In questa primavera strampalata, con un maggio che sembra posseduto da novembre, sta per andare in scena nel bello spazio di Fortezza Est (importante presidio culturale nel cuore di Torpignattara, a Roma) l’epilogo di uno degli esperimenti più bizzarri e stralunati tentati dal teatro indipendente – ah, che nostalgia – della capitale: una compagnia capitanata da un nano da giardino. Il Collettivo Nano Egidio, formato da tre artisti con vocazioni e percorsi differenti, ma accomunati da una verve comica surreale e desiderosa di affondare le mani nell’assurdo quotidiano in cui la cultura pop e la precarietà artistica ci ha tutti relegati, ha reso noto che dopo circa tredici anni di spettacoli in giro per la penisola il progetto Nano Egidio chiude i battenti. Ogni vicenda umana ha una fine, si dirà, e non si vede perché quelle nanesche dovrebbero fare eccezione a questa ferrea regola dell’esistenza.
Ad ogni modo questa fine verrà celebrata con il titolo più montaliano del collettivo (a discapito probabilmente dello stesso Montale) che è “Il Nano Egidio contro il male di vivere spesso incontrato”, che torna in scena dal 18 al 20 maggio nello spazio di Torpignattara come degno epilogo di questo percorso. Ma è anche l’occasione di fare un punto su un esperimento teatrale totalmente indipendente che è riuscito a sfidare il tempo e le logiche produttive della scena nostrana, nonché le chiusure sempre più imbarazzanti e sempre più a doppia e tripla mandata, del teatro della capitale.
Il progetto del Nano Egidio fonde teatro di figura, sketch comico e scrittura surreale – una cifra costante, carsica si potrebbe dire, del teatro indipendente capitolino, che nel tempo ha dovuto conquistare il suo pubblico inventando linguaggi e modi di stare in scena, scegliendo nel “caldo” della comicità uno specifico e militante campo d’azione (basti pensare ad Andrea Cosentino, Tony Clifton Circus, Frosini-Timpano ma anche alcune svirgolature drammaturgiche in senso comico di Lucia Calamaro e del disciolto duo Deflorian-Tagliarini, per arrivare agli odierni Gioia Salvatori, Daniele Parisi, Claudio Morici, Ivan Talarico). Nell’affrontare il pout-pourri della cultura pop e nello specifico quella più di consumo, dalle favole ai serial televisivi di qualche decennio fa, molto più low-fi, dozzinali e meno pretenziosi delle serie tv odierne, il Nano Egidio ha messo in campo un gusto per il gioco linguistico degno di un autore di indovinelli, sciarade e rebus, ma con incursioni nella battuta surreale e nel “geniale idiotismo” della comicità.
Nel raccontare questo finale di partita, tuttavia, sorge un dubbio. E se i tre artisti fondatori fossero degli impostori? Marco Ceccotti, raffinato autore di testi lunari e pluripremiati come “Questa splendida non belligeranza” e di stralunati esperimenti video sui social; Simona Oppedisano, attrice brillante e trasformista, dalla risata stentorea e dell’ironia tagliente; Francesco Picciotti, geniale animatore di pupazzi e marionette. Se questi tre fossero solo dei “vampiri artistici” di un genio ben più raffinato e maligno che c’è dietro a questa operazione artistica che animato le piazze teatrali e stalkerizzato gli operatori per tredici lunghi anni? Ecco quello che abbiamo scoperto da un’intervista esclusiva con il vero protagonista di questo insolito collettivo: il Nano Egidio lui medesimo.
Caro Nano Egidio, lei ha deciso di uscire di scena con un atto di eutanasia artistica. Ci può spiegare la ragione?
Intanto la ringrazio perché in tutti questi anni ci fosse mai stata una volta che qualcuno abbia intervistato me, sempre e solo Oppedisano, Picciotti, Ceccotti e alcune volte Barbareschi totalmente a sproposito. In quanto io massimo esponente del Teatro OFF farò una eutanasia artistica OFF: al 70% sarò finito e al 30% sarò ancora vivo. Le spese SIAE della marcia funebre sono a carico mio ma userò una canzone vecchia quindi nessun problema con i diritti. La ragione della mia dipartita artistica è questa: per una volta vorrei capire cosa si prova ad essere ON e cosa c’è di più ON che il paradiso?
In questi anni il suo è l’unico caso noto di nano da giardino che si fa attore di ricerca. Come mai ha scelto questa strada invece di stare in giardino come gli altri?
Non volevo fare la fine dei miei parenti e colleghi: cosparso di urina di cani. Poi ho scoperto che in alcuni spettacoli di ricerca si facevano cose ben peggiori, per fortuna con Oppedisano, Ceccotti e Picciotti certe cose non sono successe.
Dove e quando ha incontrato Ceccotti, Oppedisano e Picciotti, le sue controparti umane? Che rapporto ha avuto con loro in questi anni?
