Pubblichiamo una conversazione dal catalogo dell’ultima edizione del festival BilBOlbul: Prendere posizione. Il corpo sulla pagina. Ringraziamo Hamelin Associazione Culturale per la concessione. In occasione dell’uscita del libro Ted. Un tipo strano (Canicola edizioni) Aniss El Hamouri ha incontrato l’autrice Émilie Gleason per parlare di corpi, disegni e umorismo sovversivo.
La prima volta che ho incontrato Émilie Gleason, abbiamo parlato di Tex Avery. In poco tempo ci siamo ritrovati a fare una serie di dubbie imitazioni dei cartoni animati dei nostri ricordi d’infanzia.
L’immagine di Émilie con le sue gambe lunghe, vestita con colori sparati, che scimmiottava una camminata da scheletro cartonesco ancora oggi nella mia testa si sovrappone ai suoi disegni e alle sue battute. Mi farò tentare da un facile cliché: Émilie assomiglia ai suoi fumetti.
Ma chi è Émilie Gleason? Un’autrice di fumetti di origine messicano-belga che vive in Francia. Nel 2016 finisce gli studi alla Haute École des Arts du Rhin di Strasburgo, si rivela al grande pubblico con il libro Ted, drôle de Coco uscito nel 2018 per Atrabile, nel 2019 riceve per lo stesso libro il Prix Révélation al Festival International de la Bande Dessinée di Angoulême. La sua bibliografia conta già diverse opere. Fra queste il ben noto Comment survivre uscito per Éditions Lapin, J’perds pas la boule scritto a quattro mani con Vikash Dhorasoo pubblicato l’autunno scorso da Revival e anche la fanzine del 2014 Micket Boule.
Spiegare a cosa somiglia il lavoro di Émilie non è un compito facile. La mia prima impressione è quella di un gran carnevale, sullo sfondo di colori flash, personaggi che si agitano in tutte le direzioni con un ritmo sfrenato. Il disegno ha un forte impatto, è libero da molti dei codici della rappresentazione classica a vantaggio della spontaneità e di una energia debordante. E soprattutto, i fumetti di Émilie sono esilaranti.
émilie gleason: Fin da quando avevo otto anni, ho iniziato a immaginarmi la vita che avrei potuto avere, nel futuro. Ad esempio, vivevo in Gelbique1 con il mio amico Jean Roger di cui ero segretamente innamorata… Ah sì, ero anche un mitologico centauro…
Passavo le mie serate a disegnare vicino ai miei genitori davanti alla televisione. Di fatto facevo già fumetti, senza pormi troppo la questione. Più tardi, durante la mia formazione artistica, ho smesso di lavorare su cose narrative. Solo al terzo anno mi sono data di nuovo al fumetto con Micket Boule su suggerimento di un amico. Per puro caso questo ha suscitato l’interesse di un piccolo editore anglosassone, 2dcloud, che mi ha commissionato quarantotto tavole e lo ha pubblicato con il titolo di Salz and Pfeffer.
Un dato innegabile del lavoro dell’autrice è che sposa perfettamente il media del fumetto. Attraverso un onnipresente gioco di linguaggio riesce a trasmettere un ambiente sonoro molto peculiare. Le parole sono distorte come se fossero pronunciate di traverso, il lettering è mormorato, cantato, gridato. Qui niente “bau bau”, i cani fanno “agabawerf ”.
eg: Il giorno in cui ho scoperto che le onomatopee non erano universali, che si trattava di una descrizione arbitraria del suono, mi sono detta che tanto valeva inventarsi i propri suoni. BIM PAF POUF sono troppo tristi. Il suono è uno dei principali media d’espressione. Non grido come sulle montagne russe ma faccio dello scat (ride). Penso che questo modo di usare i rumori come base di un linguaggio arrivi in parte dalla cultura anglo-sassone e Yiddish. Sento veramente il bisogno di riappropriarmene, anche nel fumetto.
