Luca Raffaelli ha intervistato per la prima volta Giuliana Di Cretico, la madre di Andrea Pazienza. Pubblichiamo l’intervista ringraziando il Venerdì di Repubblica, testata su cui è originariamente apparsa, e l’autore.
di Luca Raffaelli
La mamma di Andrea Pazienza ha finalmente voglia di parlare e ricordare. Forse ne sente il bisogno. E lo fa con la sua moderata cadenza tra il marchigiano ed il pugliese, fermandosi talvolta per controllare le emozioni, o quando la commozione diventa troppo forte. Ogni tanto chiede alla figlia Mariella, che l’accompagna, se sta dicendo bene. Le chiede: “ti ricordi, mamma?”, dove “mamma” è il suo dolce intercalare. Giuliana Di Cretico, professoressa di educazioni tecniche a San Severo, è stata sposata con Enrico Pazienza, professore di educazione artistica. Andrea, il loro primo figlio (poi sarebbero arrivati Michele e Mariella), è stato uno straordinario artista del fumetto, morto a 32 anni nel 1988, venticinque anni fa. Enrico se n’è andato nel 1998, dieci anni dopo.
Signora Giuliana, quando vi siete accorti del talento di Andrea?
È stato un bambino particolare: ha cominciato a parlare tardi. A parte mamma e papà, le prime parole sono state catta e bia, carta e matita. Un giorno fece il disegno di un orso e noi sbalorditi gli chiedemmo: ma che cos’è? Orso!, ha risposto lui.
Quanti anni aveva?
Diciotto mesi. Poi ha cominciato a scrivere. Scriveva e disegnava nello stesso momento. Mi accorgevo che spesso rideva da solo con il foglio davanti. Si divertiva per quello che stava inventando.
Scriveva anche poesie, vero?
Sì, tante. Molte le so a memoria. Per esempio: Dormi dormi dormi almeno tu che puoi dormire. Io penso a te tu non pensare a me.
La divertiva tutta questa creatività?
Fino a quando è stato ragazzino, fino alle medie, Andrea era timido, stava molto a casa. La mia paura era che lui mi morisse. Non so perché. Forse perché è stato il primo figlio ed era l’inesperienza che mi spingeva ad essere protettiva e preoccupata.
A dodici anni Andrea ha disegnato il suo funerale.
Quel disegno, invece di angosciarmi, mi liberò. Si vede il suo volto di ragazzino con gli occhi vuoti, tanti visi straziati dal dolore, c’è il mio, c’è quello del padre e poi la scritta: Andrea è morto. C’è anche qualcuno che ride. Io gli chiesi perché, e lui: mamma, c’è sempre qualcuno che è contento. Era convinto di diventare famoso: la bara era portata a spalla e sopra c’è un volo di corvi e un avvoltoio. È un disegno profetico.
A tredici anni andò a studiare a Pescara.
Prima con un tema vinse il premio di un concorso nazionale. Ma la sua grande passione era per il disegno. Dovevamo mandarlo a studiare in un liceo artistico (lui era un anno avanti). Così decidemmo a Pescara, in collegio dai gesuiti. Dopo quindici giorni andiamo a trovarlo, annunciando la nostra presenza. Arrivati lo troviamo davanti al cancello: “da quando avete detto che siete partiti sto qui ad aspettarvi”. Non stava bene. Così trovammo una sistemazione da una signora che lo trattava con affetto. Mi disse: mamma non dovevi dirle che mi piacciono i fegatini di pollo. Ormai non cucina altro…
A Pescara per fortuna trova dei professori straordinari.
Sì, soprattutto Paolinelli e Visca. Hanno capito chi avevano di fronte. Con loro Andrea ha giocato, inventato, scherzato. E loro sono stati al gioco permettendo ad Andrea di sviluppare tutta la sua giocosa creatività.
L’impressione è che Andrea costantemente cercasse di ricostruire una famiglia.
Sì, è così. Nella scuola, ma anche dopo, nelle redazioni, in quella del Male, di Tango. Per lui la famiglia era importante. Era legato alle tradizioni. E con noi era sempre al massimo: se arrabbiato era arrabbiatissimo, se allegro allegrissimo, non stava mai nei limiti.
Perché arrabbiato?
Soprattutto per i conflitti con il padre. Enrico lo avrebbe voluto pittore come lui, e si era accorto che Andrea invece preferiva un’altra forma d’espressione, e questo non lo poteva capire. Poi si è accorto che non condividevano neanche le idee politiche… quando è andato a Bologna e ha realizzato i suoi primi fumetti di Pentothal io glieli nascondevo, proprio per evitare che poi tra di loro ci fossero delle discussioni.
Quelli sul Male, allora, ancora peggio.
Enrico era democristiano, Andrea il contrario. Enrico era ligio al canone, ed era anche religioso. Che poi si stimassero infinitamente è un’altra faccenda. Ma negli scontri erano teatrali. Ed è stato difficile per me e per i fratelli convivere con due personalità come loro. C’era poca concretezza nei loro comportamenti, sempre presi dai loro sogni e da se stessi. Però in una lettera Andrea scrive: papà, tu sei il più grande acquarellista che io conosca. Dai che ti faccio una mostra dove vuoi tu, così alla storia ci passi tu.
Lei leggeva tutto quello che realizzava Andrea?
Non ho mai letto Pompeo. Perché non so come potrei reagire. So che dentro c’è tanta sofferenza e… credo che mi farebbe troppo male. Vede, io ho un rammarico.
Quale?
