di Marco Mantello
Le Selkie sono creature mitologiche che possono trasformarsi da foche a donne nelle notti di luna piena. Ci sono varie leggende sulle Selkie, alcune narrano che gli umani non si accorgono di vivere con una selkie e si risvegliano la mattina scoprendo che la loro partner è sparita, altre leggende narrano che rubando il manto di una selkie si può trattenerla dal tornare in mare.
(Wikipedia)
Famiglie e figlie di preti gay
marciavano insieme al family day
col loro carico di fair play cattivo
per un paese che parla inglese
a difesa di tradizioni e chiese
Famiglie e figlie al family day
baciavano in bocca mezza Cei
per resuscitare un Cristo redivivo
dopo il corso di lingua estivo
***
A natale avevamo visto al cinema
“Il canto del mare“
Tua madre si era commossa
e io mi ero sentito male
C´era la storia del gigante triste
e della foca scappata in mare
Una strega con la faccia di tua nonna
pietrificava tutto e tutti
per impedire al gigante di soffrire
C´era la fuga della donna foca
da sette anni di ménage familiare
si era ripresa la pelle indietro
e qualche pillola ormonale
per tornare a vivere e amare
lo scarto di qualcun`altra.
Ma alla fine finiva tutto bene
La guarigione dell´ex marito
venne cucita sulla sua pelle
e lo rese passivo, obbediente
come l´immagine che doveva essere
per garantire al mito di esistere
e a quegli sguardi da fototessere
la loro fede in tipologie umane
la loro gioia di sottomettere.
Anche tua nonna era diventata buona
e il gigante spietrificato
La foca aveva avuto un figlio
dopo quel pallido: “Puoi restare
non mi devi seguire in mare“
che disse a te dagli scogli
consegnandoti a me, padre
con la maiuscola e il prefisso Ur
e a un fratellino che sembravo io da piccolo
quando avevo paura che qualcuno
mi portasse via tutto.
***
Dopo l´ultimo Ryan Air notturno
mentre i diavoli dal monte della croce
abbandonavano la crosta terrestre
e i tutti cristi braccavano l´avversario
implorandolo di riportare in terra
solo il male sufficiente e necessario
a umanizzare il diritto di guerra
Ero in casa, in camera mia
e ascoltavo le grida di qualcun altro
fissando un nuvolo di veli e teste
che spuntavano piano dalle finestre
alla ricerca di una bocca aperta.
Ma quella notte non c´era nessuno in strada
solo le grida di provenienza incerta
***
nessuna pelle da recuperare
nessun bambino sull´arenile
nessun padre ringiovanito
nessuna vittima da sacrificare al mito
e neppure le foche in mare
c´era quello che sei adesso
O! intangibile vello argentato
dell´amore rato e ben consumato!
O! Riscoperta feroce del sesso!
Anche la sua guarigione,
e il modello di cellulare,
e il fatto che dopo sei
o sette anni, lontana dal mare,
aveva tre lavori, due gruppi
di ascolto, la settimana in Puglia
e una fede nel laico natale
stampata in nero sulle sopracciglia
Adesso non c´erano differenze
fra il seminato e il raccolto
fra un padre vivo e un bambino morto
e finalmente la donna foca
aveva addosso la vecchia pelle
Ma il tessuto era cattivo
e la taglia due misure in più
anche il costo era aumentato
e il beneficio diminuito
l´ex marito una violenza astratta
che vedeva in lei il peccato
di aver cucito due corpi insieme
scambiandoli per il suo passato.
O! Intangibile velo argentato
che nascesti da identico seme!
O! Intangibile fede nella cataratta!
Ma allora la donna foca
ritagliò mezzo metro di cielo
e si fece portare un ago
da una vecchia della sua tribù
che un tempo si era cucita gli occhi
per non vedersi mai più rifatta.
Poi scucì il bambino dall´uomo
e il vecchio padre che aveva odiato
e chiuse le pelli in un cassetto vuoto
aprì il cassetto dopo mille anni
uccise i ragni e baciò le foto.
Finalmente ciò che era stato unito
fu slegato -E così ebbe fine il mito.
O! Generoso uomo spellato
che salvasti foca e tribù
dalla fede nell´Io sono Io e Tu sei Tu!
O! Intangibile fede nel Separato
e in tutto quello che non esiste più!
***
Li avevo visti sei mesi prima
avevo visto la loro scena
come una sorta di ultima cena
mentre i pallidi sul monte della croce
componevano l´eins eins null
e sirene di ambulanza e polizia
tamponavano le misteriose grida.
La figlia aveva quattordici anni
e il padre un labbro spaccato
dall´uomo che lo aveva sostituito
assieme all´auto e al tempo.