La cosa più importante per lei sembra essere comunicare, condividere, senza alcuna concessione, una visione molto singolare di ciò che la circonda e un desiderio di far ridere (anche far ridere se stessa). Questo scambio passa moltissimo attraverso il suo stile di disegno, che esplora molto i corpi. I personaggi sono grandi, piccoli, magri, rattrappiti. Si gonfiano, si ripiegano su se stessi. Sudano, scoreggiano, sputazzano, si torcono dal ridere. Non è un caso che stia lavorando in questo momento a un numero di BD Cul, la famosa serie di fumetti pornografici dell’editore francese Les Requins Marteaux. Si sente che i suoi corpi sono vere entità in movimento, in mutazione. Cose viventi che nascondono un sistema complicato e con cui si può, di certo, giocare.
eg: Non rispetto propriamente l’anatomia (risate). Finché si capisce che un piede è un piede per me va bene. La regola d’oro è che, in un modo o in un altro, deve farmi ridere. Quindi, se ci sono forme e cose divertenti che posso far fare a un corpo, le sperimento. Quando disegno, sono impaziente, non riesco a passare troppo tempo su una vignetta o una tavola. Se mi applicassi di più, probabilmente perderei di spontaneità che, penso, sia uno dei miei punti di forza. Quindi questo essere impaziente mi fa gioco.
Sono però molto affascinata dalla gente che sta ore sul suo lavoro. Ma per quanto riguarda me, mi piacerebbe poter disegnare fumetti alla stesa velocità con cui li leggo.
È veramente affascinante vedere come le opere di Émilie Gleason abbiano sviluppato progressivamente uno stile all’apparenza semplice, che poi rivela una sofisticazione e un grado di raffinatezza rari. Questo stile è nato da un disegno fatto in emergenza. Pur mantenendo la sua energia iniziale, l’autrice è riuscita a inventare una sua forma di grammatica, in tavole ricche, dense, potenti e terribilmente evocative. In particolare nel loro modo di distorcere la realtà o di strutturarla nello spazio della pagina.
Questa forza si dispiega nel suo libro Ted, drôle de coco in cui seguiamo un personaggio con la sindrome di Asperger, e il suo modo di interagire con il mondo e le incomprensioni con cui si confronta. Un soggetto intimo perché ispirato (liberamente) alla vita di suo fratello, anche lui affetto dalla stessa sindrome. Il libro non propone una lettura analitica del problema, ma immersiva. Il disegno diventa quindi vettore della percezione interiore del personaggio principale, Ted. I colori appaiono e i segni si trasformano incessantemente, a volte senza pietà, a causa delle aggressioni del mondo esterno. Ancora una volta queste esplorazioni formali sono rese possibili solamente dal linguaggio del fumetto.
eg: L’obiettivo di questo progetto era affrontare un tema profondo e serio, ma sempre con humour (per me è essenziale). Volevo parlare di molte cose e aneddoti piuttosto duri e dovevo trovare un modo per rigirare la situazione e riuscire a far ridere con questa. Il fumetto ha questo di speciale: ho l’impressione di poter gradualmente abituare il mio lettore a un modo di mostrare le cose. Alla fine del libro posso permettermi metamorfosi visuali o scorciatoie più radicali. Penso che il sentimento di empatia, di cui le persone mi parlano quando leggono Ted, derivi dal fatto che all’origine della scrittura ci sia il mio desiderio di parlare di elementi reali, alcuni vissuti dalla mia famiglia. Ho voluto capire come li vedeva mio fratello, prima di tutto. Solo dopo ci ho applicato sopra uno strato di humour. Spontaneamente; è così che riesco a parlare meglio delle cose. Sono veramente contenta che mi abbiano notata per questo libro che è così importante per me.
L’umorismo è effettivamente uno strumento sovversivo nelle mani di Émilie Gleason. Non è raro che riesca a infonderlo a situazioni che potrebbero essere inquietanti e tristi. Ted, drôle de coco ne è un esempio flagrante. Ma non è la prima volta che nella sua produzione tratteggia, con le sue battute ridicole e i suoi personaggi pittoreschi, un ritratto completo del mondo che la circonda. Comment survivre, progetto semi-autobiografico nato su internet, è una lista di tutorial completamente folli. I codici del blog di fumetto (cari a Zerocalcare) sono sovvertiti per restituire un’immagine senza filtro dell’autrice e del suo ambiente. È irriverente, invadente, inventivo e divertente.
eg: Avevo iniziato questo blog come reazione ad alcune produzioni su Internet che trovavo molto affettate. Secondo me non avevano nulla a che fare con la realtà. Ho deciso quindi di dare dei consigli sulla vita di tutti i giorni, in maniera super stupida. Una forma di parodia. E poi fin dalle prime uscite, mi sono resa conto che quello che stavo raccontando era direttamente ispirato a ciò che vivevo.