Quello di non essere stata consapevole della vita di Andrea a Bologna. Andai nel ristorante dove era solito mangiare lui e la signora che ci lavorava mi prese da parte: signora, suo figlio è manipolato da persone che lo circondano e lo sfruttano. È vero, era strano Andrea. Il giorno in cui sono partita insieme a un amico di Foggia gli dissi: Andrea io vado ma non mi piaci. Non sei l’Andrea di mamma. E lui mi ha rivolto uno sguardo di disperazione mai visto prima. Ci mettiamo in macchina e questo amico mi fa: signora non avrebbe dovuto salutarlo così. Non si era accorta che Andrea non stava bene? Ho pensato: “io lo devo salvare in qualche modo”. Sto dicendo delle cose che non ho detto mai a nessuno… Allora ho cercato in tutti i modi di allontanarlo da Bologna e di portarlo a Montepulciano. Ci ha aiutato Vincenzo Mollica, anche nel trasloco. Purtroppo, non è bastato.
Minima&moralia è una rivista online nata nel 2009. Nel nostro spazio indipendente coesistono letteratura, teatro, arti, politica, interventi su esteri e ambiente

grande Paz !
difficile governare tutta quella creatività…
Ti sia lieve la terra
grazie per averla ripresa, un’intervista molto bella…
Era la mia insegnante alle medie di ed. artistica, grande donna…un ricordo ancora vivo quando un giorno venne Andrea a scuola a salutare la madre, chiamò alla lavagna un alunno gli fece fare un segno con il gesso e dal quel segno nacque un cowboy a cavallo…SPETTACOLARE…
Un abbraccio alla mamma di Andrea, è stato un grande artista (anche il padre lo era) e resterà per sempre nel mio cuore, ormai non più giovane ma per sempre “sbarbo” – grazie per aver condiviso i suoi preziosi ricordi, li porterò con me
Ho letto fin da piccolo i suoi fumetti che per mia fortuna mio padre aveva in casa, cosi`
che posso solo dire che se al giorno d`oggi ci fossero geni come Paz, magari il mondo della cultura
e non solo quello sarebbe molto meglio
RIP
É l eroe d san severo.
Traspare da queste poche righe la tenerezza e la malinconia di una mamma che non si libererà mai dai rimorsi e dai sensi di colpa dettati dagli “avrei dovuto” e dall’infinito dolore che provoca la perdita di un figlio.
Il Paz e’ ormai una leggenda e gli attestati di stima non sono mai abbastanza.
Io oggi pero voglio dedicare un pensiero dolce a questa donna che vivrà sempre nell’angoscia di un pensiero fastidioso di aver sbagliato qualcosa.. Signora cara il suo infinito amore per suo figlio lo ha reso libero di esprimersi con tutto il suo talento e la sua creatività donando alla letteratura italiana un esponente che con le sue opere e il suo talento ha spiegato in tempi non sospetti i tratti di una cultura complicata come e’ quella nostra contemporanea.
Non la conosco personalmente ma posso essere certo che lei e’ stata la mamma migliore che il Paz poteva avere.
Che dio la benedica
Una grande mamma: umana e appassionata. Quella che tutti vorrebbero.
Hai segnato la mia vita,il tuo sarcasmo,il tuo malessere dell’epoca fu anche il mio,nel ’77,avevo 17 anni sono della provincia di BO,avevi centrato perfettamente ciò che si respirava nell’aria,hai descritto in maniera unica il mio vivere nelle performance delle tue storie,ho passato i 50 anni,sono sposato con figli e a te ho dedicato il nome della mia primogenita,sarai per sempre nella mia memoria e con un pò di malinconia ti scrivo ora per dirti che sei stato la mia valvola di sfogo per tante cose e come vorrei ci fossi ancora ora più che mai attuale,buon viaggio.
Non ho mai conosciuto personalmente Paz ma per me era allo stesso tempo il migliore amiCo , il bastardo che ti rubava i soldi e la ragazza ma che alla fine perdonavi perché stava peggio di te. ‘Mai avrei pensato di potermi commuovere leggendo un ” fumetto. “.Io l’ho sempre sospettato che era un genio Paz! Ci sono cresciuto con i suoi disegni . Quando appresi la notizia della sua morte ci rimasi malissimo. Ma lo ricordo soprattutto per l’ironia del suo tratto e per le tante risate che mi faceva fare. Proprio come un vero amico !
Prima di iniziare a leggerla mi ero proprio chiesto : ” Chissá come avrá reagito leggendo Pompeo? ” …
cristo santo. sembra che una maledizione pesi sulla tesata delle persone molto, troppo intelligenti. E poi ci mancano tanto. Perché noi, la maggioranza subiscente (questa l’ho inventata io) che subisce perché non ha, non abbiamo nessun talento, vedono sfuggire questi fuochi fatui che ci illuminano così brevemente ma di cui serbiamo il massimo ricordo. Forse è così: sì, non c’è gioia e amore se non si soffre e si vede soffrire. Almeno le persone come lui graffiano la vita con la loro esistenza e ne lasciano così i segni del loro passaggio. io, noi, voi, loro, che segno lasciamo?
povera madre che se l’è poco goduto. Ma le persone come il PAZ prima o poi devono andare
W Paz!!!!
Andrea era anche un grande dj.. Spesso metteva i dischi al Loft di david mancuso a NY e disegnava i suoi flyer.
quando aprirono il Paradise garage chiamarono Andrea per fare il resident ma lui rifiuto’ perché nn voleva trasferisi a NY e alla fine consigliò di chiamare un suo amico chiamato Larry Levan, che accetto, diventando un icona mondiale
Grazie signora per aver donato al mondo un genio assoluto.
E’ stato uno che guardava avanti. Indietro mai; neanche per prendere la rincorsa.
Grazie signora per aver donato al mondo un genio assoluto.
Era uno che guardava sempre e solo avanti. Indietro neanche per prendere la rincorsa.