Un camion lanciato a tutta velocità nella folla tocca le paure più profonde (Duel, La macchina infernale, Convoy…), un autista nascosto che cerca zigzagando di impattare quanti più corpi possibile è una versione impazzita di Grand theft auto. È assurdo e stupido scandire: Non facciamoci prendere dalla paura. Se non ho paura di questo, cosa mi fa preservare la mia umanità?
François Hollande ha dovuto ovviamente dichiarare che le misure di sicurezza straordinarie, inaugurate novembre scorso e che sarebbero restate in vigore fino al 26 luglio, saranno prolungate di altri tre mesi. Nelle destre nazionaliste c’è chi fa ancora la voce più grossa, invocando pugni di ferro; “ora servono maniere forti” twittava stamattina Matteo Salvini. Quali sarebbero queste maniere forti? Vietare il noleggio dei camion? Espellere i milioni di cittadini di origine nordafricana dalla Francia? Distribuire armi di stato? Chiudere le frontiere a ogni ingresso in ogni città? Aumentare la sicurezza è un’espressione autocontradditoria: quello che possiamo forgiare è solo un feticcio di sicurezza di fronte a azioni del genere. Il meglio che ci possa succedere in questa escalation emergenziale è di ritrovarci come i cittadini di Israele che difendono le nuove colonie autoreclusi in uno stato sempre più militarizzato; non saremmo comunque immuni da attentati come quello di ieri. La paura non passerà.
Anche perché qui c’è di più dell’ideologia o del conflitto politico: non c’è un esercito di liberazione, guerriglieri che si organizzano, qui c’è un patologico culto di morte – qualcosa che scava dentro lo scheletro fragile della condizione umana. La follia di Mohamed Lahouiaej Bouhlel, quello che pare essere l’attentatore di ieri, non è così diversa, almeno dal punto di vista fenomenologico, da quella di Andreas Lubitz, il pilota tedesco che si schianta sui Pirenei con un aereo pieno di passeggeri, o anche da quella di Anders Breivik che spara coi suoi fucili automatici nel corso di una festa politica, o da quella di Omar Mateen che irrompe armato in un locale di Orlando e fa fuoco all’impazzata. La cupio dissolvi omicida e suicida, l’eliminazione del minimo senso di empatia, la mancanza dell’istinto di conservazione, è un morbo che affetta in modo trasversale uomini mentalmente disturbati ad ogni latitudine, trasformatisi in assassini di massa in carcere o in un internet point dove hanno passato mesi a leggere deliri di qualche sedicente guru politico o religioso; l’Isis ha gioco facile a intestarsi questa ferocia disumana che da chi uccide viene rubricata come odio nei confronti dei valori occidentali. In questo senso ha ragione Bruno Ballardini quando, nel suo libro sullo stato islamico, ne parla come di un organismo culturalmente modificato, riconoscendone i caratteri di una politica ridotta a oscena campagna di marketing dell’apocalisse; oppure Franco “Bifo”, Berardi quando cerca nel suo libro sui suicidi e gli omicidi di massa in questo impulso di annientamento la forma scenica di una crisi globale.
Del resto, “i valori occidentali”: che espressione cretina. Di fronte a questo terrorismo nichilista occorre semplicemente credere che la vita vale più della morte. Lo dice ogni fede e ogni pensiero laico e illuminista. Ma occorre al tempo stesso fare lo sforzo di immaginare cosa vuol dire che sia così diffusa un’ideologia di morte così atroce, altrimenti la sola reazione è lo stordimento e un terrore subcorticale costante, la paranoia come emozione di base.
È chiaro che i decenni degli anni novanta e duemila con i loro eroi – il ballerino ubriaco Bush e il bugiardo conclamato Blair – hanno innaffiato di veleno il pianeta laddove dichiaravano di esportare democrazia. Invece di inventarsi un piano Marshall per il Medio Oriente, invece di garantire forme di emancipazione dal neocolonialismo economico e politiche di giustizia sociale che andassero oltre un’Europa mercato unico, si è creata una campagna di guerra permanente senza una strategia politica. L’evocare fantasmi nazionali, che sia una Padania qualunque o un’Inghilterra imperiale o addirittura un ridicolo Califfato, oggi raccoglie soltanto l’odio che è stato appena seminato.