Si possono trovare, ad esempio, soluzioni per lottare contro le aggressioni sessiste. Il life hack proposto da Émilie? Cambiare la propria camminata per sembrare una folle che parla da sola, imitare la scimmia, portare una gonna di carta vetrata per evitare quelli che ti si strusciamo addosso nelle serate ecc…
eg: Non ho provato proprio tutto, ma alcune cose si, al cento percento (risate)! Ho camminato a lungo per Strasburgo zoppicando, facendo degli strani suoni. E mi hanno lasciata in pace. Spesso le idee venivano anche da discussioni con amiche e amici. Disegnavo veramente queste storie dal nulla e in un’ora avevo finito la tavola che poi coloravo sommariamente. Me ne fregavo del fatto che fosse carina. Andavo diretta senza rifletterci troppo. A volte vorrei tanto ritrovare quell’energia.
Le tematiche trattate tradiscono una volontà di dar conto di una certa verità. L’apparente semplicità dello stile crea un contrasto che permette a Émilie Gleason di giocare con il suo tema senza mai edulcorarlo. Questo spirito è quello con cui lavora, sempre di più, come disegnatrice per la stampa per “Libération”, “Médor”, “XXI” o “Vice”. Assieme al giornalista Arthur Popineau, lavora a un libro-inchiesta sull’industria e la lobby dello zucchero nella nostra società capitalistica. In uscita per Casterman, è un progetto complesso e molto denso che coinvolge molto l’autrice e che, secondo lei, offrirà un quadro della situazione abbastanza allarmante.
eg: Penso che questo progetto farà scalpore. Sono impaziente di vedere come verrà recepito perché denuncia parecchie cose; ci sono veramente degli scoop. È un lavoro che dà il capogiro, un vero lavoro da giornalista, che io proprio non so fare (risata)! Fortunatamente c’è Arthur. Non è un progetto facile, ma grazie a lui posso concentrarmi di più sul lato fumetto con battute e disegni, mentre lui ha in mano le chiavi del contenuto. Per tornare a quanto dicevamo prima sul corpo, questo libro mi ha fatto capire a che punto noi lo maltrattiamo. È triste, ma mi dà un sacco di spunti da disegnare.
Quando chiedo a Émilie se ha mai pensato di lavorare ad un progetto non umoristico, la risposta arriva senza esitazioni.
eg: No. Non ho neanche la più pallida idea di che forma potrebbe avere. Penso, semplicemente, che non lo potrei mai fare (risata). Può sembrare un atteggiamento un po’ regressivo, ma in fondo le cose da adulti mi annoiano un po’. Ho l’impressione che il fumetto sia un mondo in cui sono stata accettata proprio perché ho saputo conservare il desiderio infantile di giocare e meravigliarmi. Quando ho deciso di affrontarlo, il soggetto di Ted, drôle de coco era la cosa meno divertente della mia vita. Essere riuscita a trasformarlo in qualcosa che possa far ridere è stata una catarsi incredibile.
Alla fine lo humour è questo! Potente, no?
Niente da aggiungere.
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Émilie Gleason, autrice belga-messicana al suo esordio in Italia, sarà tra lз protanistз delle mostre di BilBOlbul, di cui verranno presto annunciate le date. Aniss El Hamouri, passaporto belga e marocchino, ha pubblicato in Italia il graphic novel Come un brivido (001 Edizioni).
BilBOlbul 2020– Festival internazionale di fumetto è organizzato dall’Associazione culturale Hamelin e si è svolto interamente on-line dal 27 al 29 novembre. Tutti gli incontri sono disponibili sul sito e sul canale Youtube della manifestazione. Il tema di questa edizione, attuale fino al paradosso, è il “corpo”, il suo racconto e la sua rappresentazione.
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