Questo pezzo è uscito su Orwell. (Fonte immagine: Il Fatto Quotidiano.)
Il giorno dopo che Bersani annunciava coram populo televisivo che Giovanni XXIII era il riferimento fondante della sinistra italiana, qualche zelante funzionario del governo da lui sostenuto dev’essersi andato a rivedere il famoso filmato dell’11 ottobre 1962 – quando in una piazza San Pietro gremita, il papa buono pronunciò il discorso alla luna con la chiosa “Quando tornate a casa, fate una carezza ai vostri bambini e dite che è la carezza del papa” – e avrà pensato come attualizzarlo: si sarà messo a canticchiare una altrettanto celebre hit del maggio ’68, Una carezza in un pugno, e avrà poi provato a fare un detournèment di matrice debordiana, fino a trovare la chiave per tessere in un unico filo questioni come l’emergenza scuola, la disoccupazione di massa, il conflitto generazionale: così ben bardato da una divisa che l’ha reso anonimo, deve aver aspettato che le piazze del quattordici novembre si riempissero fino all’inverosimile di ragazzi, e solo a quel punto ha cominciato a menare manganellate a caso.
Quando, all’ora di cena, hanno cominciato a girare su internet le immagini degli studenti italiani picchiati alle spalle o la foto del tredicenne spagnolo con la testa sanguinante, si è messo seduto e ha atteso neanche troppo perché arrivasse un’agenzia con la dichiarazione di qualcuno che tirava in ballo, a dare un senso al pestaggio pan-europeo, la stracitata poesia anche questa del ’68: l’editoriale in versi su Nuovi Argomenti in cui Pasolini provava a definire anche i poliziotti come proletari e vittime della storia (un testo che dev’essere ormai fornito automaticamente alle forze dell’ordine quando si mettono in tenuta anti-sommossa).
Insomma la scuola si rinnova, dice Profumo; la nuova Europa ce lo chiede, ribadisce ogni giorno Monti. Eppure, mentre i decenni volano, il mondo si fa global, i social network la fanno da padrone, qualcosa non cambia. Le botte della polizia.
Quella delle botte, dei pestaggi in piazza, delle manifestazioni finite in massacro è un’unica grande tradizione italiana che lega la rivolta di Bronte soppressa da Bixio nel 1860, gli spari che Bava Beccaris elargì alla folla affamata dalla carestia del 1898, la strage di Portella della Ginestra nel 1947, il massacro di Reggio Emilia autorizzato da Tambroni nel 1960, le strade insanguinate da Valle Giulia in poi negli anni 70, e la macelleria messicana di Genova 2001. È molto bello che finalmente questa tradizione si festeggi oggi lanciando mortaretti dalle finestre dei ministeri.
Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).

buono, io tuo sarcasmo
b!
Nunzio Festa
Si dice da piu` e piu` parti che la storia dei lacrimogeni lanciati dal ministero sia una grossa bufala. Questo e` un blog culturale, quindi (pare di capire) non e` vincolato al rispetto della realta` fisica. Pero` sarebbe carino se qualcuno dei redattori si rileggesse un testo delle superiori per capirci qualcosa di traiettorie e impatti.
Riguardo al resto, siamo d`accordo. Se sento qualcuno citare A CAZZO la stessa frase di Pasolini per giustificare le manganellate (dal 77 a oggi, direi), sento un prepotente istinto di rissa.
Senza scomodare le leggi della fisica: la manifestazione in oggetto e le relative violenze da parte delle forze di polizia e carabinieri sono avvenute mercoledì 14 novembre, “Orwell” è un inserto culturale di “Pubblico” ed esce il sabato. Presumo quindi che l’articolo sia uscito il 17 novembre scorso. L’inchiesta per accertare le dinamiche della situazione è stata disposta proprio venerdì 16 e i risultati ufficiali si sono avuti appena il lunedì 19: non si poteva quindi essere più precisi nel pezzo, calcolando che è stato scritto certamente prima di sabato 17. Inoltre, chiedere di andare a rivedersi le leggi di traiettorie e impatti forse è un tantinello esagerato, calcolando che persino il ministro dell’interno Cancellieri ha avuto momenti di perplessità nell’esaminare il video dei lacrimogeni che venivan giù sfarfallando e che, per arrivare alle conclusioni ormai note, si è dovuto scomodare un team di super esperti.
(Però si scrive “détournement”).
