Questo pezzo è uscito su Orwell, supplemento culturale del quotidiano Pubblico
Quando il presidente del consiglio Mario Monti – durante un’intervista a “Sette”, poi al meeting di Cl – ha parlato di “generazione perduta”, riferendosi ai trenta-quarantenni che l’Italia avrebbe definitivamente mancato (un paradosso: venire maltrattati dal Paese salvato dal proprio sacrificio equivarrebbe a uscire dal solco della Storia), ho pensato che la psicanalisi di gruppo in cui abbiamo da tempo coinvolto i nostri recalcitranti padri stesse arrivando al punto.
Mai un leader politico aveva manifestato pubblicamente un tale odio per se stesso e la propria fascia anagrafica. “Atti mancati”: così li definiva Freud. Affinché però il processo di riemersione sia completo, sono ancora necessari un paio di passaggi.
Nessun lettore della Bibbia dimentica lo sgomento di Davide davanti a Natan quando rivela: “Tu sei quell’uomo”. Definire “perduta” qualcosa che non soltanto è davanti ai tuoi occhi, ma è destinata a sopravviverti, è un assurdo tentativo di negarne l’esistenza ignoto solo a chi ha bisogno di esperirlo. A nessuno piace rispecchiarsi nelle proprie colpe. In questo caso il bisogno nasce dal fatto che alcuni milioni di italiani sono – agli occhi di chi li ha preceduti – la prova del proprio fallimento.
Ridurre l’Altro a ciò che rivela di noi stessi è tuttavia un ulteriore segno di egoismo, da cui vorrei salvare non solo Monti ma un’intera mentalità. Si potrà cominciare col dire che l’Italia sarebbe crollata molte volte su se stessa se un paio di generazioni non se ne fossero preso carico negli ultimi dieci anni.
Cosa ne sarebbe stato della scuola, dell’università, del mondo della cultura e della comunicazione, della sanità se tanti ventenni, trentenni e ora anche quarantenni, a volte più qualificati dei loro padri, non avessero lottato tra le fiamme impedendone il crollo, in condizioni di pericolo che i padri stessi negavano per l’insensata vergogna di non sperimentarle, col paradosso che questi ultimi svolgevano contemporaneamente il ruolo del piromane e di chi tiene sotto chiave gli estintori?
Ecco allora che la nostra generazione un ruolo storico fondamentale l’ha fino ad ora svolto. Come si fa a definirla perduta? Attraversare l’ultimo decennio è stato come vivere in casa di genitori alcolizzati. Il paragone è forte, ma è difficile trovarne uno più calzante per riunire in un’unica patologia irresponsabilità, tirannia e amorevole paternalismo in contraddizione con se stesso.
Il figlio dell’amministratore delegato delle Assicurazioni Generali che, divenuto ministro, conia il termine “bamboccioni”. Il direttore generale della Luiss che consiglia al proprio figlio di abbandonare l’Italia delle vecchie oligarchie senza porsi il problema di farne parte e poi, non contento, scrive un libro in cui invoca a beneficio di se stesso un quarto d’ora supplementare di protagonismo per riparare al danno fatto. Il barone universitario comunista che non si pone il problema di far lavorare gratis gli assistenti… In questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori, e non solo un ipertrofico senso di responsabilità ci ha sconsigliato di assassinare i padri, ma anche la gelosia identitaria: assomigliare alla generazione dei Freda e dei Morucci non ci piaceva.
E tuttavia siamo anche infantili, servili, isterici, invidiosi, frustrati, in attesa del primo compratore, costantemente tentati dal “si salvi chi può” dell’8 settembre infinito in cui viviamo. Come potrebbe essere altrimenti? In Linea d’ombra, capolavoro di Joseph Conrad e adeguamento modernista al rito di passaggio, a un giovane ufficiale viene affidato per la prima volta il comando di una nave. Guadagnare il mare aperto, combattendo con le febbri tropicali e poi con la bonaccia, è la missione che il giovane deve portare a termine per ritrovarsi adulto alla fine del romanzo.
