“Voglio mandare via tutti, lo capisci?”
“Sì, ma poi ci saranno questi eletti che dovranno pur governare”.
“Non hai capito, voglio mandare via tutti! Tutti a casa!”.
“Ma pure questo Parlamento?”
“Tutti, mi fanno tutti schifo! Rubano tutti!”.
“Cioè vuoi un parlamento senza nessuno?”.
“Esatto, vuoto. Così finalmente si pulisce il Paese e si ricomincia da capo. Devono ridarci tutti i soldi”.
“Ma chi?”
“Quelli che li hanno presi. Bisogna processarli. Bisogna andare dentro casa e chiedergli: dove li hai messo i soldi? Mo’ me li ridai. E poi ci riprendiamo anche le case?”
“Un esproprio”.
“No, devono darcele subito. E poi in galera. E buttiamo via la chiave. Anzi neanche la galera. A fare il lavoro che non hanno fatto?”.
“Ma a chi ti riferisci?”
“A tutti, Gargamella, Gambadilegno, Gargantua, Eta Beta, Ciccio… mi hai capito, mi hai capito… Non ci dev’essere più né un partito! Non ci dev’essere più un sindacato!”.
“Perché i sindacati? Come li difendiamo i lavoratori?”
“I lavoratori si difendono da soli. Ci prendiamo l’azienda e diciamo è nostra. Se non ti sta bene, vai via. Vai a raccogliere le bacche, vedi se sei capace!”.
“Come, non ho capito?”
“Basta parassiti! Stai lì col posto fisso, a non fare un cazzo. Finisci il tuo solitario, e smamma bello! Si fanno le cose sul serio. Si fa, si agisce, non si sta lì a chiacchierare. Basta sindacati, basta partiti, basta con le chiacchiere! Basta tutto!”.
“Sì, ma non ho capito chi governa, chi decide? Qualche essere umano? Un animale?….”
“Guarda mi fido più degli animali, almeno non rubano”.
“Cioè daresti il governo a degli animali?”
“Non a tutti, solo a quelli che utilizzano le bici elettriche”.

Condividi

22 commenti

  1. Prenderanno un sacco di voti (sondaggi clandestini dicono che stanno addirittura insidiando la coalizione di centro-sinistra). Evidentemente questo paese non può fare a meno del fascismo, è proprio fisiologico, lo riusciamo a far vincere sempre.

  2. Prenderano un sacco di voti. E’ il teorema di Weimar. E la nostra Weimar è stata forse anche più mefitica di quell’altra…

  3. Gli antifascisti si dividono in due categorie: quelli che il fascismo lo combattono prendendo e dando botte, e quelli che dell’antifascismo fanno un mestiere. I primi il fascismo lo vorrebbero eliminare, ai secondi serve per la pagnotta o per far credere di essere culturalmente indispensabili. Così scambiano un cazzo dritto con un manganello, e appena avvistano un megafono gridano “Dagli al Duce!”. Bisogna capirli, poveracci, tengono famiglia.

  4. È un bel modo ridicolo il tuo, Valter Binaghi, di dare del coglionazzo a chiunque oggi dia del fascista a Grillo, dato che le botte non le si prendono più, ché oggi i mezzi con cui il fascismo agisce sono altri. Il M5S d’altronde lavora da sempre per assicurarsi una botte di ferro impenetrabile ai commenti negativi, nonostante i punti in comune col fascismo siano innegabili e siano già stati analizzati da molti ben più in gamba di me (evidentemente tutti al soldo di qualche partito, non sia mai che qualcuno possa criticare Grillo perché lo pensi veramente). E appena uno alza una lieve voce contro il movimento, giù a dargli dal giornalista venduto, del somaro, dell’ignorante, o dell’antifascista per necessità, come lei ha appena fatto.
    Io, se le può interessare, di mestiere imballo uova; è così che porto a casa la pagnotta, almeno finché non completo gli studi, e il dare del fascista a Grillo non mi farà guadagnare un centesimo, ma evidentemente questo Lei non lo può capire, ché ormai è già bello indottrinato a ripetere le frasette che ha sentito dire da Grillo e Casaleggio. Esattamente, guardi un po’, come è avvenuto negli ultimi vent’anni con i sostenitori di Berlusconi.

