L’account ufficiale Palazzo Chigi su Flickr mostra le quattro strette di mano fondamentali di Matteo Renzi, ognuna adatta per uno specifico insieme di interazioni sociali.
Mano sopra e sotto
È la stretta più impegnativa. Con Papa Bergoglio e Giorgio Napolitano indica rispetto e affetto profondi. Deferente ed emozionante.


Con i capi di stato e le personalità straniere segnala la comune tenace volontà di impegnarsi per un futuro di pace e progresso.

“Batti la manina”
È il saluto affettuoso per i bimbi.



S’immagina che in un contesto sportivo o per un’occasione lieta come una vittoria elettorale condivisa con persone fidate il “batti la manina” possa evolvere in “batti il cinque”, nel five americano. Ma l’iconografia ufficiale non l’attesta.
In alcuni casi il “batti la manina” con i più piccoli si trasforma nella già adulta stretta alla braccio di ferro (vd. sotto) e documenta ancora una volta l’abilità di Matteo Renzi nel comprendere il tipo di stretta di mano desiderato dal e appropriato all’interlocutore.


Stretta di mano classica
Il grado zero della stretta di mano. È sia l’esecuzione ufficiale più indicata (salvo chiare eccezioni) sia la scelta meno rischiosa nei casi in cui si è troppo incerti per tentare le altre strette qui documentate.


Molto frequentemente viene rinforzata dalla mano sinistra che si appoggia sul braccio destro dell’interlocutore (Donald Tusk qui sotto, parimenti fluente nella gestualità politica, ricambia).

Stretta alla braccio di ferro
Stretta di mano – si perdoni il frustro e vieto accoppiamento – “giovane e dinamica”. Con l’ottimo partner Tusk ne abbiamo un esempio perfetto. La prima stretta di mano, all’incontro, è classica rinforzata, con appoggio della sinistra sul braccio destro, ma dopo l’incontro e la conferenza si muta in un’informale e formidabile stretta.

Sotto una versione particolarmente energica, forse stimolata dalla stazza dell’interlocutore.

La stretta non è riservata solo ad alte personalità, anzi.

Ma usciamo dalla natia Firenze e andiamo a Milano per l’EXPO. Se la stretta classica si accompagna con un piano “piacere di conoscerla” o un imbarazzato “è un onore conoscerla, Presidente”, la stretta maschia e amicale non si può che fonetizzare con un “grande Matteo! Vai così!”.

E ancora una volta, come nell’istantanea impeccabile scelta tra “batti la manina” e “alla braccio di ferro” con i bimbi, ammiriamo l’abilità nel leggere l’interlocutore. Ecco un’altra stretta durante la stessa visita all’Expo.

Exit
Giovane interlocutore incitato da Renzi e dagli altri presenti alla stretta. Non ancora pienamente persuaso.

Interlocutore più esperto, del tutto non persuaso alla stretta. Forse si sfiorano le dita.

Alessandro Gazoia (Jumpinshark) scrive di giornalismo, media, informatica su minima&moralia e sul suo blog; ha pubblicato per minimum fax Il web e l’arte della manutenzione della notizia (2013), Come finisce il libro (2014) e Senza filtro (2016).

Non capisco il punto. Non sono tutti modi normali in cui i politici o le persone note salutano in pubblico?
Mi dà il voltastomaco vedere una rivista in teoria di qualità pubblicare cotanta spazzatura. Fate scrivere gente seria, che propone riflessioni serie, su questioni serie. Altrimenti questo spazio assomiglierà sempre più a blog o sitacci in cui chiunque abbia frequentato un corso base di semiotica si masturba sulla propria pseudoscrittura, esibendo una conoscenza del mondo talvolta neanche superficiale.
Io al contrario trovo interessante un’analisi sulla gestualità ,anche se così superficiale e scherzosa , altrimenti non verrebbe degnata di uno sguardo
Non vedo scandalo per una analisi del linguaggio del corpo di un politico. Mi pare anzi interessante mettere a confronto situazioni ed emozioni. Ciascuno trarrà le proprie conclusioni. Non vedo ragione di un pregiudizio che impedisca di analizzare la presenza in pubblico di un uomo pubblico.
In alcune inquadrature assomiglia a mister Bean!!