La scuola al centro dell’attenzione.
Se l’obiettivo originario, da ben diciannove anni, della manifestazione letteraria romana Ritratti di Poesia, è quello di rendere la poesia accessibile a tutti, cioè una convinta e risoluta azione di controtendenza al malcostume di circoletti, bolle e consorterie asfittiche e in guerra fra loro, non stupisce come sia sempre centrale, nel programma, il progetto con le scuole, Caro Poeta.
Lo scorso 10 aprile, per la diciannovesima edizione di Ritratti di Poesia 2026, organizzata da Carla Caiafa e curata da Vincenzo Mascolo con la Fondazione Roma, presso l’Auditorium Conciliazione, che è ormai un appuntamento fisso non solo per l’ambiente letterario ma anche per tutti coloro che hanno piacere o curiosità di incontrare i poeti più importanti e rappresentativi al mondo, come sempre, l’apertura è stata dedicata agli studenti.
Caro Poeta, nell’edizione 2026 a cura di Nicola Bultrini, Emanuele Franceschetti e Sacha Piersanti, è un progetto che mette a contatto poeti e ragazzi, attraverso il quale ciascun poeta individua e sviluppa una modalità di approccio alla poesia per realizzare, alla fine degli incontri, una performance studentesca a più voci.
“Anche quest’anno – commenta Bultrini – sono stato coinvolto nel progetto “Caro poeta”, rivolto ai giovanissimi studenti di un liceo romano. All’inizio, il tema è sempre lo stesso: come presentare la poesia/un poeta a ragazzi che di poesia sanno poco o niente? Come far fare esperienza della poesia avendo a disposizione pochissimo tempo? E infine, come fare sì che tutto questo sfoci nella partecipazione a un evento pubblico (Ritratti di poesia) tutto dedicato alla poesia? Ogni volta questi interrogativi mi sembrano enormi. Poi, scopri che questi adolescenti così apparentemente svagati, con gli occhi sempre sullo smartphone, le cuffie alle orecchie, ebbene, sono molto più attenti di quanto pensi. Sono reattivi, sanno farsi coinvolgere, e alla fine sono pure contenti. Lo sanno benissimo cosa è la poesia, anche se non sanno che si chiama così. Allora, quando gli chiedi di scrivere attingendo alla loro vita, aprono il vaso di Pandora e vengono fuori cose che ti fanno piangere, per quanto sono intense, autentiche, reali. Li ho aiutati a comporre un’unica grande poesia con i testi da loro scritti, una specie di mosaico.
Poi, abbiamo preparato una performance per far in modo che tutti (tutti davvero, una sessantina di ragazzi) potessero leggere ognuno un verso, accompagnati da un ritmo musicale (sempre eseguito da loro). La mattina di Ritratti erano i primi davanti all’auditorium, sorridenti, emozionatissimi, stretti uno all’altro. Alla fine, sono stati bravissimi, e lo sapevano anche loro e anche le insegnanti (brave e sensibili nell’organizzare il tutto). Magari poi per un po’ di poesia non sentiranno più parlare, oppure no, si avvicineranno alla grande letteratura. Non importa. È certo che almeno una volta hanno scritto un verso e che lo hanno letto in pubblico, coralmente, tutti insieme, seguendo un ritmo naturale. Del resto, non è forse proprio nata così la poesia?”.
Dalle parole consapevoli di Nicola Bultrini, poeta da molti anni, grande conoscitore e parte integrante dell’ambiente poetico romano, si evince chiaramente come Caro Poeta sia un’esperienza di crescita congiunta sia per i ragazzi che per i poeti, in cui questi ultimi, pur tenendo il polso della situazione, non possono che approcciarsi con umiltà e curiosità all’universo studentesco, non come a una compagine estranea e perduta bensì con la fiducia e l’empatia che merita. Riconoscere e saper apprezzare il ritmo dei testi, poi, è un ottimo modo di dimostrare come la poesia si muova con l’esperienza di vita e attraverso i sensi umani. Forse solo così sarà possibile restituirle il suo posto “naturale” nella società.
Emanuele Franceschetti, poeta e musicologo, invece, racconta così la sua esperienza: “il 17 febbraio e il 3 marzo ho tenuto due lezioni al liceo “Vittoria Colonna” di Roma, per il progetto Caro Poeta, nell’ambito del Festival Ritratti di Poesia. Nel corso della prima lezione ho fornito una panoramica storica, culturale e teorica sulla poesia (questa sconosciuta…), evitando di indulgere in discussioni improvvisate, emotive, sentimentali, etc. Insomma, una lezione di taglio ‘serio’ (che, per l’appunto, ha anche provocato qualche timore e stanchezza). Nel corso della seconda lezione ho esaminato insieme a loro alcune poesie contemporanee (Larkin, Strand, Magrelli, Mazzoni), proponendo un metodo analitico chiaro ma efficace; dopodiché ho affidato loro il compito di tentare delle ‘riscritture’ dei testi analizzati. Dei tentativi, cioè, di elaborare dei rifacimenti creativi che innestassero, consapevolmente, elementi (lessicali? sintattici? metrici? legati all’immaginario?) del testo di partenza, per evitare così la consegna totalmente libera (‘scrivete cosa vi detta il cuore’), e mantenere un approccio anche “artigianale”. I risultati, a mio avviso peraltro lodevoli, sono stati proposti nel corso del festival, in cui i ragazzi, suddivisi in gruppi, hanno letto i loro testi”.