Ci siamo conosciuti al Controverso Centro LGBTQ “Vittorio Feltri”. In questi anni siamo stati ottimi colleghi ma fuori dal lavoro non ci siamo mai frequentati, ci mancherebbe… Io non sono razzista ma gli umani hanno fatto delle cose terribili e non solo negli ultimi tempi… ora già immagino le polemiche e tutti a dire che sono un homo sapiens fobico.
Scrivevate insieme tutti gli spettacoli oppure, come si dice in giro, è tutta farina del suo sacco e i tre artisti hanno vampirizzato la sua arte?
Nei nostri spettacoli non c’è nulla di scritto è tutto improvvisato, il “teatro si improvvisa, non si legge e non si scrive” questo è quello che scriveva Shakespeare. Almeno credo, non ho mai letto nulla di suo, sono coerente io, mica come lui.
In quali luoghi è andato in scena in tutti questi anni? E che pubblici ha incontrato?
Siamo riusciti a portare la nostra stramberia un po’ ovunque. Fin da quando ci siamo formati come collettivo di tre persone e un nano da giardino ci siamo esibiti dal centro sociale ai teatri istituzionali, dalle piazze ai festivaloni, dalle discoteche alle feste di compleanno. E questo il primo giorno, poi ci siamo riposati un po’ perché certi ritmi sono difficili da reggere.
Poi faccio prima a dirle dove non ci siano esibiti: al teatro Valle, all’Eliseo, al Globe e alle spiagge lungotevere volute dall’allora sindaca Raggi e guardi che fine hanno fatto quei posti. Tutti chiusi, ecco cosa succede a non chiamare artisti validi e di successo.
È vero, come si mormora, che le sue performance hanno scatenato le ire delle associazioni dei genitori perché troppo scorrette e in grado di deviare i giovani?
Siamo sempre stati dei trasgressivi, per questo siamo stati noi ad aver denunciato le associazioni dei genitori e pure la Codacons. Primi in Italia.
Riepiloghiamo i titoli dei suoi lavori, e come sono nati.
Abbiamo fatto una serie teatrale che comprende “Una storia vera season One – Batman Blues – Nano Egidio Contro il Male di Vivere Spesso Incontrato” che è nata dalla voglia di portare il “demenziale buono” a teatro, spettacoli che facessero ridere e non anche pensare. Piano piano però sono entrati nella scrittura contenuti un po’ più seri e anche un po’ riflessivi, ci spiace, diamo la colpa all’età.
Alla fine di una carriera così lunga e apprezzata le mancherà l’ispettore Batman e tutta la combriccola che l’ha accompagnata in scena? Che rapporti ha avuto con gli altri personaggi?
Oltre a l’ispettore Batman ricordo tutti i personaggi anche quelli nati solo per una gag e che sono stati in scena per pochi secondi, magari pupazzi giganteschi, scomodi da portare e che poi certe volte ci scordavamo anche di usare.
Non posso non citare la Dottoressa Nuda interpretata da una Barbie senza vestiti che rappresenta il teatro più sperimentale e che mentre parla fa movimenti insensati con sotto una musica techno, c’è Nano Puffo discriminato per il colore della pelle, I Romanzi Criminali, Donald DVX il papero nostalgico e ovviamente il mio più acerrimo nemico il Ministro, il pupazzo che incarna tutte le cose più brutte, scorrette e cattive di questo nostro mondo, cosa che lo rende adorabile.
Qual è, secondo lei, la speranza per il teatro indipendente degli anni Venti? Darsi al giardinaggio?
Sa che cosa hanno in comune il giardinaggio e il teatro indipendente? Entrambi sono al verde!! Ahahahja
Quale sarà il futuro del Nano Egidio lontano dalle scene? Magari una serie Netflix?
Come può intuire dalla risposta precedente sono il nuovo autore delle barzellette del gelato cucciolone, poi certo che nel mio futuro c’è Netflix sì, ma il Netflix della cultura, dicono sia un successone.
Graziano Graziani (Roma, 1978) è scrittore e critico teatrale. Collabora con Radio 3 Rai (Fahrenheit, Tre Soldi) e Rai 5 (Memo). Caporedattore del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha collaborato con Paese Sera, Frigidaire, Il Nuovo Male, Carta e ha scritto per diverse altre testate (Opera Mundi, Lo Straniero, Diario). Ha pubblicato vari saggi di teatro e curato volumi per Editoria&Spettacolo e Titivillus. Ha pubblicato l’opera narrativa Esperia (Gaffi, 2008); una prosa teatralizzata sugli ultimi giorni di vita di Van Gogh dal titolo Il ritratto del dottor Gachet (La Camera Verde, 2009); I sonetti der Corvaccio (La Camera Verde, 2011), una Spoon River in 108 sonetti romaneschi; i reportage narrativi sulla micronazioni Stati d’eccezione. Cosa sono le micronazioni? (Edizioni dell’Asino, Roma, 2012). Cura un blog intitolato anch’esso Stati d’Eccezione.