Domanda: cosa accadrebbe se al posto di Conrad ci fosse un demiurgo malvagio il quale, da una parte non offrisse al giovane ufficiale il comando della nave, e dall’altra gli rimproverasse di non essere abbastanza adulto? È esattamente l’impasse in cui ci troviamo. E il rischio che corriamo è quello di crederci migliori del demiurgo per il fatto di subire l’ingiustizia.
Gli sfruttati, gli emarginati, i calpestati e gli incompresi devono essere davvero tali (cioè migliori) nella coscienza del mondo futuro, mai ai propri stessi occhi. È questo il pericolo da evitare. Crederci migliori è esattamente la trappola caduti nella quale ci sentiremmo legittimati a fare di quell’infantilismo, servilismo, invidia e opportunismo latenti le armi con cui mandare avanti il secondo tempo della nostra vita. Allora sì, saremmo perduti.
L’uscita guidata da questo labirinto non esiste. Chiamando ancora in causa la letteratura, basti per ora lucidare come lampade due potenti enigmi: al protagonista di Linea d’ombra viene offerto il timone della nave dopo che il vecchio comandante è morto pazzo; Conrad scrisse il romanzo nel 1917, dedicandolo al figlio Boris perso tra i fumi del primo conflitto mondiale, nel ventre di balena in cui altre forze (Altre?) lo avevano depositato.
Nicola Lagioia (Bari 1973), ha pubblicato i romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (vincitore Premio lo Straniero), Occidente per principianti (vincitore premio Scanno, finalista premio Napoli), Riportando tutto a casa (vincitore premio Viareggio-Rčpaci, vincitore premio Vittorini, vincitore premio Volponi, vincitore premio SIAE-Sindacato scrittori) e La ferocia (vincitore del Premio Mondello e del Premio Strega 2015). È una delle voci di Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Nel 2016 è stato nominato direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.


Questo pezzo l’ho letto con le lacrime trattenute; sarà ché sento la questione mai come prima, ho 42 anni e sto in un impasse grande quanto un ombrellone scassato, allora, credo anch’io che sentirsi migliori solo per essere fuori dai giri sia più pericoloso di ogni nepotismo italico, ma cosa fare? Perdio cosa fare se non pungolare ogni mattina questi padri assetati di potere e niente più?
Non perdonarglielo mai. Almeno questo.
Assolutamente sì. Penso per esempio ai giovani ricercatori, che negli istituti nostri non trovano spazio. Partono, sembrano aver perso. Poi li ritroviamo coordinare le nostre ricerche, da Parigi, Londra. Berlino … chi rimane indietro, chi avanti?
D’accordo.. forse vinciamo noi. ma a che prezzo. abbandonare amici affetti luoghi, ricominciare d’accapo e vedere questo sfacelo quando torniamo. È giusto continuare così ? Questo paese non diventa poi il paese dei nessuno? Ovvero dei prepotenti senza vergogna…
Ora non è che il problema, tristissimo, sia chiaro, dei ricercatori sia il solo problema della paralisi italiana. Prendi me, sono laureato e lavoro nel settore del sociale/educativo, guadagno 950 euro al mese; il mio settore è dominanto da alcune grosse cooperative che, o prendono appalti al minimo sindacale, o, spesso è così, lì prendono al ribasso. E ti costringono ad accettare dei contratti lontani anni luce da quelli dei nostri padri operai. Insomma, ho 42 anni e due figli e faccio un lavoro importante, ma come mai devo sentirmi ancora ragazzo di bottega? e il proprietario starà lì altri cento anni non permettendo a nessuno, neppure ai più meritevoli, di condividere scelte e tutto il resto che rientra nell’ambito delle responsabilità?
Pezzo notevole che s’incarta negli ultimi due paragrafi (altrimenti avrei usato il termine ‘splendido’).
L'”ipertrofico senso di responsabilità” è sufficiente per misurarsi migliori, nonostante sia, alla prova dei fatti, storicamente inopportuno.
