di Pierluca D’Antuono (Verde rivista)

“In un luogo che vive solo di notte, illuminato di giallo ocra e rosso tuorlo, con libri, alcol a poppa, microfoni e leggii a prua, in una nave che va a fuoco da tre anni – ma proprio questo è l’intento. Abbasso le freddi navi fantasma” – e non brucia più da che s’è fatta primavera: le migliori menti di una generazione, verticale nel tempo e orizzontale nello spazio, si incontrano ogni venerdì nel cuore di Centocelle. Sono lettrici ibride, aspiranti lettori, operai specializzati, neet ossessionate dagli iperoggetti, cis che non ci credono più, poete non integrate, scrittori della domenica, psicoanalisti pericolosamente immersi negli anni Venti, sardi maledetti, sedicenti mostrologhe, coriacei camerieri della bassa padana, bidelle laureate, fenditori di blockchain infestate, picchiatrici seriali di presentazioni letterarie e adoratori spiantati della Famiglia Di Mino; si riconoscono nell’unica corrente letteraria coeva, la letteratura pazzesca in Italia de La Nuova Verde, e hanno trovato casa nel Pasto Nudo. In un luogo che vive solo di notte, ogni venerdì, elevano l’altare ai libri che hanno amato, e pagina dopo pagina, senza saltare un rigo, leggono ad alta voce fino a materializzare l’ologramma di una vertigine.

Dal 14 gennaio 2022, il Pasto Nudo ha letto collettivamente, a staffetta, Works di Vitaliano Trevisan, senza saltare una pagina, dall’inizio alla fine, di fronte a venti, dieci, cinquanta, tre – nessuna persona.

Lo abbiamo fatto perché al Pasto Nudo vogliamo leggere i libri. Parlarne, certo, presentarli da amici, ma prima leggerli, integralmente, cercando di restare più lontani possibili dalle dinamiche sociali del mondo di persone che con i libri ci vivono – roba notevole, roba indispensabile, roba che gli fa onore, roba che ci rende tutti quanti umani bisognosi d’amore di gloria di amicizia di sentimenti eccetera – ma che necessariamente finiscono per inquinarli.

Lo abbiamo fatto per costruire un momento protetto.

Lo abbiamo fatto perché leggere ad alta voce e ascoltare un testo insieme, nello stesso momento, modifica la fruizione e la ricezione del testo.

Lo abbiamo fatto perché il testo è un essere vivo che si vergogna e scappa e si avvicina e si modifica e ama quantisticamente quando viene visto, in base a chi lo vede.

Lo abbiamo fatto perché Works accogliesse la possibilità di uno stato energetico collettivo.

Ci è voluto tanto tempo.

Se tu che adesso leggi ci hai fatto compagnia in questo lungo viaggio, lo sai già: a volte ti sei annoiato, altre volte ci hai odiati. In alcuni momenti è stato solamente bello, in altri ti sei emozionato. Works è stata la sensazione di una marcia sfiancante, noi l’abbiamo ricostruita, il Pasto Nudo l’ha allestita: è stata la cosa più utile che abbiamo mai fatto.

Siamo arrivati alla fine.

Venerdì 6 maggio, dalle ore 20, puntuali, leggeremo le ultime pagine.

Leggerai anche tu, se ci sarai e vorrai e poi festeggerai con noi i dieci anni di Verde, “la peggiore rivista su cui pubblicare, escluse le altre.”

Al Pasto Nudo, la nostra casa, in Viale della Primavera 319/B, Centocelle, Roma.

 

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