Ci sono ormai due generazioni di arabi, iracheni, siriani, libici… che non hanno visto altro che guerre nella loro vita, per cui lo stesso concetto di radicalizzazione è fuori luogo.
Lo scontro di civiltà nel 2016 è ridotto a una jihad in subappalto a piccoli sbandati contro uno stato di emergenza paranoica diffuso quanto i confini del cosiddetto occidente.
Ma se dobbiamo parlare di Francia non possiamo esimerci dall’evitare una generalizzazione: gli attentatori che hanno colpito al Bataclan o il 13 novembre scorso non erano iracheni infiltrati, kamikaze siriani, finti profughi mandati in missione da Al Baghdadi: erano cittadini francesi di origine nordafricana, erano il fallimento paradigmatico della politica sociale di un paese che non ha fatto ancora i conti con il suo colonialismo, e che solo pochi anni fa ha attuato in Libia un intervento che poteva essere datato 1960.
Ma questa complessità di letture non sarà sufficiente: anche oggi troveremo chi scriverà che una fede professata da un miliardo e mezzo di persone è un credo criminale di per sé. E avrà la sicurezza del colonnello Mathieu della Battaglia di Algeri – “disarticolare le cellule terroriste”, ancora più durezza, ancora più stati di emergenza, un parossismo che mostra solo la debolezza di una retorica dell’emergenza che non è più nemmeno efficace per affrontare il trauma.
Possiamo fingere di consolarci e accontentarci del piglio tronfio di un Hollande versione Mathieu, esaltare la forza militare, o al contrario stigmatizzare la sua retorica marziale (“Il male, noi siamo in grado di sconfiggerlo, perché noi siamo la Francia”). Non possiamo però che renderci conto di una cosa: che la sua strategia non sta vincendo.
Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).

ne condivido lo spirito e la lettera, unitamente al senso di profonda, vigile inquietudine che affiora tra le righe
forse è davvero il momento di dare un nome e un volto a quel sentire: cominciando a ripensare tutto: tutto
grazie per la condivisione
l.c.
la Carta francese ispirata a Libertà, Uguaglianza e Fraternità si è trasformata nel “salvacondotto” immateriale per i cultori della morte, che agiscano individualmente per emulazione oppure in cellule anche efficacemente organizzate.
E la libertà è declinata nelle quattro forme da Roosevelt tra cui devono coesistere la libertà DALLA paura e la libertà DI culto.
Non credo che si tratti solo di Francia e di una strategia che non sta vincendo: la questione ha contorni internazionali e la strategia invece no.
A mio modesto avviso, questa è una di quelle questioni in cui la sovranità dello Stato offre tutta la sua sterilità concettuali: solo la sussidiarietà tra Stati, la collaborazione internazionale può sopperire alle deficienze, ai limiti di ogni singolo Stato. E quelli che sono limiti per uno Stato sono opportunità per un altro. Potrebbero esserlo.
