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Photo by Lana Soosar on Unsplash

Se il romanzo, il racconto, il memoir, la fiction, l’autofiction, la non-fiction, la letteratura, ecco, è ancora viva, è grazie ad autori come Andrés Neuman, che non si accontentano di scrivere i soliti romanzi, i soliti racconti, i soliti libri autobiografici nostalgici, la solita saggistica brillante e un po’ superficiale. Leggendolo, ho sempre l’impressione che Neuman non si perda nulla di quello che c’è là fuori, che sappia davvero cosa significhi guardare, che sappia anche come tradurre l’esperienza in una storia, il dettaglio in un’epifania. E io ringrazierò sempre e per sempre la casa editrice SUR che me l’ha fatto conoscere (lui e tanti altri, a dirla tutta), e che adesso l’ha fatto tornare con un libro che non appartiene a un vero e proprio genere letterario, ma che importa, si chiama Anatomia sensibile (traduzione di Silvia Sichel) ed è bellissimo.

L’anatomia, si sa, è una scienza, e come tale potrebbe risultare, ogni tanto, un po’ fredda, ma è impossibile che questo accada in un libro di Neuman, che sa come rendere tutto “sensibile”. Un viaggio nel corpo umano, quasi come quello della serie animata Siamo fatti così, in cui possiamo imparare a leggere noi stessi, l’aspetto materiale e umano delle nostre vite. La funzione dei capelli è “l’enfasi”, “pettinarsi è un atto politico”, il ventre postparto disegna “la trama di una mappa”, l’elemento nobile dell’ombelico è il suo istinto di conservazione di quella “lanugine millenaria”, l’orecchio è una “chiocciola sonora, trasporta la traccia di ogni voce”, la vagina “non è l’origine del mondo”, la vagina è “il futuro del mondo”.

Potrei andare avanti all’infinito, però non vorrei rovinare il piacere, la sorpresa, ecco, come quelli che citano tutto il libro per far vedere che l’hanno letto o anche come quelli che oggi preparano i trailer, che sono lunghissimi e si vedono tutte le parti migliori del film, dall’inizio alla fine. Questo libro magico di Neuman, come capita spesso con i libri magici, mi ha fatto pensare ad altri libri, tutti dedicati al corpo, a questo elemento fondamentale delle nostre vite che, più dell’anima, direi, ci dà il permesso di esistere.

Philip Roth, Il seno (Einaudi, traduzione di Silvia Stefani)

Philip, che ha sempre “guardato” Kafka, in questo piccolissimo libro immagina una riscrittura de La metamorfosi, solo che il protagonista, il professor David Kepesh, qui, si risveglia nelle sembianze di un seno. Ipocondriaco, si vede come “macchiato, come se una fragolina, o una ciliegia” si fosse schiacciata contro il suo pube. Grottesco, ironico, angosciante, bellissimo.

Daniel Pennac, Storia di un corpo (Feltrinelli, traduzione di Yasmina Melaouah)

Lison riceve dal padre, nel giorno del suo funerale, un pacco, accompagnato da una lettera: “Ogni volta che il mio corpo si è manifestato alla mia mente, mi ha trovato con la penna in mano, attento alla sorpresa del giorno”. Un diario del proprio corpo, insomma, che il padre ha tenuto da quando aveva dodici anni fino a quando ne ha compiuti ottantasette. La pelle che cambia durante l’adolescenza, con le ginocchia che fanno male, anche di notte, per via della crescita, le erezioni provocate anche dalla lettura di Rousseau, il sudore di un corpo svuotato dopo aver fatto l’amore, il modo di confrontare il proprio corpo che cambia nel tempo con quello degli altri, dai muscoli alle misure dei genitali, dai capelli che svaniscono ai denti che cadono. Un libro bello, commovente, geniale.

Emmanuel Carrère, I baffi (Adelphi, traduzione di Maurizia Balmelli)

Lo spunto di questo romanzo, per me il libro migliore di Carrère (aspettando Yoga, ovviamente), viene sicuramente da Uno, nessuno e centomila. “Che ne diresti se mi tagliassi i baffi?”, chiede il protagonista alla moglie, nell’incipit di questa storia. C’è solo un piccolo inconveniente, né lei né i loro amici più cari ricordano di averlo mai visto con i baffi. Questi baffi immaginati, pensati, smentiti, rimpianti, portano il protagonista a una profonda e sofferta crisi d’identità, a un viaggio fuori e dentro se stesso, a rivedere tutta la sua vita sotto una luce diversa.

Lezioni di anatomia (Minimum Fax, traduzione di Veronica Raimo)

Quindici scrittori, mischiando vari generi, raccontano altrettanti parti del corpo. Naomi Alderman racconta come e perché l’intestino sia la sede dell’ansia, ma anche della parte comica che c’è dentro ognuno di noi, Annie Freud scrive un piccolo saggio poetico-letterario alla scoperta del rene, ispirata da un’operazione fatta dal marito, Abi Curtis scopre tutte le possibili declinazioni dello sguardo, e come i nostri occhi esistano anche grazie a quelli degli altri, e così via. Un libro di racconti, di storie, che si fa vocabolario della nostra esistenza.

 

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1 commento

  1. Appena terminata la lettura di Parlare di soli. Non potrei essere più d’accordo dalla prima all’ultima parola su Neuman. Formidabile!

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Autore

giorgiob.@minima.it

Giorgio Biferali è scrittore, docente dell’accademia Molly Bloom e insegnante di italiano in un liceo. Collabora con quotidiani e riviste culturali, dove si occupa principalmente di cultura pop. Ha pubblicato, tra gli altri, L’amore a vent’anni, romanzo d’esordio presentato al Premio Strega 2018, A Roma con Nanni Moretti (Bompiani), Il romanzo dell’anno (La nave di Teseo), Cose dell’altro mondo e Guida tascabile per maniaci delle serie tv (entrambi editi da Clichy).

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