Gli sfruttati, gli emarginati, i calpestati e gli incompresi devono essere davvero tali (cioè migliori) nella coscienza del mondo futuro, mai ai propri stessi occhi.
ma lagioia davvero crede di rientrare in queste categorie? invece di lagnarsi di avere poco potere e meno soldi di quanti ne vorrebbe, si vada a fare un giretto per il mondo, o anche solo in italia, bello lungo e approfondito, e vedrà che c’è qualcosa di più estremo e problematico (e che richiede risposte, alleanze, conflitti, non lamenti) delle frustrazioni del precariato intellettuale di mezza età
Credo che a fondo, oltre a una crisi economica strutturale che sta bruciando un’intera generazione, ci sia un problema culturale che nessuno finora è riuscito ad analizzare lucidamente.
Questo articolo è molto più appassionato (credo in buona fede) che lucido. Ma non basta invitare ad aprire gli occhi se non si ha chiaro quale direzione indicare.
Il problema, a mio avviso, è che l’Italia (passatemi la prosopopea) continua a ignorare, o meglio a fottersene letteralmente della formazione. L’Italia è un paese che non investe sulla formazione perché non la ritiene necessaria. Si parla di “istruzione”, si parla degli enormi problemi strutturali che riguardano le scuola, dei precari in esubero: nessuno – o almeno, non chi dovrebbe: ed è qui mi richiamo agli “intellettuali” – ha mai evidenziato che il nostro sistema scolastico non è mai stato radicalmente riformato dai tempi di Croce-Gentile, che una idea di “scuola”, e cioè di formazione tradotta in un sistema di istruzione pubblica, non è mai stata elaborata. Non ha senso continuare a lamentarsi dei precari in esubero, o almeno ce l’ha in misura molto relativa se il problema non viene affrontato a monte. I paesi dove ai trenta-quarantenni permesso di accedere alla società degli adulti sono i paesi in cui si investe nella formazione.
Gli intellettuali (a cui tolgo le virgolette per fiducia) dovrebbero iniziare a prendere qualche aperitivo in meno, a fare un po’ meno combriccola, anche virtuale, iniziare a sporcarsi le mani con qualcosa che nessuno sa bene cosa sia ma che c’è e non possiamo ignorare: la realtà. Per diventare adulti la prima cosa da fare, la prima mossa efficace è guarire dal narcisismo adolescenziale prima di scoprire di essere vecchi, inutili e “fuori tempo” (Vittorio Sereni ha fondato una carriera poetica sulla terribile sensazione del “mancato appuntamento con la Storia”).
E’ anche la ragione fondamentale per cui la letteratura italiana non riesce a trovare una lingua (e dunque uno sguardo) in grado di raccontare la realtà.
Tutto corretto. Siamo destinati a sopravvivere ai nostri padri, cosi` come i nostri figli sopravviveranno a noi.
E allora, tutti via. Prima i camerieri, poi i cuochi, poi i ricercatori, gli economisti, e i consulenti. Via gli avvocati, via una (piccola) parte degli insegnanti. Via i bambini, perche` i vecchi non possono piu`farne.
Quando tutta la gente in gamba se ne sara` andata rimarrano i meschini, i servili, e coloro che hanno paura. Ipertrofico senso di responsabilita` si traduce piu` correttamente con mancanza di coraggio.
E, come ha detto qualcuno mooolto piu` stronzo di me (che pero` stavolta ci azzacca) i vecchi si cmbieranno da soli il pannolone, senza vedere i loro nipoti.
Lasciamo perdere le BR, loro almeno ci hanno provato davvero a far fuori i padri. Voi (io sono ormai fuori) neanche vi passa per la testa.
Mah! Non ho capito molto il senso di questo articolo, credo abbia ragione Brenta nel definirlo piú appassionato che lucido!