Posto il link cui puntare per un ulteriore contributo: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-07-15/la-paura-non-deve-sopraffare-l-intelligenza-014106.shtml?uuid=ADzEGCt&utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook
Analisi dotta e interessante,ma a parte le analisi servono anche possibili soluzioni..L’autore non descrive alcuna soluzione..Certo ci sono tanti psicopatici in giro magari in cerca di legittimazione o giustificazione per i loro atti infami ,ma è anche vero che il Wahabitismo Saudita penetrato a suon di dollari con centinaia di moschee e iman stipendiati e fedeli al credo Sunnita_Wahabita,,che predicano una versione dura dell’Islam ,che teleguidano probabilmente a forza di “mance” esponenti del congresso e senato USA,lobbies di vario genere in USA ed anche in Europa qualcosa ha determinato …L’Europa è piena sempre più di Africani, Cinesi o Asiatici di altra religione non particolarmente credenti , che fanno business e non organizzano attentati anche se storicamente non sono stati trattati benissimo..E inutile e troppo buonista negare che c’è un problema culturale e religioso.Negare che l’Islam sopratutto se Wahabita è incompatibile con la nostra democrazia,perchè oltre che una religione è una legge (divina),perchè non accetta il laicismo e pretende di non rispettare leggi dello stato eventualmente in conflitto con quella “divina”,che discrimina le donne,etc..E’ purtroppo questo tipo di Islam che sta prendendo piede in Europa ,un Islam dogmatico che non accetta un dialogo,che si chiude a riccio e impedisce alla comunità islamica di aprirsi…Se così continuerà ad essere un conflitto sarà inevitabile..e l’intolleranza reciproca porterà il sangue…Gli Usa hanno capito e comincia ad esserci una certa pressione sui Sauditi..ed anche sulla Turchia che voleva un forte ruolo regionale neo-ottomano.Kerry oggi era a Mosca per ricucire un dialogo e operare congiuntamente in Siria ed Iraq per far scomparire lo stato islamico…forse un inizio per una nuova storia..
Solo una precisazione: il volo Germanwings non si schiantò sui Pirenei ma sulle Alpi francesi.
a me non sembra particolarmente dotta un’analisi che dice che i valori occidentali sono una cretinata. in virtù di questi l’autore scrive. siamo di fronte alle solite analisi neomarxiane. nulla di nuovo. sfugge all’autore che creare cellule dormienti o subornare persone disagiate per far loro commettere atti di terrorismo è strategia di ogni sevizio segreto dalla notte dei tempi. ed è questa la nuova strategia isis. perch* rischiare la pelle e spendere soldi con l’immenso serbatoio di fuori di testa musulmani che si trova in occidente? visto che all’autore giustamente piace il cinema e suppongo la letteratura consiglio di rileggere tanto le carrè, fino a tornare a conrad.
ben detto gianni,in alto c’è la solita analisi neomarxista che peraltro non fornisce soluzioni; patetico poi il riferimento all inghilterra (peraltro è ancora”gran bretagna”)e si suppone al brexit,dove i cittadini britannici NON si son fatti influenzare dalla City, e questo va a loro onore
Mi ritrovo molto nelle parole di Giorgio Nastasi. Le città europee sono piene di immigrati di prima, seconda generazione e così via, ma solo quelli che abbracciano un certo tipo di islam sono pericolosi. Cinesi, latini, ecc. per dire vivranno ugualmente un certo allontanamento ed esclusione che le nostre politiche sociali impongono, ma non vanno in giro a uccidere e ad immolarsi per un Dio qualunque. Il nostro nemico è l’islam modello wahabita che è proprio inconciliabile con l’Occidente. Purtroppo noi accecati dai soldi abbiamo aperto tutte le porte ai sauditi, abbiamo dato la possibilità di fare quello che volevano senza controlli senza verificare che tipo di islam stessero esportando. “Prego costruite moschee, mandate qui i vostri intellettuali di regime, i vostri imam più integralisti…tanto che vuoi che sia?”abbiamo detto a questa gente. Accecati dai petrodollari abbiamo pensato: “ma chi se ne frega..staranno nel loro…che caratteristico il burqua…tanto..” oppure abbiamo pensato che una volta a Bruxelles, a Parigi, a Milano tutti avrebbero preso i nostri costumi, il nostro modo di pensare, il nostro modo di fare politica, invece così non è andata, chi non li ha accettato la nostra Società(o ne è rimasto fortemente deluso)è stato intercettato dall’islam più oscurantista, più antifemminista, più crudele, quello a cui noi abbiamo aperto le porte senza manco chiedere un controllo, una verifica. E adesso che i soldi sauditi pagano il nostro calcio, alimentano le nostre Borse, comprano le nostre aziende in crisi, che sono alleati di ferro dei nostri alleati di ferro, è difficile dire: “Eh no, cari miei…così non si fa…”. E’ tardi. Troppo tardi.