa credibile, è una stampa che ragiona sui suoi strumenti comunicativi e li rende trasparenti. Quando i mezzi della comunicazione diventano il fine stesso della comunciazione, si cade nel gorgo degli sdoganatori.

  2. Mi è salata una h sulla tastiera tedesca alla prima riga: “ha a che fare…”. Un saluto

  3. “Mi è saltata” Purtroppo ho una chiara dislessia da tastiera, ogni due parole che scrivo mi parte un refuso…

  4. purtroppo si può dire che il giornalismo in Italia è nato col fascismo: Benito giornalista, il Minculpop che finanziava tutti i giovani, li viziava (Scalfari a 20 anni prendeva 150 lire nel 1942 ad articoletto, ossia 3-400 € attuali) con la contabilità drogata, fondi neri ecc. v. Sedita, “La cultura al servizio del fascismo”, 2010. Adesso i ragazzi che scrivono sui giornali prendono forse 10 €. e i vecchi, privilegiati (saprai meglio di me quanti privilegi grandi e piccoli hanno sti tromboni) si arroccano e succhiano il succhiabile. l’attacco alla rete come presunta fonte fake viene da qui, e e non a caso si regge sull’alleanza organica tra ceto politico e ceto giornalistico.

  5. Io li capisco pure i direttori di questi giornali, ormai chi compra il quotidiano in genere ha tra i 60 e gli 80 anni, gli under 30 non sanno nemmeno cosa sia un giornale. Magari questo target e’ ancora sensibile a questi temi. D’altronde non sanno più che pesci prendere…

  6. distorsiva (espressione crudemente presa a prestito dall´economia politica: effetti distorsivi di qualche cosa)

  7. in effetti l’amnistia di togliatti ministro di grazia e giustizia nel 1946 andò in parallelo con lo sdoganamento dell’intelligencija giovanile fascista: fuori dal carcere i fascisti fascisti, tutti innocenti quei giovani grafomani superfascisti che inondavano l’italia di articoletti a pagamento.

    la cosa scappò di mano a togliatti stesso: da un lato col coltello egli amnistiò pure il manico, e cioè la magistratura in stragrande maggioranza serva del regime, la quale stette al suo posto e sentenziò per modo di dire; dall’altro ci fu un’analoga corsa al ribasso, un ex-intellettuale tirò l’altro a rifarsi una coscienza secondo un meccanismo pressoché perfetto: se sveli tu i miei trascorsi fascisti, io svelo i tuoi.

    ci fu perciò un’omertà generale (molto diverso il caso tedesco, anche perché lì tutti erano sconfitti e giudicati dagli alleati, da noi invece ci fu la corsa ritardata e perciò più accelerata alla resistenza).

    ma non bastava. ci voleva un punto di riferimento assolutorio insindacabile, una testimonianza che dimostrasse come tutti quegli scalmanati fossero, già a cavallo tra gli anni 30 e i 40, antifascisti in pectore.

    Trovarono il più grafomane di tutti, ruggero zangrandi. togliatti lo benedì, e tutti i sodali lo citarono e recitarono come una bibbia.

    zangrandi una dozzina d’anni dopo si suicidò. una biografia benevola ha parlato di dolori insopportabili al trigemino.

  8. è bene puntare il dito sulla deriva quantitativa: troppa carta e qualitativa: troppe voci (tutto e il contrario di tutto) della Repubblica di oggi e degli ultimi anni, e sulla sua trasformazione da giornale di idee a “pacco di carta”, illeggibile.

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