di Aldo Busi

Rivelare la propria omosessualità in Italia non può più rientrare in una strategia a tempo, dopo la mia guerra vecchia di mezzo secolo contro gli assolutismi religioso-assolutistici che sancirono la contro-natura di ogni atto relazione sessuale non a fini familistico-procreazionisti. Per me questo Ferro ha aspettato troppi anni per godere della mia stima, diciamo che si è svegliato con ogni comodo, dopo troppi soldi fatti a discapito della troppa ruggine accumulata in testa, sua e delle sue fans. Inoltre non significa niente da un punto di vista civile e politico ammettere la propria omosessualità se al contempo non si diventa pubblicamente acerrimi nemici di chi e quanti hanno voluto renderti la vita impossibile per un simile nonnulla. O questa ugola rantolante pietà e comprensione ora fa un album anticlericale e antifascista via l’altro, o tanto valeva che restasse un ipocrita culetto biancogiglio in attesa di ritornare obeso. Sarebbe ora che gli italiani e le italiane ascoltassero meno refrain su finti amori infelici/felici e si leggessero almeno Seminario sulla gioventù. Possibile che in questo paese a parte me nessuno faccia mai la sua parte senza aspettare di farla una volta morto, cioè di solito già da vivo?

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4 commenti

  1. delle due l’una: o qualcuno lo ricattava, o siamo semplicemente di fronte a un tentativo di riprendere quota in un momento di down.
    non è un puro di spirito.
    “tanto valeva che restasse un ipocrita culetto biancogiglio in attesa di ritornare obeso.” busi, ti adoro.

  2. “Per me questo Ferro ha aspettato troppi anni per godere della mia stima, diciamo che si è svegliato con ogni comodo, dopo troppi soldi fatti a discapito della troppa ruggine accumulata in testa, sua e delle sue fans. ” Per me ha aspettato anche l’uscita della sua autobiografia rendendo tutto ancora più squallido..

  3. L’outing di Tiziano Ferro, praticamente contemporaneo al lancio della sua autobiografia, è davvero troppo sospetto per non farmi pensare ad una squallida manovra commerciale. E sì, sarebbe fantastico se gli italiani cantassero un po’di meno e leggessero un po’ di più (in alcuni casi, persino la lettura di un Topolino costituirebbe un notevole investimento culturale). Tuttavia non riesco davvero a comprendere l’acredine con cui Aldo Busi si scaglia contro questo “culetto biancogiglio”: troppo grande il primo e troppo insignificante il secondo sul piano artistico-culturale per dedicarvi tutte queste energie. E mi dispiace, non riesco a condividere l’idea di dover diventare, “pubblicamente acerrimi nemici di quanti hanno voluto renderti la vita impossibile per un simile nonnulla”. Se è più che condivisibile, anzi auspicabile, l’esigenza di trasformare la propria esistenza in un perenne stato di guerra contro l’ignoranza e il pregiudizio e magari fare di questa guerra anche l’unica ragione di vita, allo stesso tempo non va dimenticato che al di là di quell’ignoranza e di quel pregiudizio c’è comunque un uomo, e se finiamo col fare del suo odio il nostro, anche se per ragioni opposte, la nostra guerra è persa in partenza.

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