  5. Non è che a forza di gridare «fascista» poi uno ci diventa? Perché l’astio che c’è contro i 5 stelle non mi pare proprio democratico…

  6. Secondo il commento di Binaghi centra un punto importante: spesso le critiche al M5S sono fatte da persone che criticano tutto quello che non difende i loro interessi di casta, paurose dei cambiamenti e, alla fin fine, poco interessate alla costruzione di una società civile che sia veramente democratica e anti-fascista. Nella sinistra che voterò turandomi il naso negli anni ne ho visti troppi di “intellettuali” sbracciarsi contro qualcosa, inneggiare al comunismo, alla rivoluzione e poi, da veri conservatori, schifare il “popolo” o le idee più innovative che cambino veramente qualcosa, (meglio le caute riforme o i discorsetti veltroniani sui media “fabbrica del consenso” nei quali lavorano).
    Forse faticano ad accettare che alle persone di cultura medio-bassa non interessano i sofismi ma fatti concreti? E chi urla loro che ne avranno, da sempre ne raccoglie il consenso. Finché l’ignoranza dilaga sarà così. Ora domando, questi intellettuali cos’hanno fatto in 20 anni per contrastare l’ignoranza oltre a scriversi i complimenti tra loro per l’ultimo saggio sulla globalizzazione che si leggono solo tra loro?

  7. Il livore nel nostro paese sempre più diffuso nei confronti degli intellettuali credo nasca sostanzialmente da un profondo sentimento di inferiorità, dall’incapacità di fare i conti con i propri limiti, spesso intellettivi prima ancora che intellettuali. Con la propria ignoranza. Trovo gretto e inutile, semplicistico e arrogante, accusare il prossimo di non aver agito quando magari non ci si è neppure interrogati sul proprio comportamento. Se l’accusa è in particolare rivolta all’autore in questione, spesso coraggioso, sempre attento e mai immobile, francamente si scade direttamente nel ridicolo.

    L’autore, con la lucidità e l’amara ironia che gli sono proprie, ha saputo tratteggiare un ritratto impietoso quanto veritiero dei sentimenti politici che animano buona parte dell’elettorato nostrano: improntati a un incontenibile attrazione per lo “sfascismo”, mi domando a cosa possano condurre se non a un cumulo di macerie. In perenne messianica attesa di un “uomo forte” che ci sollevi dalla fatica di partecipare alla vita democratica, noi italiani tendenzialmente ci arrabattiamo attorcigliandoci attorno al particulare nostro. La storia pare essere trascorsa invano. La scuola, in quanto luogo e occasione di elaborazione e rielaborazione del sapere collettivo, ha nel complesso fallito i suoi obiettivi. E’ dai banchi di scuola, prima ancora che da qualsiasi altro contesto, che credo si debba ripartire: non per indottrinare, bensì per formare cittadini consapevoli. Quelli che noi italiani non siamo, non sappiamo essere. Come probabilmente dimostreremo ancora una volta nelle urne…

  8. Lucia, scusami ma già parlare di limiti intellettivi è una posizione supponente. Sai tu per caso se m’interrogo sul mio comportamento? Sempre, fidati. Ma non ho la responsabilità di chi è seguito sui media da migliaia di persone.
    Per quanto riguarda il mio commento e per tua buona pace (così eviti di accusarmi a spada tratta di essere gretto, inutile, semplicistico e arrogante) non parlavo in particolare dell’autore, che conosco parzialmente ma di cui leggo spesso interventi interessanti, che denotano un certo impegno.
    Stimo molto chi lavora nella scuola e concordo, è l’unico luogo per formare i cittadini al di fuori di una cultura familiare del “particulare” che è inutile ricordare qui, la conosciamo tutti.
    Il livore, però, lo sento in questa difesa strenua dell’indifendibile quando ci sono intellettuali che di certo non lavorano in questo senso e pontificano additando il male altrove senza, come dici tu, farsi mai un’autocritica, senza mettersi in discussione, con logiche autoreferenziali. Proprio da questi, visto che si fregiano di avere tanto intelletto superiore e cultura, che mi aspettavo di più per la costruzione di una società civile, per la difesa dei valori di onestà, merito, democrazia. E anche tolleranza e apertura mentale ai cambiamenti, all’altrui punto di vista. Non mi sembra che ce ne siano molti. Tutto qui.

