di Gerardo Novi
C’è una ragazza. Si chiama Polly. Non è il suo nome, ma le piacerebbe che lo fosse. In realtà ha un nome generico qualunque che non ci interessa.
Polly è cosa vorrebbe essere.
Polly lavora in un negozio d’abbigliamento vicino all’uscita della metrò di Municipio, sta dietro la cassa, le serve per pagare l’affitto. Non le piace e non si aspetta un aumento. Sta lì a perdere tempo, controlla che nessun bambino si rubi di nascosto dei calzini e rimanda indietro le casalinghe di mezza età che le chiedono di fare credito. Il suo capo è un pelato scemo. Ha smesso di studiare da molto tempo. Non si aspetta di ricevere un aumento.
Polly ha un quaderno verde nascosto, rime, storielle, sciocchezze dove il padre non la chiama e non le dice mai “ti voglio bene”. Lo nasconde sotto il cuscino, non lo mostra a nessuno.
Polly è cresciuta sentendosi debole. È diventata sfacciata per far credere di non avere paura di niente.
Polly sa come ridere. Sguaiata, sigaretta alla mano, perde l’equilibrio e si aggrappa alla spalla di chi le sta accanto. Quelli che l’hanno lasciata le confessano, spesso nell’ultimo confronto, che da quella risata è cominciato il loro desiderio, il gioco.
Polly dorme poco la notte. Le coinquiline fanno l’amore e lei prende il caffè e rimane sveglia un altro paio d’ore. La cucina la contiene, apre la finestra su Napoli e crede di accogliere a sé tutte le strade, i suoni, le storie, i palazzi. Nessuno è altezza di vedere quello che lei sente.
Polly scrive quando sente che ha qualcosa da dire. O quando sente che sta per impazzire. O quando la rabbia la costringe a comprare altre cartine.
Polly mette lo smalto rosso e accarezza il suo sesso. Crede che essere cosciente di sé stessa basti per dare a tutto un senso. Vuole che qualcuno, il mondo, si fermi per quello che lei ha da dire. Vuole, con le cose, arrivare fino all’osso, capire.
Polly scrive queste cose nel quaderno verde quando si ferma da sola in un bar dopo il lavoro, per non tornare subito a casa.
Polly si guarda attorno, cerca qualcuno con cui parlare, che sappia ascoltare, che sappia ridere come lei. Lo trova nelle fantasie dove il medico legale diventa l’unico che la riesce a capire.
Polly conosce Paolo a un evento.
Paolo è uno scrittore, ex bambino prodigio, sposato, con due figlie e platealmente infelice. La sua barba bianca si attacca alla dolce pelle di lei, ancora sufficientemente giovane.
Le sussurra cose, giocano, bevono birra, a Polly sembra di vedere un sole.
-Mia moglie e io siamo d’accordo-, le dice con fare di chi elabora la cosa più intelligente.
Rimangono a parlare in mezzo ad altre facce che scorrono loro intorno. Scrivono poesie sui tovaglioli, si raccontano aneddoti, storie, posti visti, vite non vissute che ora ti appartengono, entrano dentro le viscere quando le senti raccontare, le vivi in diretta, t’innamori (forse? Esiste ancora una parola con un potere del genere?) si apre una speranza nell’apatia che ti sei costruita nella tua esistenza disastrata che non sai ricostruire daccapo se non consumando, bruciando ciò che ti viene servito e vedendo che non è abbastanza per renderti felice, perché la felicità non basta se non sai come vivere, però chi se ne frega, stasera voglio sentirmi pulsare, voglio scopare, voglio essere finalmente penetrata da qualcosa che ritengo alla mia stessa altezza di stella.
Paolo è navigato ed è un buon oratore, sa come mettersi sulla giusta sequenza per ottenere quel qualcosa che vuole, che gli restituisca l’illusione di sentirsi giovane, riesce a farla ridere, e quell’ebbrezza di bacio rubato, che tutti da fuori direbbero essere uno sbaglio, è proprio quello che gli fa venire duro il cazzo. Se ne vanno tenendosi per mano fino alla sua stanza da albergo economica da scrittore certificato. L’amplesso sotto le coperte dura giusto qualche movimento del fianco.
Polly si sveglia con quell’uomo accanto. Sente di non aver commesso alcun peccato, solo la felicità dell’atto, seppur breve, un lampo. Sente di voler fare un passo che segni la differenza tra adesso e tutto ciò che c’è stato.
Questo sentimento dura qualche vita, qualche giorno.
Polly sente che ora è abbastanza forte per essere debole.
Polly regala a Paolo il quaderno verde prima che salga sul treno. Gli concede potere su tutto quello che lei è e su quello che viene detto.
Polly chiama Paolo molte volte. Gli vorrebbe dire: “Hai letto il contenuto del mio cuore?”. Solo rumore, parole confuse, delle pantofole, qualcuno abbassa il ricevitore. Paolo, dall’altro lato, sempre annoiato, si spara magia bianca nel braccio.
Polly pensa che tanto poi ritorna il sole.
Polly va a bere per non sentire questo nuovo dolore.
Polly dice alle poche amiche che questo è amore.
Minima&moralia è una rivista online nata nel 2009. Nel nostro spazio indipendente coesistono letteratura, teatro, arti, politica, interventi su esteri e ambiente
