Dicembre 1983. David Bowie sta cenando in un ristorante tra Svizzera e Germania con Catherine Deneuve, un paio di universitari di Francoforte si avvicinano al tavolo dei due semidei e buttano lì un “Come va, dottor Jones?”, esclamazione piuttosto indisponente, considerando che la rockstar non si fa chiamare col suo vero cognome.
Il Duca Bianco avrebbe potuto ignorare il commento come se non fosse mai stato pronunciato e invece invita i ragazzi a unirsi al tavolo, e prosegue la serata parlando con loro di libri, cinema e arte con una perizia che i giovani troveranno “da accademico”. Gli studenti sono sbalorditi della sua umanità e restano di stucco quando Bowie gli dice che in primavera suonerà nella loro città, Francoforte, e che se li vorranno lascerà dei biglietti per loro all’ingresso del teatro in cui si esibirà. Passano i mesi, la sera prima dell’evento la coppia di studenti ha un battibecco.
La ragazza non vuole rovinare il ricordo di una serata così perfetta scoprendo che Bowie si è comprensibilmente scordato di loro, due ragazzi qualunque che l’hanno importunato in mezzo alle vacanze sulla neve. Il fidanzato insiste, alla fine si decidono e vanno al concerto. Nella hall del teatro timidamente domandano se per caso il cantante avesse lasciato qualcosa per degli ospiti e la risposta sono due pass vip coi loro nomi.
Il viaggio frammentato e vario in cui ci accompagna Gianluigi Ricuperati con il suo Generosity è fatto di tante spigolature come questa: intermezzi, ricordi personali, devozioni private e pubbliche. David Bowie è “un maestro che parla per miracoli – le canzoni” e questa, circostanza messa in chiaro sin dalla copertina, è un’agiografia.
Bowie è anche un santo quindi, e uno dei suoi prodigi è quello di moltiplicare le occasioni di incontri, di scambi e di doni, nel libro Ricuperati tenta di rivolgere una sorta di preghiera al suo nume, un inno, producendosi a sua volta in gesti di generosità. Come il terzo Intermezzo, Rock’ n’ Roll Suicide, dedicato a Ivan Fassio, “un amico che non si è suicidato per niente”, di cui l’autore piange la morta prematura, ad appena quarantun anni, ammettendo di averlo sottovalutato e di aver provato a riparare troppo tardi.
Un altro gesto generoso, fuori scala perfino, è il racconto incastonato nel volume, lunghissimo rispetto al resto, in cui Ricuperati dà vita a Nathan Adler, protagonista del disco 1.Outside, di cui Bowie aveva pubblicato sulla rivista «L’infini», edita da Gallimard, un frammento di un diario fittizio. La digressione è generosa quanto inaspettata, sorprendente come un primo ascolto di Space Oddity che ci porta sempre più lontani dal pianeta azzurro, da casa, ma nel pieno cospetto della grana del santo dalle cinque voci, circondati dallo spessore fragile del suo canto creativo e misurato.
Ripenso all’agiografia, un genere letterario cui non avevo mai riflettuto nei termini in cui lo fa Ricuperati: “Niente toglie più sicurezza alla vita che la mancanza di santi. E una delle catastrofi della cultura contemporanea è la disgrazia in cui è caduto l’istituto dell’agiografia”. David Bowie, come tutte le rockstar, è stato ricco ma in tanti momenti è finito per vivere a debito, sfuggendo a creditori e rimandando i pagamenti, anche perché appena poteva mostrava una generosità anche materiale alle persone che aveva intorno.
Un esempio è la sua life assistant Coco Schwab, cui alla lettura testamentaria – appena pochi giorno dopo l’uscita di Blackstar (e quanti se ne vanno firmando il proprio capolavoro?, si domanda Ricuperati) – veniva accordato un lascito di due milioni di dollari. Per l’artista Coco è stata una persona fondamentale, sin quando dal lontano 1973 riuscì a spiegare al David berlinese che, be’, stava diventando un idiota, e Bowie un favore del genere non lo dimentica. Ultimo dono del volume è una sorta di I-Ching composto dai titoli delle canzoni del Duca Bianco, meccanismo da decifrare, trampolino di future ispirazioni o per lo meno di preziosi intermezzi musicali.
Federico di Vita è nato a Roma e vive in Toscana. Scrive di cibo, psichedelia e cultura su diverse testate, tra cui Il Foglio, L’Indiscreto, Esquire e Vice. È autore del saggio-inchiesta Pazzi scatenati (Tic, 2012) – Premio Speciale nell’ambito del Premio Fiesole 2013; del libro I treni non esplodono. Storie dalla strage di Viareggio (Piano B, 2016); ed è curatore del libro collettivo La scommessa psichedelica (Quodlibet, 2020). Da gennaio 2021 conduce Illuminismo psichedelico, un podcast completamente dedicato alla psichedelia.