Entrare a contatto con il testo come si può entrare a contatto con un corpo vivo dà la misura di quanto quel testo possa essere vitale e di come anche la nostra vita cambi, in qualche modo, anche impercettibilmente, attraverso quel testo.
Inoltre, la possibilità per i ragazzi di re-innamorarsi della poesia può essere una grandissima risorsa in tempi di dis-educazione affettiva e ostracismi politici sul fatto che la scuola possa essere anche una guida in tal senso.
A tal riguardo, mi piace ricordare, come già fatto in altre sedi, come la grande lezione di Gerard Genette sulla transtestualità sia perfettamente estendibile alla vita: un articolato discorso sull’umanità, le sue “angosce dell’influenza”, le relazioni palesi e quelle sotterranee e tutti quei fili rossi che collegano storie, esperienze e, perché no, anche emotività e sentimenti. Così, un testo, oltre che al suo senso immediato, acquisisce tanti altri significati trasversali e contemporanei la cui indagine educa all’attenzione (ricordando la lezione di Simone Weil), alla cura verso ciò che non è subito palese e, naturalmente, ad ulteriori creazioni di senso.
“Che la poesia debba andare nelle scuole – commenta il giovane poeta Sacha Piersanti – è idea, nella nicchia di chi la poesia la scrive e (se) la legge, che si sente ripetere spesso, e “Caro Poeta” a tutta prima potrebbe non suonare troppo specifico. Però a starci dentro posso assicurare che specifico invece lo è.
Ho preso parte al format di Ritratti di poesia due anni di seguito, e per mia fortuna sempre in scuole di per sé apparentemente non proprio terre fertili per le cosiddette materie umanistiche (nel 2025 l’istituto tecnico Carlo e Nello Rosselli di Aprilia, il liceo scientifico Levi Civita di Roma nel 2026). In entrambi i casi il mandato era chiaro e al tempo stesso a interpretazione libera: incontrare studenti e studentesse, proporre attività legate alla poesia contemporanea.
Personalmente ho portato avanti un percorso di racconto e condivisione a partire proprio dal significato più concreto di “incontro”, facendo scoprire o riscoprire voci, corpi, mani e volti di chi la poesia la fa, l’ha fatta, mettendo in luce aspetti umani e solo umani della pratica – del mestiere – di poeta, oltre le retoriche delle lettere maiuscole e dei determinativi (la Poesia, il Poeta, la Cultura, ecc.) che non fanno altro, credo, che distorcere e quindi allontanare dai più giovani il senso tutto minuscolo di chi sceglie di non perdere fiducia nelle parole.
Ecco: Caro Poeta è tutto qui, in un piccolo grande lavorio di ascolto reciproco e di corpi vivi, che non specula sulle vanità alla maniera dei corsi di scrittura creativa o simili sofismi, ma anzi si aggancia alla realtà delle cose, offrendo un grande piccolo servizio pubblico che, portando concretamente la poesia nelle scuole, alla fine arriva felicemente a portare alla poesia un po’ di vita vera, e tutta altrui”.
Ed è proprio dalla realtà delle cose che la poesia, quella vera, dovrebbe trarre spunto (“diceva Caproni: “una poesia dove non si nota nemmeno un bicchiere o una stringa, m’ha sempre messo in sospetto”), al di là di qualsiasi scuola , linea, filone estetico: ciò non vuol dire che un buon testo non possa riferirsi a materie incorporee ma deve essere radicato nell’esperienza diretta o indiretta, dalla quale poter attingere un lessico il più possibile personale, non stereotipato, non monotonamente univoco. E questa appare una lampante provocazione non tanto contro l’appiattimento semantico che si registra tra le ultime generazioni anche per via dell’uso sempre più ampio dei mezzi digitali, bensì come proposta di un allargamento – ancora concepibile – delle possibilità comunicative: nella consapevolezza della velleità di contrapporsi a ciò che accade, compresa l’eccessiva semplificazione del linguaggio, non si può che proporre la parallela convivenza – a seconda del mezzo utilizzato e della situazione de quo – di registri linguistici diversi. Non c’è motivo, insomma, ancora, di pensare che se i nostri ragazzi sono abituati ad esprimersi nella frettolosa brevitas richiesta dai social, non possano comunque coltivare la capacità di dire le cose in modo diverso e, anche, il profondo piacere di farlo. Caro Poeta serve non a insegnare la poesia ma a mostrare strumenti e a indicare come tali strumenti possano essere utilizzati da tutti, se lo si vuole e quando si vuole.
La poesia nel mondo. La poesia del mondo.
Tra i tantissimi ospiti di una sola edizione di Ritratti di Poesia che dura un’intera giornata è particolarmente encomiabile lo spazio riservato agli stranieri: Poesia Sconfinata, non a caso.
