Quarto appuntamento della nuova rubrica a cura di Anna Toscano, a cadenza quindicinale. Dieci domande a poetesse e a poeti per cercare di conoscere i loro primi avvicinamenti alla poesia, per conoscere i loro albori nella poesia, quali siano stati i primi versi e i primi autori che li hanno colpiti, in quale occasione e per quali vie, e quali i primi che hanno scritto. Le altre puntate sono qui.
Qual è la poesia che hai incontrato, e quando, che ti ha fatto pensare, per la prima volta, che fosse qualcosa di fondamentale?
Ci sono stati tre momenti di incontro con poesie che sono diventate mie maestre in altrettanti momenti della mia vita. La prima poesia che ho amato è stata Ara, Mara, Amara di Aldo Palazzeschi, ero molto piccola, in prima elementare, e trovai questa poesia in un libro di Fernanda, la mia leggendaria nonna (madre di mio padre) poeta e medium che non ho mai conosciuto perché morta giovane. L’immagine di queste tre vecchie misteriose che giocano a dadi mi ha sempre colpito e turbato, chi sono queste vecchie? Io le immaginavo come anziane fate. E l’andamento ritmico in bilico tra filastrocca, litania e formula magica mi ha fatto innamorare del suono che può sprigionarsi dalle parole, è come un aroma buono quando spezzi un biscotto, poi non te lo dimentichi più. Da allora ho sempre amato le rime e le ho sempre celebrate anche nel mio lavoro.
La seconda poesia è C’era un bambino che usciva ogni giorno di Walt Whitman me l’aveva copiata il mio amico Sergio in una lettera che mi aveva scritto, ero al liceo, per me è stato uno shock leggerla, e da quel giorno l’ho copiata più e più volte in molti quaderni, penso che sia la poesia più importante per la mia vita, ha dentro tutto quello che mi serve: vitalità, fede, uno sguardo di profonda compassione che comprende il bene e il male dell’esistenza.
La terza poesia l’ho incontrata nei cessi della stazione Termini, ricordo che su un muro, in mezzo a tante frasi oscene, stava scritto forse la giovinezza è solo questo\ perenne amare i sensi e non pentirsi, da quel giorno mi sarei portata dentro questi indimenticabili versi sapienziali scoprendo solo tempo dopo che erano di Sandro Penna.
Qual è il primo autore o autrice che ti è rimasto/a in mente come poeta?
Aldo Palazzeschi proprio da piccola, e poi Guido Gozzano, un poeta molto importante per me, un poeta della mia città, Torino, un poeta che parla la mia lingua in senso molto ampio, per i tic, i riferimenti concreti, un certo tipo di ironia e la tendenza un po’ dandy e un po’ disperata a rifugiarsi dentro al sogno, quest’ultimo aspetto della sua poesia è un po’ un mio lato ombra non immediatamente percepibile, ci ho messo molto anche io stessa ad accettarlo.
C’è stata una persona o un evento nella tua infanzia, o giovinezza, che ti ha avvicinato alla poesia? Chi era? Come è accaduto?
Per me è stata “l’invenzione” di mia nonna Fernanda, una donna che non ho mai conosciuto se non tramite i racconti orali di mio padre e di altri parenti. Lei era poeta e parlava con gli spiriti dei morti tramite la pratica della scrittura automatica di cui conserviamo ancora i quaderni. Da bambina pensavo di essere la sua reincarnazione e scrivevo poesie anche per comunicare con lei. Ma poi da grande ho fatto una seduta di costellazioni famigliari e ho fatto una scoperta sorprendente che non svelo qui perché su questo argomento sto scrivendo un racconto in versi.
Quali sono i primi libri di poesia che hai cercato in una biblioteca o in una libreria?
Io non ho mai cercato i libri, ma mi sono sempre fatta trovare da loro! Un libro che ricordo con molta intensità è un’antologia della poesia italiana che mio padre aveva vinto come premio a un torneo di bocce, la conservo ancora oggi piena di ditate di caffè, te, latte e Nesquik perché mi è sempre piaciuto leggere qualche poesia mentre faccio colazione o merenda.
