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Fabrizio Papitto (1986) è nato ad Alatri (FR). Finalista della XX edizione Premio InediTO – Colline di Torino 2021, nel 2023 ha pubblicato la sua prima raccolta di versi La stanza sul fiume (Edizioni Ensemble) e ha partecipato alla maratona ‘Rage against the dying of the light – 100 poeti per il cambiamento’ promossa dal Salone Internazionale del Libro di Torino. Nel 2025 è stato segnalato dal XXVI Concorso nazionale di poesia e narrativa ‘Guido Gozzano’ con il poemetto inedito The Dismeasured Alice. Suoi versi sono apparsi in rivista e ha contribuito all’antologia A come Altro da poco pubblicata per Giulio Perrone Editore.
di Fabrizio Papitto
A una ragazza del mio paese
Sei cresciuta sopra le mie radici,
lepre che a sera accende la campagna,
e i vicoli bruni e i bar come bossoli inerti
dove il giorno ricaccia le bucce.
L’anima senza labbra s’impaesa
se con le mani soccorri l’imbarazzo,
con gli occhi cancelli il mio cognome.
Ti cerco, tra le vasche desolate
del centro, nelle vuote ronde in auto,
con la speranza di non incontrarti
per sapere che è ancora primavera,
che un covone è sopravvissuto al rogo,
che una pagliuzza fa buono il nido
dei corvi radi intorno alla carcassa.
Dating
All’autobio preferisco l’autopsia
degli occhi che si incontrano.
Vado d’accordo col mio avatar
ma non sono io non sei tu.
Siamo carne da algoritmo,
atomi profilati per profilassi,
selezione artificiale della specie.
Slogan da attivisti sentimentali:
‘andremo d’accordo’ se sei antifascista,
‘insegnami qualcosa’ sulla fisica quantistica.
Iperuranio impoverito.
Il mondo come volontà e autorappresentazione.
Harry ti presento Harry.
Ghosting, il corpo come possibilità.
Se mi prendi mi cancello.
La realtà ridotta al miracolo.
Misurata preghiera
in direzione inerte e conforme.
L’amore prescritto.
Ambarabàciccìcoccò il mio cuore a chi lo do.
La chimera del sesso occasionale,
senza attriti o detriti né brame
d’appartenenza o ferita di lontananza.
Sempre, poi, saremo noi.
Senza rivoluzioni.
La carezza
Non ho capito se i tuoi occhi
erano i fari dell’auto che a notte
non mi ha investito o l’animale
da salvare sul ciglio della strada.
Ci siamo riconosciuti a una festa,
per averti distratta dal dolore
mi offrivi le mie stesse carezze.
Sulla riva
Menomati, minorati, ritardati,
svantaggiati,disabili,handicappati.
Vi conforta d’estate
l’iride perpetua del mare,
lente senza occhio sospeso
di chi non sa come chiamarvi. Figli
che offrite la vostra grazia spezzata
come frutto schiuso sulla riva.
Un’atletica malinconia
Aladino spegne la sigaretta e riprende il tappeto.
Gli occhi confessano un addio impronunciato,
il fantasma generoso di un’atletica malinconia.
Il deserto incarica i pensieri, ore come cammelli.
Nei Gemelli si incontrano Heidegger e Casanova.
Luna fatti guardare ancora mentre scolori il buio,
quanta notte ci vuole per fare bianco il cuscino.
Il giorno dopo esserci salutati è passato un anno,
mi hai voltato le spalle e ho amato la tua schiena.
C’è un elefante nella stanza e noi ci siamo sopra.
Il lago ghiacciato dove pattini è il mio silenzio,
vita che guarisce fino alla beatitudine del ricordo.
Eterno è il presente di chi non sa piangere i morti.
Minima&moralia è una rivista online nata nel 2009. Nel nostro spazio indipendente coesistono letteratura, teatro, arti, politica, interventi su esteri e ambiente
