di Camilla Forlani

Sei voci attraversano con il loro canto una notte intera, dalla mezzanotte al sorgere del sole – voci che prendono la forma del canto, della poesia, della preghiera, in una dimensione ritualistica che permette di abitare uno spazio e un tempo condivisi, nell’attesa e nella sospensione: nel 2018 il Collettivo Amigdala dava vita a Elementare, performance vocale unica nel suo genere, in uno spazio allestito appositamente perché il pubblico potesse ascoltare, addormentarsi, risvegliarsi con la musica. A quattro anni dalla sua nascita, torna l’esperienza live di Elementare, in occasione dell’uscita dell’album omonimo  (Kunstverein Publishing Milano) che raccoglie le musiche, i testi e le tracce visive della performance originale.

La soglia e il limite, la tensione tra il sostare e il trascorrere, il rapporto con una comunità provvisoria, sono tutte idee e suggestioni che è quanto mai urgente tornare a esplorare dopo l’isolamento vissuto a causa della pandemia. Abbiamo parlato di questo progetto con Federica Rocchi, membro del collettivo Amigdala e coordinatrice del progetto Elementare.

L’appuntamento è a Bologna per il 15 luglio, al Parco di Villa Aldini, via dell’Osservanza 37. Si parte alle 22:30 con la presentazione dell’album. A seguire, Elementare torna a prendere vita in una performance che accompagnerà il pubblico attraverso la notte, dalle 23:30 alle 6:30.

Le vostre voci, come una candela che venga accesa la sera, si vanno consumando col dissiparsi delle ombre e riempiono uno spazio appositamente allestito perché quanti vi ascoltano possano vegliare, dormire, svegliarsi con un canto che si frappone tra il giorno e la notte, addomesticando il giorno che viene e insieme ricacciando l’ombra della notte: cosa cercate nel confine, sul limitare, nel non-delimitare? 

Elementare è un atto di resistenza che si compie insieme al pubblico, è il desiderio di accettare una dimensione di rischio radicale e al contempo però di mettere al centro il piacere, il benessere delle persone. In Elementare infatti la notte è metafora di un tempo che deve essere attraversato, e la nostra proposta è quello di farlo assieme, prendendosi cura gli uni degli altri. Per un’intera notte, una compagnia di performer veglia sul pubblico, si occupa di loro, canta per il loro sonno o per la loro veglia, in definitiva per il loro piacere. C’è una dimensione forte nell’idea di prendersi cura collettivamente di questo momento, che può solo essere costruito assieme, nella fragilità e irripetibilità di ogni istante che separa il buio dall’alba. Si tratta di una proposta a nostro avviso fortemente politica, che dichiara la necessità di abitare un tempo di transizione e di incertezza assieme, e di stare in una presenza radicale, assoluta, senza sconti.

Elementare si basa sul presupposto che è impossibile “performare” vocalmente per un tempo così lungo in modo impeccabile, e quindi mette in scena la dimensione imprevedibile che si apre quando il varco dell’esaurimento e della stanchezza conduce a una dimensione del canto (e forse dell’esistenza) “altra”. I sei cantanti/performer che danno origine a questo rito hanno dimostrato fin dal principio una grande generosità e la disponibilità a mettere in gioco un’esperienza completamente “altra” della propria voce e di sé stessi. Anche questo ha a che fare con l’idea di abitare un confine: accettare il proprio limite con umiltà, disarmati, ma al contempo senza resa.  

La vostra performance, che veglia sui veglianti e in cui il canto, in perfetta comunione con la poesia, si intreccia a dar vita a una danza rituale – che a sua volta e necessariamente si snoda in una spazialità isolata e immortalante – sembra incompatibile, a tratti antitetica rispetto al disco, oggetto portabile per eccellenza: come nasce l’idea di farne un LP? 

Credo che questa domanda risuonerà in noi ancora per molto tempo, ce la siamo posta moltissime volte chiedendoci se la produzione di un disco avesse senso, se fosse possibile “fissare” in una forma precisa un’esperienza così molteplice e stratificata come quella della performance notturna, in grado di attivare il corpo degli spettatori interamente e profondamente.

Alla fine, ha prevalso il desiderio di registrare le tracce audio per renderle disponibili anche al di là della performance live. L’amore per la musica composta da Meike Clarelli (ed eseguita dai performer che fin dall’inizio hanno dato corpo a questo progetto: Meike Clarelli, Davide Fasulo – che conduce anche il coro -, Elisabetta Dallargine, Fulvia Gasparini, Antonio Tavoni, Vincenzo Destatis) era tale che abbiamo desiderato di poterla far arrivare a più persone possibile. Avevamo la sensazione che potesse essere un canto davvero toccante e guaritore per molti più ascoltatori rispetto a quelli che siamo in grado di raggiungere con il live.

A questo si aggiungeva la convinzione che, per gli spettatori che hanno assistito alla notte di canto, poter portare a casa con sé la musica che hanno ascoltato e che ha risuonato in loro per tutta la durata di Elementare, potesse essere un dono ulteriore e prezioso. 

A questo nostro desiderio originario si è poi aggiunta la pandemia, che ha reso per molto tempo sostanzialmente impossibile realizzare la performance e che quindi ha fatto da trampolino per la produzione dell’LP.

Una musica fatta di parole e sonorità intarsiate, virtuosismi e beatbox: nella versione “originale” la vostra performance dura sei ore, nell’album viene condensata in 49 minuti: come si arriva a selezionare ed estrapolare i brani-momenti rappresentativi di un’intera notte?