Quel poco che ho compreso, correggetemi se sbaglio, sembrerebbe che il pezzo voglia comunicare che una generazione di uomini abbia fallito nei confronti del proprio paese e di se stessi, e che noi, figli di questi uomini, ne stiamo pagando care le conseguenze, e che queste occasioni sono ormai perse, mancate, senza un punto di ritorno e dunque tragicamente irreparabili! C’é tanto pessimismo se fosse cosí in ció che ho compreso e mi sembra ovvio (le occasioni mancate in Italia sono state e lo sono ancora tantissime, costanti e da svariati decenni).
Non ho letto il libro di Conrad (molto presto lo faró) e se la storia é come l’ho capita, il giovane comandante riesce comunque a tornare anche se ha patito le pene dell’inferno: salvo, temprato,maturo, insieme a lui i suoi marinai e tutta la nave!
In Italia mi dispiace dirlo, la nave salpa e non arriva neanche a metá strada, il giovane capitano, capito l’andazzo del culo che lo aspetta utilizza la sua fervida creativitá e intelligenza tipica italiana unica al mondo, su come guadagnarci da questa storia lavorando il meno possibile e guadagnando tutto quello che puo’.
Allora sparisce, cambia rotta, si mette in commercio con altri, rivende la nave a pezzi o intera, ritorna, mente dicendo che é affondata o che l’hanno assalito i pirati! e…incredibile! gliene danno pure un’altra, per ripetere quasi all’infinito, o con delle piccole modifiche all’italiana, lo stesso fatto anteriore!
Ora nella nave ci saranno senz’altro alcuni buoni marinai che faranno anche il loro dovere senza sapere mai i reali intenti del capitano, molti invece (la maggiorparte), non faranno neanche il loro dovere e tireranno a campare fregandosene totalmente della situazione imboscandosi a piú non posso, altri lo sapranno (i piú furbi) e scenderanno a compromessi , alcuni.. pochissimi, saranno degli eroi incorruttibili e ovviamente li faranno fuori!
Ora io in questa nave italiana mi sento e non esagero, come il marinaio che fa il suo dovere ma che non va oltre perché: o mi fanno fuori o mi tolgono pure quel poco che ho, soprattutto se devo tornare e sfamare una famiglia, pagare un mutuo etc.!
No! mi dispiace! non voglio dire che sono migliore ma io in tutta sta’ storia non mi sento affatto responsabile!
mi sono sempre domandato se quello che faccio é giusto o meno soprattutto sul luogo del lavoro!
Ho visto le cose piú meschine nel mondo del lavoro, italiani colleghi rubando spiccioli, imboscandosi per lavorare il meno possibile, alcuni i piú anziani giocando a fare i mafiosi come se ce l’avessero nel dna, inventarsi malattie corrompendo medici per dei certificati falsi, tanto protetti dalle leggi per non essere licenziati.
Ho lavorato in ambienti con molto personale e la media dei figli di buona donna era e suppongo che lo é ancora, altissima! fai una media e opla! questo é il popolo italiano dove piú del 50% é una specie di parassita allenato alla sopravvivenza! E questa media ovviamente é in tutti gli ambienti per arrivare alla fine poi alle articolatissime strutture politiche che brulicano parassiti e che oltre a succhiare il sangue lo contagiano anche, generando malattie croniche ormai senza cura!
Io credo che ognuno debba prendersi le sue responsabilitá, ovviamente per primi i politici e i responsabili dei servizi e poi i cittadini! Ma ci credo poco, e qui ci vorrebbe un capo del governo come il neo presidente dell’Ecuador Rafael Correa che ha fatto arrestare in blocco la precedente classe politica e con regolare processo sono finiti tutti in carcere! Ma quando c’é mai stato un capo del governo serio in Italia? L’unico mi é sembrato Moro ma l’han fatto fuori!
Infatti nell’articolo, c’é un timido tentativo di cambiarlo dal pessimismo alla speranza di un cambiamento, ma anche il giornalista ci crede poco perché il CAOS ormai é incontrollabile!Mah!