Strillava: Hure! Hai violato i patti!
con una pelle piena di buchi rossi
La sua testa sembrava un fiore
mangiucchiato dall´alopecia
mentre i passanti portavano i fazzoletti
e la foca ritornata gnocca
allestiva uno stand di solidarietà alla Grecia
Sei mesi prima di quel mattino
che al posto dell´oro in bocca
aveva del sangue scolorato in vino
***
Poi dopo il moralismo
venne l´anima dell´ultimo scatolone
e il bambino in attesa del Weihnachstmann
posò i fiori sul mio Tolstoj -guerra e pace,
e due stelle di carta con la parola noi
che brillavano nel microcosmo casa
Non obbedire a ordini
e non credere mai al destino
perché lo impone una provvidenza stupida.
Ama tutto quello che scrivi
anche il verso più cretino
perché è a minuscole come la storia
di quella sera fredda e umida
che venne a dirmi che era incinta
del suo nuovo leone marino
I cavalli illuminati nel carosello
le carote i cetrioli gli anacoluti
che tagliavano loro il coltello
e quella schiera di Gesù Cristi femmina
umanizzavano pace e guerra
E io che ero il padre in casa
e indossavo la mia pelle doppia
palleggiando con il mio Mikasa
lungo le repliche di tele sette gold
davano un porno da favola
Il vecchio albero di rami e fogli
portava dritti al nuovo anno
alla fine dei soldi e di una lavatrice
Ma c´erano sale e pane in tavola
e mia figlia sembrava felice
Minima&moralia è una rivista online nata nel 2009. Nel nostro spazio indipendente coesistono letteratura, teatro, arti, politica, interventi su esteri e ambiente

bella lì
una traccia qui https://www.lestroverso.it/temendotremando-1/
(qualcun altra: manca l’apostrofo)
Grazie all’insegnante di storia e filosofia dell università di milano che esordisce con “bella li” come avesse 15 anni per precisare che manca un apostrofo, senza nessun apporto o commento al pezzo e per spammare il suo sito. complimentoni (in questo commento mancano apostrofi)
Questa è surreale… castelli di sabbia nel deserto a te allora, saluti agli apostrofi
tutto apposto?
bella lì: in sintonia col testo rappato/martellato
(fosse stato un testo resistenziale: bella ciao…)
col link semplicemente ho voluto sostanziare l’esergo wikipedico sulle selkie con un testo inedito in italiano (da me tradotto appunto in quanto fonte di kierkegaard)
avendo notato un refuso (qualcun altra), l’ho segnalato: i refusi scocciano infatti soprattutto nelle poesie. ho raggiunto il risultato: l’autore ha modificato infatti in: qualcun altro (che poi mi ringrazi o s’impermalosisca, è secondario rispetto all’opera – o lo strutturalismo è passato invano?)
ergo richiedo: tutto apposto? (apposto: così i rapper, a milano almeno)
Caro db, non avevo colto che anche nel secondo commento fossi tu, pensavo a un commentatore anonimo e il senso del commento mi sembrava appunto surreale, figurati, certo che sì, è che ogni tanto nei rari commenti che appaiono sui miei pezzi ci sono periodi di anonimi nonsense, e avevo rubricato anche il commento a firma sjw come anonimo e nonsense, a presto e grazie per il link
questa è bella, marco: anche tu hai commesso un errore, non hai usato la brillantina linetti!
anche tu, nel senso di anch’io (ammetto: non la uso).
errore mio: colpito dal commento becero di sjw, non ci ho più visto (effetto toro) e ho pensato che il commento tuo a seguire fosse sull’onda di sjw, sicché per non far torto a nessuno ho risposto a entrambi credendovi sintonici. scusa.
errore tuo: io non sono sjw, mi vergognerei di scrivere stronzate simili (puoi guardare da dov’è partito, ma siccome resterebbe il dubbio che io lo abbia inviato da un altro pc, ho la prova del 9: l’imbecille scrive bella li senza accento sulla i. gli consiglio di guardarsi domenica in o quelli del calcio nelle domeniche uggiose. tra l’altro non ho siti, lui magari sì e si chiama walter: siti junior walter? ahahah
insomma: non è la prima volta che gradisco le tue poesie. non amando imbrodare né imbrodarmi, me la son cavata con un bella lì per il motivo detto nel commento mio di prima.
secondo me ne ricava la tua poesia a metterla in controluce all’agnese e il tritone: così emerge ancor più l’intento (così lo intendo io almeno) di mostrare la degradazione attuale dei miti in riti e infine in siti.
l’unica cosa che mi dispiace è che il bamboccio mi ha fatto perder ptempo.
spiacente di averti fatto perdere “ptempo” professorone, ma divertente la battaglia di refusi in cui entrambi credevato l’altro desse ragione a me – peccato la frecciata elitista sulla tv non si addice molto ai lavoratori dello stato. sicuro di non avere un sito? google crede il contrario .xyz