  9. A Giorgio: è appunto fare di tutt’erba un fascio la tua mancanza.
    Tutti rubano. Nessuno ruba. Non esistono gli intellettuali. Esiste Albert Camus ed esiste Alberto Abruzzese. Esiste Walter Siti e Walter Veltroni.

  10. Può darsi Francesca che io confonda tutti e nessuno, dato che ho visto ripetersi lo stesso atteggiamento in persone differenti. Ma ho scritto che non ce ne sono molti, non che non ce ne sia nessuno. Non dispero.

  11. Non so se sia giusto “dare del fascista” a Grillo, e con che categorie vada fatto, e se le categorie non abbiano bisogno di essere cambiate. Di sicuro, io diffido, e moltissimo. E comunque questo pezzo, molto bello, non dà in nessuna parte del “fascista” a Grillo: mette in luce in maniera molto puntuale una retorica, un modo di esprimersi, di “argomentare”, che è esattamente quello del M5S, e di cui il 95% dei suoi rappresentanti vanno pure fieri. Quindi questo pezzo non è un’accusa di chissà che, ma un’osservazione realistica.

  12. Il pezzo di Raimo è la caricatura non del grillino, ma dell’uomo incolto, arrabbiato, dai giudizi approssimati, tipo d’uomo che si può trovare trasversalmente a destra sinistra e centro, la cui unica colpa è di non avere strumenti culturali raffinati e di avere magari perso il lavoro o di avere figli ultratrentenni e precari che girano per casa. Tra i suoi problemi c’è anche quello di vivere in un paese dove la cultura, monopolizzata dai reduci di una rivoluzione mai fatta ma sempre esibita e dai loro nipotini, si è allontanata mille miglia dai problemi delle persone e dalla difesa del significato, per sfinirsi in un estetismo onanistico da basso impero. La caricatura di Raimo evidenzia molte cose, ma tra tutte una: il disprezzo dell’intellettuale per un popolo che non capisce e di cui, nonostante le reiterate proposizioni ideologiche di stampo progressista, non è assolutamente in grado di rappresentare sentimenti e aspirazioni. E quando il popolo non si sente rappresentato e oltretutto sbeffeggiato, manda affanculo. Io, che per formazione e per professione sono più vicino a Raimo che al grillino messo in caricatura, mi vergogno tuttavia dello stato in cui mi vengo a trovare di fronte a quello, e mi unisco volentieri al suo vaffanculo, avendo rinnegato da tempo la sciagurata “paideia” che per troppi anni mi ha chiuso gli occhi, facendomi vivere nell’universo parallelo della dialettica negativa e degli strutturalisti à la page. Meglio i barbari, ogni tanto, per l’igiene del mondo.

  13. Valter Binaghi ha tutta la mia stima. Finalmente qualcuno che parla onestamente.
    Quanto a Raimo, beh, è veramente penoso leggere sta roba.

  14. Non ho messo in caricatura solo i grillini ma tutti coloro che fanno dell’antipolitica la retorica preminente di questa campagna elettorale. Nessun disprezzo per le persone, qui me la prendo con delle figure paradossali appunto, e con le loro nonidee. Mentre scrivevo questo robo, mi veniva in mente Aristotele che se la prendeva con l’eristica dei Megariti semplicemente dicendo: “Falli parlare”

  15. Christian, tu non li fai parlare, ne fai la caricatura. Io ho votato Grillo e non somiglio a questi. Ma io non conto una cippa: guarda i risultati elettorali e vedrai che i voti di Grillo vengono da sinistra. Sono i voti di chi programmi ne ha masticati eccome, ma li ha visti tutti triturati da un comitato d’affari che ha sostituito la vecchia DC. Sono i voti di chi credeva in cose come la green economy, lo sviluppo sostenibile, la qualità della vita. Cose che in Europa sono sostenute dai Verdi. Ma i Verdi in Italia non esistono più perchè una sinistra onnipervasiva li ha fagocitati e distrutti. Altro che balbuzienti che protestano. Ho appena visto Fassina in TV che balbettando si cagava in mano.

