Vivi
La morte
è la misura del sentimento
per coloro
che abbiamo amato
è una sorta di gravidanza
multipla
che nutriamo nel ventrecon il nostro sangue
con il nostro respiro.
Nella pancia-casa
c’è posto per tutti
anche se sono troppi
non scalciano,
non si schiacciano
gli uni contro gli altri
sono così buoni
come non sono mai stati.
Mio padre è in un angolino
e non apre bocca,
la mamma gli sta addosso come nella vita,
mio fratello malaticcio
è ben protetto
perché è maschio
e hanno fatto posto anche
a mio marito amato.
Se esiste una misura dell’affetto diversa per ognuno quella di Edith Bruck si misura con la mole del ricordo. In lei, nella sua scrittura in prosa e in poesia, il ricordo è immenso, una mole di persone, cose, tempi tutti insieme. Sono le immagini del passato a vivere nel ricordo, sono le immagini del passato che si fa presente che Bruck coltiva, coccola, spolvera, rivive, mette in versi e in prosa; il suo è una sorta di doppio lavoro: scrivere per ricordare e scrivere per non dimenticare. Bruck è uscita viva in parte dai campi di concentramento, in parte perché lì è rimasta una parte della sua famiglia, la sua massacrata adolescenza, la speranza. Ha poi vagato in esilio da se stessa per molte parti del mondo, alla ricerca di un paese, di una lingua, di un luogo dove poter stare bene e in quel luogo rammendare, tessere, ricucire tutte quelle parti di sé già morte con il presente, per poter pensare e imbastire un futuro. In Italia e nella lingua italiana ha iniziato a fare ciò, scrivendo da molteplici punti di osservazioni la sua storia.
I versi che ha scritto sono come quadri di storie, piccoli lenzuoli ad asciugare lacrime, eventi del passato e del presente. Ma in questa narrazione in poesia, in questo procedimento lirico, il tempo si assottiglia fino a varcare la soglia della contemporaneità: la madre, il padre, tutti sono vivi in un posto del presente, la “pancia-casa”, ai quali guardare nell’oggi. Il ricordo si fa verso, ma con esso la riflessione sui tempi passati e presenti, la necessità della testimonianza costante. Talvolta la speranza si affievolisce, ma la determinazione a parlare non cede: “Che cosa dire ai giovani, / della propria madre-sapone, / se alcuni di loro digitano qualcosa / o ascoltano in cuffia? / Quanti giorni e anni / ci sarebbero voluti / in un Tempo non tardivo / per insegnargli il passato, / per il loro futuro, per vaccinarli / con l’antidoto contro l’odio / verso nessun essere umano?”.
Edith Bruck, Tempi, La nave di Teseo, Milano, 2021
Anna Toscano vive a Venezia, insegna presso l’Università Ca’ Foscari e collabora con altre università. Un’ampia parte del suo lavoro è dedicato allo studio di autrici donne, da cui nascono articoli, libri, incontri, spettacoli, corsi, conferenze, curatele, tra cui Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza e Con amore e con amicizia, Lisetta Carmi, Electa 2023 e le antologie Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne vol. I e vol. II. Molto l’impegno per la sua città, sia partecipando a trasmissioni radio e tv, sia attraverso la scrittura e la fotografia, ultimi: 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire, con G. Montieri, 2023 e in The Passenger Venezia, 2023. Fa parte del direttivo della Società Italiana delle Letterate e del direttivo scientifico di Balthazar Journal; molte collaborazioni con testate e riviste, tra le altre minima&moralia, Doppiozero, Leggendaria, Artribune, Il Sole24 Ore. La sua sesta e ultima raccolta di poesie è Al buffet con la morte, 2018; liriche, racconti e saggi sono rintracciabili in riviste e antologie. Suoi scatti fotografici sono apparsi in guide, giornali, manifesti, copertine di libri, mostre personali e collettive. Varie le esperienze radiofoniche e teatrali.