Donato scusami, prima dici che gli italiani sono quello che sono (corrotti, come minimo), poi che bisogna fare come l’Ecuador, arrestare tutti i politici (lo vorrei vedere, il regolare processo…). Non mi torna mica. Secondo il tuo ragionamento andrebbero arrestati gli italiani… A prescindere dal fatto che quando si propaganda la galera come soluzione di un problema così diffuso come la corruzione, si rischia di far preferire il problema alla soluzione…
LM
La classe politica equadoriana corrotta del precedente mandato! Non i cittadini in blocco! preso dall’orgasmo del momento mi sono espresso male! comunque non ci voleva molto per discernere le due cose!
Credo che siamo tutti d’accordo che la classe politica di un paese, se fosse un minimo dignitosa e piú restia alla corruzione, sarebbe un primo passo enorme! I cittadini poi ne seguirebbero l’esempio anche con una certa facilitá, tempo 20 anni e si sistemerebbero tanti di quei problemi, ma personalmente per me é (quasi) utopia!
Anch’io sono contro il sistema carcerario come soluzione, ma faccio una gran fatica a stare calmo di fronte agli orrori dei molti dei nostri politici! Che a metterli in carcere e poi buttare le chiavi mi sembra veramente l’unica soluzione per ricominciare da zero a ricostruire un paese!
Anche qui, mi risulta, si sono processati e si processano i presidenti del consiglio. Senza risolvere molto, però, perché un paese corrotto puoi governarlo solo se sei corrotto, o, al massimo, disposto a chiudere un occhio, per via che in democrazia c’è questo particolare che votano tutti (mannaggia…), a prescindere dalla loro dirittura morale. Insomma, per me sono peggio gli elettori, che più si moralizza più si faranno pagare il loro voto dagli aspiranti eletti. Al massimo elettori ed eletti sono uguali, come pure pensava Leonardo Sciascia dopo l’esperienza parlamentare.
Infatti é un problema di italianitá piuttosto che di singoli individui, che siano elettori o aspiranti eletti.
Povera Italia! E soprattutto poveri gl’italiani onesti che siamo comunque tanti!
scusate ma sta cosa del “povera italia,poveri italiani “ce la diciamo da 30 anni,almeno
come se gli errori venissero sempre da Marte:non è così
ecco quello che ho visto ,nella mia cerchia,magari non amici ma conoscenti,negli ultimi anni,non solo tra amici:
classica piccola imprenditrice di provincia,madre di amici(votan tutti a sinistra,appennino sopra bologna)che già nel 2005 diceva”non parliamo di tasse,sai di sti tempi ascoltano tutto!!!”(….)ah questa fa pure volontariato,eh…
dirigente di azienda,carattere da destra destra,persona capace e colta,ma che faceva “wow” tutte le volte che silvio b promuoveva una legge contro le intercettazioni(non mi risulta avesse problemi legali,ma si vedeva che non amava sentire parlare i giudici in tv)
dipendente comunale in emilia,altro caso,manco 40 anni,che ..”non so usare excel,per favore tornate quando ci sarà la mia collega “..in un azienda privata se non sai usare excel ti licenziano in tronco..
impiegate di ufficio di famosissima università che sbagliavano le date di una pratica,così da render me ,studente universitario,all epoca,una specie di trottola tra vari uffici,finchè proprio non ho dato in escandescenze
l’italia è fatta anche da gente così:e che nessuno se la prenda,ma a volte, manca davvero della disciplina(non qui,dico nel mondo reale)in mondo anglosassone anche se molto meno brillante,in superfice,almeno in quello è una garanzia
temo che questo sia uno dei frutti avvelenati del ’68 e anni seguenti,poi per carità,quella data ha partorito anche idee fulgide,eh,perlopiù
a riprova:
http://www.romatoday.it/cronaca/arresto-orlando-ranaldi-poste-senato-droga.html
gente,ma qui davvero ,ci voglion non dico processi esemplari,ma ci vuole qualcosa che faccia DAVVERO deterrente!!!!!!!!!
anche all estero capita qualche guaio di questo tipo ma NON credo tanti come da noi!!!!