Il primo verso, o la prima poesia, che hai scritto e che hai riconosciuto come tale: quando è stato e in quale circostanza?
Era l’estate tra la prima e la seconda elementare, io ero al mare con i miei nonni e i miei genitori mi avevano “abbandonata” per farsi un viaggetto in Austria, ricordo che ero molto malinconica. Al loro ritorno ho ricevuto in dono un quaderno che sulla copertina aveva un puffo con la cetra e allora mi è venuto in mente di scrivere una poesia. Si intitolava La betulla, e parlava di questa giovane betulla la cui corteccia diventava ogni giorno più spessa.
Quando poi i versi sono arrivati copiosi, quali sono stati i tuoi pensieri?
Io ero felice, al settimo cielo, a diciannove anni ho vinto un piccolo premio di poesia e in giuria c’erano Nanni Balestrini e Rossana Campo, mi ricordo che camminavo a tre metri da terra, poi li ho conosciuti alla premiazione e da quel giorno ho scritto una poesia alla settimana mettendola in una busta e mandandogliela, così è nato il mio primo libro Bimba Urbana, ero felicissima.
Quando hai avuto tra le mani le tue prime poesie pubblicate, cosa è accaduto?
Ho provato un grande terrore e mi è venuta la febbre! Ero a Modena al Premio Delfini, e i finalisti ricevevano come premio il libro corredato dalle tavole di un artista. Ricordo quando mi hanno dato le mie copie e la paura quando ho letto la mia poesia sul palco, letta malissimo perché quando ero giovane non ero per nulla vanitosa e odiavo leggere in pubblico, mi mangiavo le parole, mentre ora mi piace molto. Poi la notte sono tornata a casa in taxi con un poeta e sua moglie e gli raccontavo che Torino era una città legata allo spiritismo, il tassista quando siamo rimasti soli perché gli altri scendevano prima si è messo a farmi strani discorsi sul satanismo nella bassa padana, sembrava un film di Pupi Avati! E io mi sono terrorizzata, poi arrivata in albergo mi è venuta la febbre alta.
La poesia per te è più di una fede o quasi una fede?
La poesia per me non è una fede, è una cosa molto terrena, concreta e ha a che fare con l’amore, finché sarò capace di innamorarmi e provare emozioni potrò continuare a scrivere poesie.
La poesia inizia?
La poesia inizia con un urlo.
La poesia finisce?
E finisce con una preghiera.
Anna Toscano vive a Venezia, insegna presso l’Università Ca’ Foscari e collabora con altre università. Un’ampia parte del suo lavoro è dedicato allo studio di autrici donne, da cui nascono articoli, libri, incontri, spettacoli, corsi, conferenze, curatele, tra cui Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza e Con amore e con amicizia, Lisetta Carmi, Electa 2023 e le antologie Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne vol. I e vol. II. Molto l’impegno per la sua città, sia partecipando a trasmissioni radio e tv, sia attraverso la scrittura e la fotografia, ultimi: 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire, con G. Montieri, 2023 e in The Passenger Venezia, 2023. Fa parte del direttivo della Società Italiana delle Letterate e del direttivo scientifico di Balthazar Journal; molte collaborazioni con testate e riviste, tra le altre minima&moralia, Doppiozero, Leggendaria, Artribune, Il Sole24 Ore. La sua sesta e ultima raccolta di poesie è Al buffet con la morte, 2018; liriche, racconti e saggi sono rintracciabili in riviste e antologie. Suoi scatti fotografici sono apparsi in guide, giornali, manifesti, copertine di libri, mostre personali e collettive. Varie le esperienze radiofoniche e teatrali.

Ricordo la prima volta che ti ho vista: in un ristorante di viale Monza, io arrivai con Paola e tu con Anna. Eri molto giovane ma nei tuoi testi già c’era uno stile definito: c’era musica, chiarezza, leggerezza e intensità. E poi gli echi a dare stuttura e memoria alla tua poetica. Infatti sei anche brava a scrivere DI poesia, come dimostra il tuo libro La poesia è un unicorno.
Giorni Felici caro Alessandro!