Nel disco viene in realtà riportata, in sintesi, la notte intera nella sua struttura drammaturgica fondamentale. Elementare ha la forma di un rituale ed è scandito in sei capitoli della stessa durata, ognuno dei quali prevede la ripetizione degli stessi brani, ri-articolati in una successione diversa e seguiti da una parte di improvvisazione. La ripetizione e al tempo stesso la continua variazione sono una parte fondamentale di questa esperienza vocale. La dinamica sonora viene forzata dal passaggio del tempo e introduce delle variabilità molto ampie tra gli stessi brani che, benché ripetuti – o forse proprio per quello – mutano mano a mano che si avanza nella notte verso forme più sottili, più delicate, quasi propedeutiche al sonno.

Al sorgere dell’alba la sensazione del pubblico è quella di essere stato immerso in un magma vocale perfettamente riconoscibile, che con il passare delle ore è diventato famigliare, ma al contempo ha continuato a trasformarsi per tutto il tempo. 

La scelta per il disco è stata quella di selezionare solo i brani formalizzati, riducendo la parte improvvisata pura che avviene in scena, ma mantenendo le dinamiche interne della performance.

Inoltre, chi acquista il vinile troverà dentro al gatefold un QR code con il quale si accede alla registrazione della performance integrale live raccolta al Teatro Quaroni della Martella a Matera in occasione di Altofest Matera Basilicata nel quadro di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.

La comunicazione qui va ben oltre il canto e viene affidata a una moltitudine di linguaggi: il teatro, la poesia e l’arte visiva, arrivando a creare un immaginario in grado di trascendere la rigidità dell’usuale divisione cui sono soggetti. Che vengano scritte su un lenzuolo bianco a comporre la cronaca di una notte o riversate nello spazio di un’attesa formidabile, le vostre parole sono sempre ermetiche e dense. Come vengono scelte? Che ruolo hanno nella performance? 

Il corpus poetico di Elementare è firmato da Gabriele Dalla Barba e nasce parallelamente all’ideazione della performance stessa. Si tratta di un magma poetico che è stato inizialmente, nella fase di creazione della performance, protagonista di una sorta di corpo-a-corpo con la composizione musicale dei brani. Nei canti sono, per così dire, “sgocciolate” dai testi poetici alcune parole, alcuni grumi di senso, laddove il canto in Elementare mantiene però un carattere sostanzialmente pre-linguistico. 

Sentivamo che queste parole poetiche erano necessarie al lavoro, che costituivano l’ossatura indispensabile al trascorrere del tempo e alla fabbricazione di uno spazio realmente condiviso con il pubblico.

Le poesie dunque scandiscono il passaggio del tempo rituale, sono le parole poetiche a dettare il tempo del rito attraverso la divisione in sei capitoli e la scrittura di altrettanti testi su grandi lenzuoli bianchi, sui quali viene lentamente depositata il linguaggio poetico di Elementare durante tutto il corso della notte da una performer/amanuense. La mattina, le lenzuola scritte vengono stese ad asciugare al sole che è finalmente sorto. 

Il disco contiene tutti i testi poetici, organizzati attorno a una forte dimensione visiva: l’artwork realizzato da Sara Garagnani – che è anche una delle ideatrici della performance e la persona che scrive durante la notte – è stato particolarmente curato e progettato come un’opera a sé, per raccontare l’atmosfera notturna di questo lavoro, e include anche la possibilità di acquistare una copia unica del disco contenuta in una sovracoperta di tessuto, realizzata artigianalmente a partire dalle lenzuola scritte da Sara durante tutte le notti di Elementare in giro per l’Italia.  

Il progetto inizia poco prima dell’arrivo del covid, che per tanti, e in particolare per i lavoratori dello spettacolo, ha rappresentato un momento spartiacque; la vostra è una performance in cui il pubblico ha peraltro un ruolo fondamentale, in cui la compartecipazione dei presenti è funzionale a quella preghiera collettiva di cui non si è mai solo spettatori: come cambia la vostra percezione del pubblico nell’arco di questi due anni? 

Elementare è una proposta decisamente in controtendenza rispetto sia al mercato dello spettacolo dal vivo in Italia sia al periodo pandemico che abbiamo trascorso. Parte dal presupposto, infatti, che il pubblico condividerà un’intera notte con un centinaio di perfetti sconosciuti. Elementare è sostenuto da un’equipe di nove persone e richiede un certo sforzo organizzativo e logistico per essere portato in scena. Anche per questo il periodo pandemico e post-pandemico, quando le uniche produzioni che potevano replicare erano cose piccole, all’aperto, brevi e ben distanziate, ha reso molto difficile portare in scena questo lavoro per quasi due anni.

Ciononostante, e proprio per questi motivi, pensiamo che Elementare sia un’esperienza preziosa proprio alla luce della fase di estrema solitudine che abbiamo attraversato. La performance infatti lavora su una dimensione di fortissima intimità, un’intimità mai forzata ma che si sviluppa quasi spontaneamente tra i partecipanti con il passare delle ore, e finisce per creare una vera e propria comunità di persone che si riconoscono al sorgere del sole come compagni di una stessa avventura. La potenza di questo accadimento è stata tanto più forte nelle notti che abbiamo potuto realizzare dopo il periodo pandemico, tanta era la necessità dei nostri corpi di essere nuovamente investiti da accadimenti reali e dalla forza della condivisione con altre persone di una stessa presenza, di uno stesso luogo e di un tempo sufficientemente lungo per consentire la nascita di un sentimento realmente collettivo. A tutto questo si aggiunge che, su un piano molto più diretto e immediato, in Elementare il canto è una forma di bellezza che dona piacere, che si prende cura, che regala una carezza a ciascuna persona presente, proprio un attimo prima che scivoli nel sonno.

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