Nell’impossibilità di citarli tutti, non si può che ricordare José Tolentino de Mendonça, cardinale, teologo e poeta portoghese.
La sua poesia (i cui testi letti sono stati tratti da Estranei alla terra, nella traduzione di Teresa Bartolomei, Crocetti 2023) appare perennemente volta all’estrazione non tanto e non solo della bellezza (concetto ormai abusato e francamente banale) bensì della sorpresa e della capacità di stupirsi della terra, della roccia, del mare, degli elementi naturali tutti e, naturalmente, anche dei soggetti sensienti, umani e non.
Ben al di là del realismo magico, i testi di Tolentino, ricchi di accostamenti semantici inusuali e immagini anti canoniche, calzano a pennello con la citazione di Bataille su Lascaux che lui stesso mette in esergo nella sua ultima pubblicazione (La lingua primitiva, Crocetti 2026): “essi erano innovativi: creavano dal nulla il mondo che raffiguravano”. Così, ogni immagine diventa aurorale senza necessità di mitizzarsi e la memoria dell’uomo poeta risulta essere una fucina di metafore, paradossi e test da sforzo di una fede che si rinforza proprio nella comprensione della relazione tra dio e le cose più terragne. Una poesia morale che sa essere non moraleggiante.
Hanna Sullivan (Tre poesie, Crocetti 2026, nella traduzione di Riccardo Frolloni e Carmen Gallo), tra il modernismo ipercolto eliotiano e la sovraesposizione saggistica del suo personale dettato (elemento molto ricorrente fra i contemporanei, internazionali e italiani), ripropone, come specifica Gallo nella prefazione, e forse addirittura riscrive il tema della ripetizione (da Kierkegaard a Nietzsche a Deleuze) con immagini canzonatorie, latamente lacaniane, in cui la dimensione simbolica e quella sociale compartecipano dell’opera buffa, tragicomica della vita, rendendo la ripetizione stessa una coazione irrisolta che porta a una perenne e continua differenza, non senza elementi di distopia. L’osservazione (il ricordo, la messinscena) di una iper contemporaneità convulsa e ossessionante moltiplica agenti, oggetti, nomi, fatti e denuncia le sue (anche gravissime) criticità ipso facto, senza bisogno della tanto temuta assertività letteraria. Ma l’assenza di quest’ultima è una caratteristica tipica, soprattutto, della poesia non italiana; la contestazione di ogni presunzione di assertività, in particolare nella poesia, rimane, invece, molto italiana.
Vladimir Sabourín, poeta, professore e filologo bulgaro nato a Santiago de Cuba (presente a Ritratti con L’operaio e la morte, Interno Poesia 2026, a cura di Alessandra Bertuccelli e con l’introduzione di Kiril Vasilev) tra lo spagnolo e il bulgaro, sceglie quest’ultima lingua, una lingua minore. Poesie pubblicate, tutte, dopo la caduta del regime comunista in Bulgaria, in uno spirito di convinta (e colta) indipendenza da facili speranze liberaliste e dalla fiducia cieca in democrazie posticce. La sua ironia grottesca, tendente allo scandalo voluto e alla pantomima dell’aberrazione del comportamento non è che uno degli aspetti della rabbia rivolta a una società in cui il poeta non può più essere pacificamente fingitore, per dirla con Pessoa.
La figura dell’operaio, polemicamente mitologematica, è di estrema attualità e, probabilmente, è carica di un senso trasversale a popoli e culture diverse. Non a caso, i poeti operai costituiscono o hanno costituito linee poetiche in molti Paesi, non solo europei. L’operaio, sia come soggetto autobiografico che come topos letterario, palesa quasi con orgoglio la sua mostruosità, quella mostruosità necessaria, forse, a ogni resistente. E non si può che essergli grati per l’orizzonte di possibilità che costruisce con il suo sacrificio e il suo esempio.
Anna Toscano: una presenza costante.
Una finestra importante e – senza retorica alcuna – molto emozionante, è stata quella dedicata alla cara Anna Toscano, amica di vecchia data di Ritratti di Poesia, poetessa, critica, studiosa e amata, raffinata, stimatissima firma di Minima&Moralia.
Da quest’anno, il Premio Ritratti di Poesia Si Stampi è stato dedicato ad Anna, e lunghissimo è stato l’applauso in sala (lo potete recuperare a questo link) per questa novità che unisce affetto e profonda commozione per una donna, un’amica, una professionista indimenticabile e, comunque, in qualche modo, sempre presente, con la sua tipica, aggraziata lievità: “voglio un’eternità piena di parole”.
Gisella Blanco vive a Roma. Collabora con Il Foglio. Scrive per la rivista Leggere Tutti cartacea e on line, per Atelier Poesia cartaceo e on line, per Liguria Day, per Poesia di Luigia Sorrentino, per Smerilliana. Ha seguito la comunicazione della Fiera del Libro di Iglesias, del Premio Nazionale Elio Pagliarani, Elba Book e del TeverEstate per il Cibaldone Culture Festival. È giurata nel Premio Internazionale Città di Sassari per la sezione Poesia.