  16. Capisco che il commentario è abituato alle provocazioni di Binaghi e ormai fa finta di niente, ma scrivere “Meglio i barbari, ogni tanto, per l’igiene del mondo” passa veramente il segno… Che fa, Binaghi, i libri non li vogliamo bruciare? Ma veramente non ci si vergogna di scrivere una frase del genere? E proprio lui parla di socialismo di terzo millennio (da Mozzi qualche ora fa) che non si potrebbe fare con il Pd? E con chi lo facciamo, con le provocazioni nazionalsocialiste sue e di Grillo?

  17. Io scrivo barbari (illetterati, naif) e tu leggi nazisti. Io scrivo igiene (lavarsi gli occhi, guardare senza pregiudizi) e tu leggi rogo di libri. Che fai Seligneri, la botta elettorale ti ha rintronato? Vuoi un’aspirina?

  18. Binaghi, la botta elettorale non rintrona il sottoscritto più di quanto egli non sia già di suo rintronato, visto che so perfettamente che l’Italia è un paese populista e facilmente demagogizzabile… Mi spiace solo vedere che la destra continua inarrestabile il suo processo di fagocitazione della sinistra (quella vera, socialdemocratica, progressista ed europea – certo niente a che fare con quella di terzo millennio) con strumenti che permettimi di dire non mi piacciono nemmeno un po’, ma sono permessi e premiati dalle urne… devo accettarlo, è giusto così.
    Per quanto riguarda il tuo intervento, faresti bene a presentare ad ogni sito in cui commenti una legenda stilata di tuo pugno in cui ci spieghi parola per parola quello che vorresti dire quando scrivi quello che scrivi, così evitiamo ogni volta che esterni come ieri il vero significato delle tue frasi. A me “barbari” e “igiene del mondo” come parole mi fanno ribrezzo perché rientrano in un linguaggio violento e tristemente noto, così come non capisco come si fa a liquidare come un pennaiolo Joyce o far battute maschiliste a cuor leggero… se ci fai caso ti tocca sempre rettificare dopo… chi ti ricorda?
    ps: sempre aspettando la legenda che ci farai pervenire a casa, di grazia, che volevi dire con “Ho appena visto Fassina in tv che balbettando si cagava in mano”?

  19. Quel che c’è scritto, amico. Abituati a leggere quel che c’è scritto e vedrai che senza illazioni la vita si semplifica.

  20. In fondo la colpa è dell’Italia che ha votato altrove.
    O sbaglio?
    La logica del perdente la chiamo io..
    Enrico Letta con il suo intervento ieri sera ha dato altri milioni di voti al Movimento.
    Aspettiamo Bersani (l’uomo dell’ “un pò”) stasera per l’ulteriore dono.
    Ah, per la cronaca …
    oggi su “Repubblica.it” hanno scoperto che il Movimento è trasversale e liquido.
    Wow ragassi

  21. Sì Giaggys, per i dirigenti/intellettuali del PD la colpa è sempre del popolo ignorante chi non vota sinistra. Da loro disprezzato, perché dovrebbe votarli? Spiegatemelo. Non c’è uno straccio di programma che a loro torni utile, di empatia per le loro umane sofferenze. Come ha detto grillo, il “popolo” vuole essere rassicurato. La democrazia è questa, chi vuole l’oligarchia dei pochi eletti che hanno letto Joyce lo capisco, ma poi non si dica di sinistra. Faccia l’intellettuale nella torre d’avorio.

  22. Per loro, quelli là e tutto il blocco culturale e mediatico di riferimento, sono sempre gli altri a esseri rozzi, fascisti o creduloni, perché, dicono, noi siamo i buoni e voi i fessi; eppure sono così intelligenti e non si chiedono mai perché il fesso poi non li vota.
    C’ è qualcosa che non quadra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Autore

fandzu@gmail.com

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov'eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo - sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory - ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L'Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).

Articoli correlati