Eva, la verita`sui lacrimogeni si e`saputa il giorno stesso, grazie alla rete e a quanti hanno sbugiardato il falso di repubblica. Se inserto culturale e`sinonimo di “bufala!, allora siamo dàcordo. Pero`una correzioncina, almeno sul web, andava riportata…
Ora copincollo nelll’agenda la successione cronologica degli eventi che assegnano il bollino blu alla democrazia italiana. Segnalo che i mortaretti dalle finestre dei ministeri risultano pietosamente “rimbalzati” . così come rimbalzano da una generazione politica all’altra le pietose menzogne sulle stragi
Se è per questo, in rete circolano anche ricostruzioni che sbugiarderebbero l’indagine del ministero, ma nel mio commento parlavo di dati (e date) ufficiali: quelli derivanti da un’inchiesta. Di sicuro non assegno bollini blu a nessuno. E trovo patetici i tentativi di giustificare le violenze dei poliziotti e dei carabinieri, con o senza Pasolini.
La solidarietà che il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ha espresso nei confronti delle forze dell’ordine (“Vorrei innanzitutto esprimere solidarietà alle forze dell’ordine che hanno avuto dodici feriti complessivi, alcuni gravi. Poi la situazione non era facile, tutta Italia ieri bolliva, è facile dire le cose dopo, ma dobbiamo pensare che gli agenti hanno operato in condizioni difficili e complesse”) è irresponsabile, perché il messaggio lanciato lascia presupporre che la polizia e i carabinieri, cosiddetti “tutori dell’ordine” siano in qualche modo legittimati a perdere le staffe davanti ai manifestanti, malgrado (grazie a?) i loro percorsi di addestramento, i loro caschi, i loro scudi e i loro manganelli. Per di più, non mi risulta che il ministro Cancellieri si sia precipitato ad esprimere con altrettanto vigore la sua solidarietà nei confronti delle vittime di quelle reazioni spropositate. A ben pensarci, i nostri super tecnici sembrano aver perso un po’ tutti la voce al riguardo.
A me sembra che la tradizione di smanganellare a sangue nelle piazze sia un po’ come la prostituzione, é sempre esistita e non solo in Italia, vivo in Spagna e la polizia spagnola fa a gara con quella italiana a chi massacra di piú!
E’ la tradizione a reprimere le folle, o presunte tali, che è sempre esistita e sempre esisterà.
Dall’antico Egito ad oggi, e credo al 3000 d.c., chiunque si organizzerà per “protestare” contro l’Impero viene e verrà DOMATO, con ogni mezzo…IO comando, tu NON conti niente e devi stare al TUO posto. Punto.
Il problema è che non stiamo parlando di episodi accaduti nell’Egitto dei faraoni o nell’Impero degli antichi romani, ma di violenze accadute nel 2012 in una Repubblica che si vuole democratica.
Mah!
E’ bello pensare che in un paese democratico nel 2012 si rispettino le norme sacre della libertá di un uomo.
Ma al momento opportuno esce fuori la vera natura di uomo! in questo caso di un uomo che arriva al potere e nella maggior parte delle volte per ambizioni, manie di grandezza ed ego smisurato e non certo per amor di popolo, basicamente certe persone sono violente, egoiste e con sentimenti umani ridotti al minimo, e quanto piú cresce il potere tanto piú cresce la paura di perderlo, paura che ti porta poi a perdere la luciditá in situazioni estreme e dunque a ricorrere ad atti violenti e di omicidio cercando di contrarrestare le rivolte, giustificando il tutto dalla prerogativa astratta (e ipocrita) di salvaguardare lo stato!
Questo succedeva durante l’antico Egitto, adesso (per il momento ancora nei paesi in via di sviluppo) e in futuro!
Mi dispiace dirlo e mi vergogno anche, ma gli uomini sono basicamente una razza violenta! Basta vedere la ex Jugoslavia , ho conosciuto slavi che prima della guerra erano quasi parenti e durante la guerra si ammazzavano come se niente fosse! In Spagna durante la guerra civile accadeva lo stesso! E comunque dalla seconda guerra mondiale non é passato nemmeno un secolo. L’ Europa nella zona del mediterraneo ancora é protetta ma se continua cosí non tarderá molto a fare il botto, almeno in Spagna dove vivo , in Grecia se non prendono seri provvedimenti, presto accadranno incidenti molto gravi!
Come faccio ad avere la mail di Raimo: dovrei scrivergli…
Ciao Giuseppe, scrivi a redazione[at]minimaetmoralia.it e gliela giriamo.
Vi ho spedito la mail ma ancora nulla: avete novità?
Ottimo articolo, ne farò un punto di riferimento, chissà che quanto letto non possa aiutare anche me.