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Una volta Gesù morì di giovedì, era
stanco, ammalato, e la passione poteva
al massimo sfiancarlo. Un’altra volta
anticipò il tutto alla fine del discorso
della montagna; la questione di stile:
nessuno avrebbe potuto aspirare
a una performance migliore: si deve
saper lasciare il palco al momento
più adeguato. Un’altra volta ancora
la fece finita appena dopo le nozze
di Cana. Pensò che quel che aveva
detto aveva detto: non avrebbero
creduto nemmeno agli altri miracoli,
tanto valeva maledire la generazione
di stolti una volta per tutte. Un’altra
volta ancora sparì, come asceso
senza passare per la croce: lì ci si
chiese se fosse un atto di sfiducia
nella resurrezione, o una prova
che mise in luce i problemi tecnici
del contrasto alla morte. Diverse
altre volte avvertì Giuda d’essere
più cauto nel fidarsi dei profeti
per le sue rivoluzioni, non voleva
avere sulla coscienza fini disperate.
Quanto alla madre, ci furono volte
che per riuscire a emanciparsi
da un rapporto di amore sì assoluto
dovette scappare, vivere nascosto,
farsi persino nemico di sé stesso.
Ci sono cose che capiamo solo
quando ci sono misteriose oppure
e la chiarezza sempre a dirci come
è il mondo, i fatti? Qualche altra volta
era dubbioso: sono veramente io
il figlio di Dio? Una baracca, un falegname
in Galilea, siamo sicuri? O è una storia
strappacuore che ci ha preso al laccio
quando abbiamo visto come funzionava?
Di sicuro, altre volte, non ne poteva
più di dodici disperati sempre al fianco,
folle che avrebbero seguito qualunque
decente arringatore pur di non credere
alla realtà reale: due volte schiavizzati
da giudei e romani: no, non c’era
e non ci sarebbe stata nessuna
liberazione né a breve né a lungo
termine. Il tempo di un’avventura
sulla terra e poi accanto al Padre
e allo Spirito?, si disse in altri casi:
si poteva concepire come uno stage
per persone della Trinità, e se poi
gli avrebbe preso la mano, questo
sentirsi umani? Anche soltanto
le bevute con gli amici, la fama,
il corpo sofferente, le battute pronte
contro certi mortali potenti ridotti
a figurine nella storia? Se c’avesse
preso gusto e della divinità avesse
fatto a meno: risorto e tutto il resto,
certo, ma come un qualunque ladrone
miserabile, non come un dio dal cuore
pieno di raggi? Alle volte per questo
gli venne da prorogare il tempo
della Pasqua. Predicare gli piaceva,
i miracoli, la vita con gli apostoli,
a parte le diatribe sui primi posti,
la teologia demenziale degli umani.
Per cui che fretta c’era di arrivare
alla scena madre così velocemente?
Sarebbe stato meno autentico se
l’ultima cena, una croce da adorare,
tutta quella salita piagato dalla morte
l’avesse fatta dopo, con qualche anno
di esperienza in più, di conoscenza
di come si comportano le persone
col dolore e la speranza? C’era tutto
questo bisogno di essere così
spiazzanti per ridare un cuore nuovo
a tutti i poveri di cuore? Si è guardato,
spesso, in altri casi, e si è detto:
perché io? perché io non posso
essere quello che segue: un profeta,
un uomo al servizio della passione
di altri? Cosa aveva che non andava
il Battista, come profeta, salvatore,
non sarebbe stato più utile aiutarlo
a fare lui il protagonista? Avere fede
è una forma di violenza che facciamo
ai più semplici degli atti naturali:
affogare in acque nemmeno troppo
alte, lasciare le montagne dove sono
finché l’erosione le abbia devastate,
lasciare scorrere il sangue, restare
ciechi a riposare sotto il sole senza
aver commesso nulla di increscioso.
Gesù allora disse: perché credere?
Per curiosità? Per amore di conoscenza
di come è fatto l’animo umano? È questo
che chiamiamo amore, bene, vita
eterna?

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1 commento

  1. L’idea è interessante, l’esecuzione un po’ meno. Meglio tacere su quel: “e se poi gli AVREBBE preso la mano, questo sentirsi umani?”

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